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Il Fuoco di Alcaraz, il Vento su Sinner: misteri sul Centrale, da Parigi a Londra

 

Come in una lunga Pentecoste

Coincidenze

Parigi, 9 giugno 2025. Carlos Alcaraz conquista il suo terzo Roland Garros, il quinto Slam della carriera, al termine di una finale altissima contro Jannik Sinner. Una vittoria che lo proietta nell’Olimpo del tennis, alla stessa età in cui Rafael Nadal conquistava il suo quinto Slam a Wimbledon contro Federer nel 2008: 22 anni, 1 mese e 3 giorni.
Una coincidenza? Forse. Ma per chi guarda con attenzione, ci sono date che bruciano di significato.

In quella domenica di giugno, il fuoco è tornato a bruciare sulla terra rossa. Alcaraz ha mostrato grinta, maturità, una capacità di soffrire quasi spirituale. Ha vinto, ma ha anche subito. E forse è proprio lì, nella resistente dedizione e nella fatica, che si nasconde il senso più profondo di questo sport. E, forse, della vita.

Sinner: il fuoco senza  fumo

E mentre il mondo celebrava il campione spagnolo, Jannik Sinner era lì, a un passo dalla vittoria. Ma fedele, educato e composto nella sconfitta. Numero uno del mondo, ancora oggi. Anche dopo Parigi. Anche dopo Alcaraz.

A ben guardare, il fuoco non ha mai lasciato nemmeno lui. È rimasto nei suoi colpi, nel suo lavoro silenzioso, nei gesti misurati. È rimasto umile e aperto. Ha addirittura fatto un punto in più in quella partita ed é rimasto al vertice delle classifiche. Non ha bisogno di clamore. Il fuoco di Sinner arde senza far fumo.

Pentecoste sul campo

E poi, c’è un altro segno. Per chi crede.
Il 9 giugno 2025 era la Pentecoste.
In questo giorno  giorno in cui si ricorda lo Spirito soffia  e riaccende le persone fuggite(gli apostoli di Gesù) davanti al pericolo ma pronte a ricevere nuova forza (con Maria come si scrive in Atti 2,1-11), e il loro cuore arde di nuovo. Al Roland Garros  lo Spirito ha attraversato anche l’anima autosacrificale di Alcaraz che stava perdendo. Si è rianimato e ha vinto


Ma quel vento, che per Sinner ha portato via i match point, ha soffiato comunque – e forse soprattutto ha ispirato per cui Jannik  ha saputo restare fedele ai suoi doni, anche nella sconfitta.

Perché se è vero che il vento ha soffiato per Alcaraz a Parigi, è altrettanto vero che ha lasciato una promessa in sospeso, un vento sottile è rimasto su Sinner, come gli era già successo.
Sinner, dopo aver sfiorato la gloria nel 2022 agli US Open (con un match point perso proprio contro Alcaraz), è poi diventato n.1 del mondo nel 2024. Il vento ha soffiato sulle braci di una  sconfitta bruciante che è diventata una prospettiva ardente, culminata in vittorie ripetute.

Ora, nel 2025, quel fuoco potrebbe accendersi là dove Nadal e Federer avevano scritto pagine immortali: a Wimbledon.

L’attesa dell’ultima fiamma

Il tennis italiano, le nostre azioni non hanno bisogno di rimpianti. Ha bisogno di visione, attesa, fiducia. Fognini ha mostrato la presenza di un talento, di una brace capace di lasciar sollevare fiammate che hanno fatto tremare Alcaraz al primo turno.
Nei colpi di Sinner, nel suo cuore, il fuoco c’è ancora.

Ha affrontato anche la vicenda difficile sul doping, l’ha assorbita, metabolizzata. Ha sofferto per la sconfitta, ma può trasformarla in una lezione per sé e per ciascuno di noi.
La sorte – o la Provvidenza – gli ha aperto la strada nei quarti di finale. Ora Jannik cercherà di mostrare il suo valore.

Alcaraz è l’avversario più difficile, perché sa amare la sofferenza.
Ma Sinner sa restare fedele. E questo, forse, vale di più.

A Londra, dove il bianco domina nel dress code e nelle bandiere,


non sarà il bianco di Sinner a brillare, ma qualcosa di più profondo.

Il fuoco di Parigi, tra le braci, è ancora acceso.
Il vento soffia ancora .
Lo Spirito – come dice il Vangelo – soffia dove vuole.
E forse, proprio ora, c’è più bisogno che mai della sua rivelazione sul prossimo.

Siamo tutti Sinner

Abbiamo bisogno di imparare, di rianimarci.
Siamo tutti “sinner”, nel senso più letterale e vero del termine: peccatori, fragili, imperfetti.
Abbiamo mancato tante occasioni. Eppure, abbiamo – forse – la possibilità, anche attraverso il cammino sportivo di Jannik, di visualizzare che anche nella sconfitta intelligentemente accettata è attivabile qualcosa di più grande: una lezione con un insegnamento dimenticato 
Che siamo comunque amati. Infiammati. Accesi.

Possa, nei precisi colpi di Jannik e nel suo cuore, accendersi la lezione più luminosa:
il perdono. La speranza nell’orizzonte. L’ultima fiamma visibile di Pentecoste. 

Amati, al vertice del tennis mondiale,  o, grazie anche ad una parabola tennistica, nel nostro piccolo e sconosciuto  angolo  quotidiano.
Qualsiasi cosa accada sul Centrale di Wimbledon il 13 luglio, se lo vogliamo,  non sarà casuale*, possa riempire di significato gli sforzi di Sinner, e anche la nostra fatica. Come successe a Connors nel 1978
Per chi ha cuore aperto alla Grazia, la sconfitta non è mai l’ultima parola. Per questo  si continua a lottare, e  vincere.

ps guarderò solo qualche sprazzo di partita, è quel significato parabolico, che attraversa i secoli, i millenni che mi affascina. E il significato può entrare nel nostro quotidiano, concreto, ri-significandolo, come lo spirito delle leggi

*per alcuni  anche il 13 luglio è anche il  giorno di una memoria speciale: https://www.youtube.com/watch?v=pYgYtlInZiQ&list=WL&index=14. Forse una speciale visione nell’ambito di Fatima(13 luglio 1917).