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Chi siamo: tra natura e cultura

 

 

La natura umana e il suo sviluppo, anche traumatico: tra derivazioni animali e  infinite differenze

 
Anche se la scimmia di seta si vesta scimmia essa resta
 
 
Sommario: 1 La differenza accantonata. 2 L’ipotesi della nascita storica della differenza 3 Conseguenze: recupero di una presenza
 
La differenza accantonata :
La pretesa equivalenza tra uomo e scimmia può essere il frutto di una edonistica superficialità storica e culturale. Talvolta al servizio della massima universale: godi più che puoi, quasi come una scimmia. C’è anche illusione che rimuovendo i limiti umani si riesca a raggiungere l’esperienza infinita del piacere. I limiti morali e culturali sono stati così smussati o dismessi. Anche la verità del  forte richiamo di Aristotele, “il piacere cessa quando diletta di più”  è stato lentamente espulso con furbizia. Poi Madama Evoluzione  messa dappertutto ha dato l’idea di un appiattimento totale, se tutti vogliono le stesse cose si pensa che sul piano strutturale abbiamo tutti le stesse caratteristiche e in certi casi fa meno problemi seguire il preteso istinto quando invece l’oggetto è una precisa scelta culturale ed il risultato di una serie di mediazioni .
 
L’ipotesi della nascita storica della differenza
Sul piano storico  antropologico è vero che il salto dalla scimmia all’uomo non è ancora stato decifrato, nella ricerca dell’origine dell’uomo spesso si cambia discorso, forse per la paura di scoprire che avremmo potuto non esserci, rilevazione e rivelazione non tanto piacevole, peraltro anche ricca di stupore come scriveva Chesterton: ogni uomo che passa avrebbe potuto non esserci”.  Ma ci  sono interessanti ipotesi: nel libro Delle cose nascoste dalla fondazione del mondo  Renè Girard spiega che  la violenza collettiva concentrata su un unico essere, il sacrificio segnerebbe il momento di passaggio dalla scimmia all’uomo. Come succede anche nel film di Kubrick Odissea nello spazio: l’uccisione di una scimmia preumana dalla collettività placa la violenza collettiva e inizia processi culturali. Quindi l’evoluzione forse c’è con una  derivazione da uomo a scimmia ma c’è anche una abissale, progressiva differenza. Il tema è stato ripreso  e sviluppato di recente in un originale libro  di un discepolo ribelle dell’antropologo francese, Giuseppe Fornari : Filosofia di passione e ultimamente in Mito tragedia e filosofia e Origini dell’occidente.
 
Concretezza di una differenza
Sul piano culturale ricordo il fortunato libro di Piattelli Palmarini La voglia di studiare.
Scriveva che le scimmie potevano contare ma non arrivano a percepire l’infinito. Questo affermava solo su base scientifica. Senza ulteriori commenti… Senza considerare le ulteriori capacità culturali, simboliche…
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“Noi siamo infinito”(dal  film omonimo)
Certo spesso ci sono casi in cui l’appiattimento meccanico umano rende meno percepibili le differenze, talvolta gli animali superano l’uomo sul piano degli affetti, ma c’è sempre, dietro, una dimenticata libertà di scegliere tipo e grado del modello da seguire. Frutto di virtute e conoscenza verso altre e più grandi immagini ispiratrici, come ricorda il  più grande poeta.
Sacrificio, cultura, percezione dell’infinito… Libero arbitrio pur residuale.. forse non sono  così poca cosa  da azzerare le differenze.
 
Conseguenze: recupero di una presenza
Quando Anselmo d’Aosta cercava le prove dell’esistenza di Dio sottolineava la facoltà umana di immaginare Dio.  Nel “Proslogion”“Dio è l’essere di cui non si può pensare il maggiore; il concetto di tale essere è nella nostra mente, ma tale essere deve esistere anche nella realtà, fuori della nostra mente, perché, se esistesse solo nella mente, se ne potrebbe pensare un altro maggiore, uno, cioè, che esistesse non solo nella mente, ma anche nella realtà fuori di essa”. L’affermazione ha i suoi limiti, dalla capacità di pensare sembra trarre l’esistenza di Dio. Già a suo tempo il monaco Gaunilone obiettò che un conto è pensare, un conto è esserci. Anselmo replicò sostenendo la qualità del pensare, del  paragonare umano. Ora l’argomento di Anselmo ha più forza perchè il pensare umano indica nello specifico  l’umano e forse addirittura una mediazione  superiore all’umano: 1 la qualità infinita del pensare l’infinito  ci differenzia e caratterizza come esseri umani. Potrebbe l’infinito pensare essere l’esperienza che condensa uno degli aspetti sintetizzati nella  formula “Dio”?
2 La consapevolezza dell’importanza dell’immaginazione.   Il filosofo Giuseppe Fornari ha ricordato che l’immaginazione in Kant è la facoltà che unisce sensibilità (ricezione sensoriale passiva) e intelletto (, piena della luce di Dantepenetrante organizzazione attiva) e quindi è fondamentale, poi prima addirittura è creativa della percezione unitaria,  sintetica dell’oggetto in forza di una mediazione a priori, forse  iscrivibile nel divino  Una possibilità da ricordare, poi nessuno ha la ricetta in tasca, ma forse consequenzialmente, in questa visione,  anche Dio rafforza, rinnovandola, la sua esistenza e si inserisce nella differenza tra uomo e scimmia*.
C’è una  presenza da rivedere, riconoscere. E illumina il nostro essere umani. Negli ultimi secoli si usa spesso l’immagine della luce: fa  vedere ma  è anche  una visita da attendere. La rilevano e descrivono con grande profondità Dante, Giuseppe Capograssi e Cristina Campo. Come ricorda una certa Tradizione: annunciazione e rivelazione. Poi  questi eventi in genere  solo oggetto dei racconti biblici e di una metafisica astratta possono essere recuperati nel loro splendore se sono transitivamente  sempre  in atto, prossimi ad una incarnazione, seppur in modo discontinuo. I portavoce ufficiali di questa Tradizione poi potranno, come ogni organo istituzionale, anche   tradire perchè i portavoce hanno i difetti di tutti gli umani e di ogni rappresentante, aggravati dalla prossimità di una luce. Facciamo comunque memoria viva, esperienza tirando fuori cose nuove ed antiche (Mt 13, 52). Cerchiamo. La luce si trasmette dalle prime esperienze umane, dalle prove di Anselmo d’Aosta  a Kant, dall’infinito di Leopardi riflesso nella metafisica breve di Giuseppe Capograssi, piena della luce di Dante.
Anche con  Piattelli Palmerini possiamo tornare a riflettere Luce. C’è un Infinito da guadagnare (Pascal):  tornare a riconoscerci prossimi all’infinito, cioè persone in relazione a figure di persone che ci vengono incontro anche in un modo misterioso, invisibile.  Sono riflesse e incarnate, a tratti e momenti in persone che incontriamo anche fisicamente. Amati nonostante tutto, come ha mostrato la Madonna Sistina di Raffello a Daniil Grossman, come una lunga schiera di testimoni come   Chiara Corbella Petrillo   e Chiara Luce Badano
La vita è dentro e accanto, e se dal male ci si deve difendere e c’è anche  la possibilità di  perdonare
(questa  riflessione è stata pubblicata originariamente, con qualche frammento, in via esplorativa, in altri tempi e altri giornali,   sul Foglio elettronico)
 
 
 
“Non possediamo l’intelligenza. Ne riceviamo solamente le visite”( Gomez Davila) 
 
giorni: S. Anselmo 21 aprile
 
stato: bozza, anche per un amico
 
 
* in alcuni ambiti si è espressa l’incompatibilità tra l’idea di un Dio creatore e l’evoluzione. Se la vulgata della teoria dell’evoluzione, peraltro con alcuni buchi neri ancora da riempire, è stata recepita da alcuni (troppi forse, superficialmente)  come negazione di Dio,  per altri invece ha allargato la Creazione non più relegata  ad un antico passato ma continuamente in atto con la collaborazione della persona che può decidere di essere creatura e cercare il contatto spirituale con il suo Creatore che reinnerva la creatura continuamente, poi anche la fisica quantistica dà l’idea di molteplici piani del reale. L’ultimo testimone è Federico Faggin.