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48. Quando Capograssi commentava la conversione di Saulo a Damasco

Vedere veramente. L’etimologia di Agamben, le due versioni di Caravaggio, l’ultimo film. Rilevanza dell’avvenimento

La conversione di Paolo, anche a volerlo considerare come un avvenimento puramente esteriore e mondano,  è il più grande avvenimento della storia dopo il processo e la morte di Gesù…

cade fulminato da una improvvisa, splendente… rivelazione, cade e si rialza stupito ancora dalla Luce grande nella quale è stato immerso; si rialza, e ama quello che fu l’odio della sua vita…” (G. Capograssi)

(aggiornamento 25   gennaio 2026) Giuseppe Capograssi (lettera a Giulia Ravaglia del 25 gennaio 1920) coglie la potenza e le potenzialità del grande cambiamento nell’episodio degli Atti degli Apostoli.

Il filosofo Agamben descrive con l’etimologia il cambiamento di Saulo:

«Saûlos è un nome regale, e l’uomo che lo portava superava ogni altro israelita non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua grandezza (1Sam 9,2; nel Corano, Saul è detto per questo Talut, il grande). La sostituzione del sigma col pi significa allora nulla di meno che il passaggio dal regale all’infimo, dalla grandezza alla piccolezza – paulus in latino vuol dire “piccolo, di poco conto” e in 1Cor 15,9 Paolo definisce se stesso “il più piccolo [eláchistos] degli apostoli”. Paolo è dunque il soprannome, il signum messianico (signum vale lo stesso che supernomen) che l’apostolo si dà nel momento in cui assume pienamente la vocazione messianica» (il filosofo Giorgio Agamben: Il tempo che resta, Torino 200, p. 17). La Luce  ha mostrato a Paolo i limiti di Paolo stesso e la potenza nuova che lo ha attraversato.

Il grande antropologo Girard ne ha colto invece  la portata antropologica affiancando a Paolo la conversione di Pietro. Nel link sottostante sono riportati i passi dall’opera che sintetizzano il significato dell’episodio

77. Nel buio una luce, anche per la migliore difesa

Riduzione dell’ego?

C’è la possibilità di  una  riduzione dell’ego, il proprio centro superficiale capace di violenza nel momento in cui abbassa la guardia verso il male e ci si adegua standard conformistici elevati. Del cavallo  nei racconti non c’è traccia, ha un valore simbolico . Raffigura questo innalzamento il cavallo. Cadere da cavallo è l’immagine simbolica tramandata. Infatti il peccato capitale della superbia era illustrato nel Medioevo scegliendo l’immagine del  cavaliere che viene disarcionato. Si tratta  così  di   un invito all’umiltà cioè ad “abbassarsi per servire” (R. Bardelli).  Ma come si fa a ridurre il proprio ego quando tutto il mondo, tra social e relazioni, sembra fondato solo sullo stesso ego ? Come si fa ad utilizzarlo, a padroneggiarlo per portarlo a realizzare il bene?

Luce: la tradizione cristiana mostra che bisogna fare esperienza di una luce e poi lasciare entrare la luce, quella che visita le nostre zone più divise e devastate.

Educatori e mediatori devono mostrarci l’essenza e l’esperienza possibile, indistruttibile di questa  luce. Lo fa il libro impegnativo ma profondissimo di Giuseppe Fornari del 2025. 

Con riguardo alle letture della liturgia del 25 gennaio 2026 dedicata alla memoria della Conversione di S. Paolo spiegano benissimo alcuni riferimenti decisivi i grandi comunicatori come Robert Barron e Luigi Maria Epicoco: sono i riferimenti ai  territori di Zabulon e Neftali che corrispondono ai nomi di due figli di Giacobbe (corrispondenti a 2 delle dodici tribù di Israele)  toccati dall’invasione assira (che puniva gli ebrei  ribelli con l’accecamento). L’accecamento cristiano di S.Paolo è rovesciato: perchè porta a  vedere veramente,  porta alla luce più buona, quella che abitata da Cristo non divide ma riunisce. Le conversioni ritratte da Caravaggio mostrano in una progressione impressionante  come funziona la venuta di Cristo. Rivela il male nella conversione di Cristo collezione Odescalchi quando Saulo  si mette le mani negli occhi. Ma si affaccia anche il bene impossibile in Cristo che accenna ad abbracciare Saulo l’assassino**…

Nella versione successiva dell’opera anche Paolo apre le braccia: 

 

e nella scena arriva una luminosa pace… 

San Paolo entra in comunione con la sua anima, la propria parte più profonda e vera, quella che può ricevere amore e può entrare in comunione  con gli altri perchè è stata amata da Cristo . Accanto alla sua debolezza si fa presente una luce che diventa   una forza irresistibile ed inestinguibile. A tratti è stata illustrata in un film interpretato da James Faulkner e Jim Cavieziel  

Conversione, una  questione fondamentale di  vita e morte:

Il filosofo Giuseppe Fornari nel suo libro pubblicato solo per l’America, in inglese, spiega l’enorme rilevanza della conversione di S. Paolo. Spiega in termini impressionanti quello che Capograssi, Agamben e Girard non hanno  sottolineato nella  conversione di Paolo: è la prima testimonianza storica su Gesù risorto.   “È noto che san Paolo si attribuisce la conoscenza personale del Risorto nella forma di un incontro avuto a distanza di anni dallo svolgersi degli avvenimenti, e coincidente con la sua conversione”, Non è un privilegio di Paolo ma un esperienza che può ripetersi con ogni persona che diventi consapevole delle sue vittime e del perdono in Cristo . Fornari scrive “sottolineando la continuità rispetto agli incontri di cui parlano i vangeli. Non si tratta dunque di avvenimenti banalmente “portentosi”, ma di una tipologia di esperienza che si offre alla disponibilità di ogni cristiano, alla sua partecipazione personale. Origene parla infatti della resurrezione di Cristo e della resurrezione spirituale che prova ogni fedele”.
Applicazioni: in situazioni di grande difficoltà c’è comunque speranza per il futuro perché il grande persecutore, come Saulo, amato nonostante il peccato, può diventare colui che annuncia e vive  la verità e l’amore, addirittura il più grande comunicatore. Non posso indurre gli altri a cambiare ma posso sperare, comunicando e vivendo  il messaggio di Paolo, che il moto dell’anima sia, almeno in una piccola parte, accolto. E poi, come scrive Fornari,  se decido di vedere è già storicamente in atto la Speranza più grande. Il profeta Isaia aveva sperato in questo evento decisivo  della conversione  e aveva scritto: “nella conversione e nella calma è la vostra salvezza”(Is. 30,15).  Nelle situazioni quotidiane l’invito alla conversione è attualissimo anche in temini meramente antropologici e morali, specie quando “c’è il rifiuto panico di volgersi verso l’unica direzione in cui potremmo trovare un significato”(R.Girard), di vedere le proprie vittime. La calma nel lavoro va poi  declinata non nel senso di lentezza ma di lucidità quando si tratta di capire quello che è urgente e importante e richiede piuttosto  anche una velocità di esecuzione che bisogna apprendere. Per realizzarla vale anche  la seconda parte dell’invito di Isaia: “nell’abbandono confidente è la vostra forza”.

Appare interessante che il profeta non si fa illusioni sulla possibilità immediata di recepire il suo invito: “Ma voi non avete voluto”(Is.30,17) salva la  speranza che prospettano  i versi successivi perchè si deve arrivare al Cristo che ci abbraccia nell’imperfezione*.

Qualche illustrazione alle dinamiche antropologiche presenti nelle  grandi opere di Caravaggio è stata fatta anche ai carcerati, anche grazie all’accesso di una Comunità missionaria di volontari, presso le Carceri di Vicenza.

Giorni: Conversione di S.Paolo ( 25 gennaio)

*”18 Eppure il Signore aspetta per farvi grazia,
per questo sorge per aver pietà di voi,
perché un Dio giusto è il Signore;
beati coloro che sperano in lui!
19 Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta…”

** i rilievi sono sempre di Giuseppe Fornari, specialista di arte e questi temi, spiegati personalmente anche agli avvocati a Vicenza,  a partire dal suo libro su Caravaggio: qui elogiato da esperti: link 

Stato: bozza