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Davanti all’assedio: la gloria del  genio e dell’onore

 



Il castello di Arzignano e S.Agata

             

 

Il martire è un sottouomo (dal punto di vista del tipo dominante) e al tempo stesso un superuomo  (dal punto di vista della verità) (C.Schmitt) 

          

 

(agg. 14.03.1922) Ognuno, per i  motivi che sa, è sempre sotto assedio. Forse è il momento di ricordare l’ assedio del 1413 ad Arzignano, il mio paese (in provincia di Vicenza),  da parte degli Ungari di Pippo Spano e la risposta di Arzignano.

Il genio degli arzignanesi  si liberò dell’assedio nel Castello con uno stratagemma astuto: ostentare abbondanza nei confronti degli assedianti. Il cibo abbondante scaraventato dalle mura del castello di Arzignano dove si era rifugiata la popolazione impressionò il nemico, il feroce Pippo Spano.  Il 5 febbraio 1413 il condottiero si ritirò. La vicenda storica è articolata https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Arzignano

 

In tempi in cui non era ancora stata scritta la pretesa legge dell’attrazione per cui mostrare lo stare bene e ricchezza  può suscitare  anche reazioni positive sugli altri, l’ostentazione di una apparente situazione di abbondanza determinò il ritiro degli assedianti e salvò Arzignano. Il piano avrebbe potuto avere esito opposto qualora gli assedianti avessero avuto pazienza e avessero interpretato quel gesto come  il segno di una preda invitante. Cosa può avere spinto gli arzignanesi ad un gesto così azzardato e coraggioso?

La vicenda di Arzignano secondo gli storici si incrocia con una vicenda avvenuta  molti anni prima. Nel 251 una giovane  donna dalla tempra d’acciaio dopo essersi consacrata al suo Signore rifiuta il tentativo di sedurla del proconsole Quinzio che  voleva farle rompere i voti di consacrazione virginale. La donna resiste per il suo onore di donna, subisce lo strappo del seno, la tortura sulla graticola (pare interrotta da un terremoto) e infine muore  in cella  il 5 febbraio 251. Si chiamava Agata.  Un anno dopo si racconta che il suo velo portato e invocato  dalla popolazione siciliana davanti all’Etna ne abbia fermato l’eruzione (il 5 febbraio 252)

Agata nella fedeltà alle proprie promesse   aveva mostrato che si può resistere, ad ogni costo, non mettendo in gioco la pelle degli altri ma  difendendo l’altrui e la propria dignità, agli assedi di ogni tipo. Non ha  colpevolizzato  il prossimo per i  problemi  che questi aveva ma, al momento inevitabile, ha rifiutato il comando politico  contro coscienza  e  ha sfidato e subìto  sulla propria pelle la forza bruta. 

Ad Agata sono ricorsi i castellani di Arzignano davanti a Pippo Spano con il voto solenne di costruire un Chiesa se il castello fosse stato salvato. E hanno avuto la forza di attuare un piano geniale. Il piano è riuscito, il voto degli arzignanesi si è incrociato con i voti non infranti da Agata. Alla fedeltà di Agata ai suoi voti seguirà la fedeltà degli arzignanesi al voto fatto:  la Chiesa in onore di S. Agata sarà poi costruita .

 

Conosceva il valore di Agata  il più grande pittore veneziano Tiepolo e anche per questo le ha dedicato i suoi migliori dipinti. Il coraggio di Agata sarà immortale. In tempi di paura e di assedio generale è giusto restare lucidi, imparare da Agata e, anche così, nella fedeltà alle promesse, darle giustizia. 

 

 

 

Tutte le luci della verità purtroppo nulla possono per arrestare la violenza. Ma tutti gli sforzi della violenza non indeboliscono la verità, anzi la rafforzano (Blaise Pascal)

(foto serale del Castello di  Arzignano di Umberto Rensi)

 

stato: bozza iniziale

Video: qui il Castello di Arzignano è illustrato nella sua storia