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36 Una visione più vera del reale. Un supplemento di conoscenza da un antico mistero.

L’intuizione di alcuni giuristi: da Capograssi, Calamandrei a Carnelutti

Il nostro coro unanime non riesce a coprire la voce ci rifiutiamo di ascoltare (R.Girard)

Nella secolarizzazione contemporanea sembra che i misteri del cristianesimo siano rimasti solo nelle preghiere di ingenui devoti. Per il resto, vengono superficialmente considerati racconti irrilevanti o, al massimo, dei simboli. Anche tra i giuristi, affannati tra mille urgenze i misteri della fede sembrano solo elementi consolanti, rassicuranti ma non reali e non presenti nelle vicende di ogni giorno. Salvo, a volte, quando le persone vengono toccate da vicino da eventi luttuosi. In tal caso, per un breve intervallo di tempo, può esserci una riflessione sui grandi misteri della vita.  Nel secolo scorso invece alcuni giuristi molto noti come Capograssi, Carnelutti e addirittura Calamandrei, nel corso della loro vita, sostenuto l’importanza dei misteri riportati dalla Tradizione cristiana. Questo accade ad esempio per la Pentecoste. Si parla nella Chiesa di Pentecoste riferendosi al momento importante della sua nascita quando Maria e i discepoli riuniti in preghiera ricevono una particolare manifestazione dello Spirito che cambia la loro vita.
Giuseppe Capograssi ritiene che nell’evento della Pentecoste si rivelasse proprio la Verità che tendiamo ad accantonare: “e quando lo Spirito viene nella Pentecoste è come si fosse aperta una immensa cortina che copriva il vero mondo, come se un gigantesco squarcio avesse mostrato la verità che si nascondeva sotto le cose visibili e sensibili della vita”(G.Capograssi in Pensieri a Giulia 9 giugno 1919) Capograssi non spiega il perché.

Gli ultimi studi antropologici del Novecento dell’accademico di Francia Renè Girard confermano l’intuizione di Capograssi e sviluppano le ragioni di questa pretesa rivelazione.

Esiste una verità che possiamo rivelare e dissimulare, la verità del capro espiatorio: il soggetto che tutti incolpano per scaricare le loro difficoltà e che tutti abbandonano quando il potere e la maggioranza sono  contro di lui.  I racconti mitici e fantastici tendono a falsificare questi fatti incolpando il soggetto e occultando la malizia dei persecutori. I racconti della tradizione giudaico cristiana tendono invece a rivelare la colpevolezza dei carnefici e l’innocenza della vittima. Poi ci sono zone intermedi tra la colpevolezza e l’innocenza.  Scrive Girard: “Dopo la morte… La voce di Gesù è stata zittita per sempre, perché egli stava rivelando cose che non avrebbero mai dovuto essere rivelate. Perfino i discepoli tradiscono Gesù e sembrano unirsi ai persecutori. Ma a questo punto la resurrezione (e la  Pentecoste stessa,  n.d.a.) cambia ogni cosa, poiché trasforma quei falsi testimoni che sono i persecutori in testimoni completamente veritieri. Lo stesso Pietro che ha negato tre volte Gesù diventa capace nel suo discorso della Pentecoste di raccontare la storia dal punto di vista della vittima. Non era mai successo prima che la persecuzione del capro espiatorio fosse riportata correttamente, con la rivelazione dell’innocenza della vittima e dell’ingiustizia dei persecutori”. Qui il link per chi vuole approfondire su questo supplemento inatteso di conoscenza.

Ma non è solo una questione di una verità che integra la visione e coglie il reale, c’è qualcosa in più di una importantissima  conoscenza, di cui peraltro era consapevole anche Calamandrei. Qui il link . C’è anche un’esperienza. La vittima innocente, già percepita a tratti nella tradizione  e tragedia greca, non è più sola: alcuni a costo della reputazione e, addirittura della loro vita, ne prendono le parti con un altro spirito. C’è nella Pentecoste una inversione a U nell’atteggiamento delle persone che da traditori diventano difensori. Girolamo traducendo le Scritture  era incapace di tradurre  il termine ebraico goel riferito allo Spirito di Dio, goel vuol dire l’avvocato del Tribunale. Girolamo non comprendeva quale rilevanza potesse avere la figura tecnica dell’avvocato con i discorsi teologici e traduceva  il termine con la parola  greca  “paraclito”, senza esplicitarla. Ma per chi apre  gli occhi e riconosce il capro espiatorio, per chi vede la vittima la parola della Scrittura è una prova di una conoscenza abissale sull’uomo che ha bisogno di un accompagnamento. Questo Spirito che non abbandona la vittima da sola, è anche empaticamente con la persona sola  e si chiama così anche Consolatore. La difesa delle vittime dell’avvocato non è una funzione istituzionale relegata solo a certi soggetti (anche se talvolta può coincidere), è una relazione mutevole, una esperienza universale   e chiunque  prenda le parti della vittima assume lo spirito che, nei momenti decisivi, solo la accompagna. La persona difesa ha anche profili di colpevolezza e allora bisogna individuare quelle parti che meritano tutela

“Le Parti”: Carnelutti rilevava la densità di significato in questo modo di indicare il soggetto assistito: “Noi usiamo chiamar parti i nostri clienti e, per quanto purtroppo gli uomini pongano scarsa attenzione alle parole, non possiamo non riconoscere i loro limiti, ma proprio la contraddizione  alla quale siamo soggetti senza tregua, ci vieta l’illusione di essere diversi da loro: siamo parti anche noi, limitati, esposti continuamente al pericolo e all’errore… non è tutto ma è già molto che l’avvocatura serva a mortificare l’orgoglio nell’anima dell’uomo. E’ il principio di una liberazione” (F. Carnelutti in Vita di avvocato). Qui il link Per chi vuole approfondire.

Spunti  per giuristi: si può fare un interessante esercizio: paragonare e  applicare a queste dinamiche  le categorie giuridiche: il meccanismo del capro espiatorio potrebbe essere considerato un caso di concorso di persone nel reato, un delitto contro la persona (dallo stalking alle lesioni, fino all’omicidio)  nascosto da una truffa, non lo considero sul piano negoziale perché manca la volontà della vittima anche se c’è il sacrificio. La rivelazione della verità nella Pentecoste potrebbe ricordare una fiammante sentenza di accertamento delle diverse fattispecie. 

giorni: Pentecoste e momenti di rimotivazione del fondamento del proprio lavoro, attenzione alla mobilità dello status di vittima(qualcuno può esser in certi momenti, per suoi motivi,  non più vittima ma sul piano psicologico bisogna valutare la reversibilità dello status, soprattutto in base a circostanze e umori)

(fine prima parte, qui seconda parte)

 

 

Nella fotografia sopra in alto petali di rosa vengono lanciati dal Pantheon: un ‘immagine importante per riflettere sulla Pentecoste presa con lo spirito giusto, quello che riconosce nella varietà costanti ricorrenti: nella Luce la bellezza e il profumo delle rose sono più forti delle loro spine…(cfr Sir. 39,13-14)

 

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