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Quando Capograssi commentava la conversione di Saulo a Damasco

“La conversione di Paolo, anche a volerlo considerare come un avvenimento puramente esteriore e mondano,  è il più grande avvenimento della storia dopo il processo e la morte di Gesù…

cade fulminato da una improvvisa, splendente… rivelazione, cade e si rialza stupito ancora dalla Luce grande nella quale è stato immerso; si rialza, e ama quello che fu l’odio della sua vita…”

Giuseppe Capograssi (lettera a Giulia Ravaglia del 25 gennaio 1920) coglie la potenza e le potenzialità del grande cambiamento nell’episodio degli Atti degli Apostoli

 

 

Il filosofo Agamben descrive con l’etimologia il cambiamento di Saulo:

«Saûlos è un nome regale, e l’uomo che lo portava superava ogni altro israelita non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua grandezza (1Sam 9,2; nel Corano, Saul è detto per questo Talut, il grande). La sostituzione del sigma col pi significa allora nulla di meno che il passaggio dal regale all’infimo, dalla grandezza alla piccolezza – paulus in latino vuol dire “piccolo, di poco conto” e in 1Cor 15,9 Paolo definisce se stesso “il più piccolo [eláchistos] degli apostoli”. Paolo è dunque il soprannome, il signum messianico (signum vale lo stesso che supernomen) che l’apostolo si dà nel momento in cui assume pienamente la vocazione messianica» (filosofo Giorgio Agamben: Il tempo che resta, Torino 200, p. 17).

 

Il grande antropologo Girard ne ha colto invece  la portata antropologica affiancando a Paolo la conversione di Pietro. Nel link sottostante sono riportati i passi dall’opera che sintetizzano il significato dell’episodio

Nel freddo buio una calda luce, anche per la migliore difesa:

C’è una enorme riduzione dell’ego ma Paolo entra in comunione con la sua anima. Accanto alla sua debolezza si fa presente una luce ed una forza inestinguibile,  a tratti è stata illustrata in un film interpretato da James Faulkner 

Stato: bozza

Applicazioni: in situazioni di grande difficoltà c’è la speranza per il futuro perché il grande persecutore, come Saulo, può diventare colui che annuncia e vive  la verità e l’amore. Non posso indurre gli altri a cambiare ma posso sperare, comunicando e vivendo  il messaggio di Paolo, che il moto dell’anima sia, almeno in una piccola parte, accolto.

 

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