La continuità tra le parole di Alfonso Maria Liguori prima come giurista e poi come sacerdote, poi riconosciuto come santo. Attenuare la sofferenza, Mitezza, difesa e ira, anche secondo Ovidio, Giovanni Crisostomo, Scott Adams e Akira the Don

(agg. 4 agosto 2026) Può essere interessante considerare la vita e le azioni di un giurista poi entrato nell’ordine religioso: Alfonso Maria Liguori. Nasce a Napoli il 27 settembre 1696. Muore il 1 agosto 1787. La iniziale brillante carriera forense si interruppe improvvisamente per una delusione provata in un processo giudiziario tormentato di falsità. Un fumetto ne ricostruisce la vicenda.
L’avvocato Liguori prima giurista e poi sacerdote ed educatore, diventa anche scrittore di libri importanti nel suo nuovo campo d’azione; come Le glorie di Maria e Pratica di amar Gesù Cristo. Esaminiamo un brano di quest’ultima opera:
“4. Chi ama Dio patendo fa doppio guadagno per lo paradiso. Dicea S. Vincenzo de’ Paoli che in questa vita il non patire dee riputarsi per una gran disgrazia. E soggiungeva che una congregazione o persona che non patisce, ed a cui tutto il mondo applaudisce, è vicina alla caduta. Perciò S. Francesco d’Assisi in quel giorno che passava senza patire qualche croce per Dio, temeva che Dio si fosse quasi scordato di lui. — Scrive S. Giovanni Grisostomo che quando il Signore dona ad alcuno la grazia di patire*, gli fa maggior grazia che se gli donasse la podestà di risuscitare i morti, perché nel far miracoli l’uomo resta debitore a Dio, ma nel patire Dio si rende debitore all’uomo. E soggiunge a che chi patisce qualche cosa per Dio, se non avesse altro dono che il poter soffrire per Dio che ama, questa sarebbe per lui una gran mercede. Pertanto dicea ch’egli stimava più la grazia di Paolo in esser incatenato per Gesù Cristo che in esser rapito al terzo cielo”
Si può notare la resistente terminologia che attrae Alfonso anche nei santi citati. Resiste quella economica “Chi ama Dio patendo fa doppio guadagno“, questa volta l’economia di riferimento è più ampia, oggetto di una speranza eterna. Resiste anche quella giuridica: “quando il Signore dona ad alcuno la grazia di patire, gli fa maggior grazia che se gli donasse la podestà di risuscitare i morti, perché nel far miracoli l’uomo resta debitore a Dio, ma nel patire* Dio si rende debitore all’uomo”. Cambia l’oggetto della prestazione: prima da avvocato era quella di difendere avendo a riguardo i rapporti economici e personali, poi la difesa ha per oggetto la parte più interna della persona, l’anima. Da notare che cita ancora la Dottrina: in questo caso cita S. Vincenzo, S. Francesco e S. Giovanni Crisostomo. Così Alfonso Liguori riprende nel suo manuale (Pratica di amar Gesù Cristo) le parole controcorrente spirituali e giuridiche sul valore della sofferenza, citando la nuova Dottrina, quella di S.Giovanni Crisostomo.
La Tradizione cristiana (a partire dai testi biblici) sviluppa così la tradizione classica di Ovidio nel suo L’arte di amare: “Sopporta e resisti: un giorno questo dolore ti sarà utile”.
Poi questa misteriosa speranza la citazione di Ovidio è stata ripresa come titolo di un libro e di un film.
Ma se non si percepisce il divino? Questo questo discorso nel terzo millennio, in una società secolarizzata sembra masochismo o al limite dolorismo. A prima vista infatti sembra una una spiritualità da altri tempi. Ma il il problema è quello di una società che dopo aver abbandonato la la percezione di una presenza incarnata del divino cioè nella veritá e nell’amore. Accantonando il baluardo divino viene viene meno l’interrogativo di chi si chiede dove sia il soccorso quando le situazioni sono contrarie alle nostre aspettative, quando non c’è valore economico. Eppure guardando più in profondità il divino è presenza di amore e verità che se non è riconoscibilmente in atto, effettiva, verificabile espressamente può essere, in profondità, comunque presenza affettiva, relazionale, seminata tra le persone. Il problema di trovare segni di una sfera invisibile attiva, amorevole nei nostri confronti ha trovato comunque vari pensatori che l’hanno sostenuta: secondo alcuni l’invisibile è parte della nostra vita anche se non è empiricamente riproducibile in laboratorio ma è esperienza personale di coscienza e libero arbitrio(Federico Faggin) e di fronte alla minima azione che l’uomo può compiere c’è comunque un universo che vi risponde. Suggerisce la possibilità di un universo che si allinea questo video il cui uno strano musicista Akira The Don ha messo in musica il pensiero di alcuni pensatori o personaggi noti: Universe owes me ( qui è il fumettista scott Adams). In tal modo si cerca di rovesciare costruttivamente quell’idea facile ma ingannevole che tutto congiuri contro di noi.
https://music.youtube.com/watch?v=rL45BktWQDM&list=OLAK5uy_nh6ucdMcrwUd4HxosqZ4IyC_cNIBMvXMM
Oltre le apparenze alcuni vedono spiritualmente le possibilità di una nuova esperienza propositiva: ci può essere nella malattia un talismano (C. Campo) e nella sconfitta un invito a rivedere le proprie priorità.
Ci sono anche altri casi in cui il Liguori processualista continua ad operare anche nella sua riflessione di religioso. Sono i casi in cui esamina il Giudizio Finale. Peraltro Liguori suggerisce una speranza nel rigore attenuato del Giudizio: Maria, l’Avvocata nostra, è la Madre del Giudice…
Il ponte dell’anima. L’anima, categoria spirituale è diventata una categoria anche nel campo della comunicazione della psicologia oggi. E quindi accade anche il caso in cui categorie spirituali diventano categorie nell’ambito della psicologia e del coaching con la distinzione tra anima e ego fatta da un giurista costituzionalista ora dedito alla comunicazione e alla formazione, Mauro Scardovelli che equipara l’anima dell’uomo sul piano spirituale alla Costituzione sul piano normativo
Applicazioni: se c’è amore in quello che si fa non si perde tempo, resta un collegamento tra situazioni molto diverse e si può comprendere che le categorie di fondo sono spesso le stesse. Questo succede e può essere occasione di sorprendenti collegamenti anche se gli specialisti che non sono abituati a cambiare visione non riconoscono queste presenze costanti. Per i giuristi conoscere il mistero e l’infinito che deve o dovrebbe appartenere al mondo spirituale può essere l’occasione per trovare la forza per sostenere il fondamento della loro difesa pratica, specie quando la situazione è confusa. Per i religiosi l’ordine e la concretezza che è propria o dovrebbe essere propria ai giuristi è un modo per comprendere l’ambiente in cui si trovano, il funzionamento delle istituzioni, Stato, la sua competenza, i suoi poteri e limiti necessari nell’ordinare la vita delle persone. Tra i diversi ambiti, quello giuridico e quello religioso vi può essere quindi “fecondità reciproca” (Card. Attilio Nicora). Lo mostrano i principi deontologici indicati dallo stesso Liguori e la fecondità del pensiero del magistrato Rosario Livatino. Entrambi, fuoriuscendo dall’esperienza giuridica laica (Liguori) o restando in modo sofferto al suo interno (Rosario Livatino) lo hanno dimostrato. Giuristi e sacerdoti possono anche diventare santi (canonizzati o meno), nell’amore incondizionato, fino al sacrificio di se stessi.
giorni: 1 agosto (S.Alfonso Maria Liguori, dottore della Chiesa)
Stato: bozza in revisione
* ha un particolare interesse questo pensiero sulla resistenza cristiana dello stesso Crisostomo

Non significa un invito a farsi massacrare, ma un invito a mantenere, per quel che è possibile, un comportamento mite(fisso oggettivamente sul proprio campo di voc-azione, sulla propria sorgente), capace ( soggettivamente) di commuovere le persone facendo sentire la nostra comprensione del loro dolore che, inascoltato, spesso le spinge all’ira. Poi in casi estremi di violenza vale la legittima difesa invocata anche da Cristo durante la passione: “22Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»(Giovanni 18,22-23). Solo nel caso in cui siano da salvare persone verso cui si è responsabili, per evitare l’escalation, vale il detto di porgere l’altra guancia come ci ricorda anche l’ultimo film su Dietrich Bohnofer. Nel tempo di un’altra ira: l’irresistibile ira dell’agnello(con importanti sviluppi di Giuseppe Fornari)


