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Credere al di là, secondo i giuristi del Novecento: Giuseppe Capograssi (n.2)

“Tutto il sacrificio che la storia richiede, e che la vita mi domanda ogni giorno…trasformarlo come offerta di accettazione e di giustizia… Ed offerta per me e per tutti. Accollo da  parte mia della colpa e della croce di tutti. Qui mi sento risorgere…”(G.CAPOGRASSI)

 

 

 

 

 

 

 

Come Francesco Carnelutti anche Giuseppe Capograssi, uno dei primi membri della Corte Costituzionale e grande filosofo del diritto,  ha una forte fede religiosa cristiana e, a più riprese nei suoi scritti, mostra di credere nella resurrezione.

La sorgente: la sua fede è stata acquisita con una esperienza nella lettura dell’Epistolario ascetico di Antonio Rosmini

La fede è stata condivisa con la fidanzata  scritta in 5 anni di carteggi quotidiani

Alla fine di una lunga Analisi dell’esperienza comune  la fede soccorre    ai limiti umani.

Capograssi trova la Speranza nel libro di Giobbe e scrive: “come Giobbe il soggetto nell’ombra stessa della morte pronuncia la parola della vita: Scio quod Redemptor meus vivit. Qui col desiderio e la speranza di un nuovo principio di vita all’azione umana veramente finisce. solo Dio può continuarla e Cristo la continua” Come può scriverlo così perentoriamente?

Qui riporto alcuni  indizi di resurrezione che emergono dalla sua esperienza letteraria

1 L’esperienza di fede e amore con Giulia Ravaglia

2 L’esperienza di Cristo dove vede un esemplare e ripetibile accollo del male degli uomini

 “Tutto il sacrificio che la storia richiede, e che la vita mi domanda ogni giorno…trasformarlo come offerta di accettazione e di giustizia… Ed offerta per me e per tutti. Accollo da  parte mia della colpa e della croce di tutti. Qui mi sento risorgere…”(G.CAPOGRASSI Introduzione alla vita etica in La vita etica Bompiani p.214). Si delinea un  dinamismo autosacrificale che Capograssi vive  sulla sua pelle.”… Pasqua…  passata in mezzo a questi benedetti, aspri, atroci dolori… ma bisogna veramente imparare da lui….veramente avere davanti questo divino Esemplare e non gloriarsi, come dice S.Paolo , se non nella croce di Dio” (una lettera del 17 aprile 1922)

3 la resurrezione riflette la incontenibilità dell’infinito che si innesta anche nelle dinamiche umane. Capograssi studioso del conterraneo  Leopardi condivideva la passione per l’infinito.

Capograssi crede come la grande scrittrice Cristina Campo. I due scrittori  hanno peraltro  due elementi in comune. Un elemento formale è costituito da due epistolari pubblicati postumi, entrambi testimonianza di fede e cultura: per Capograssi nei Pensieri a Giulia,  per la Campo in   Lettere a  Mita. Poi c’è un  un  elemento sostanziale  in comune: la loro fede più che essere ragionevole (come in Carnelutti)  emerge, esplode nelle  dinamiche stesse della esperienze di una vita.

Per questo  l’emozione di Cristina Campo davanti ad una delle icone della Resurrezione, potrebbe essere quella di Giuseppe Capograssi.

“C’è una Resurrezione di Paolo Uccello che è come l’ esplosione di un cratere in fondo al mare – morte e vita strette in una vertigine tale che persino gli elementi sembrano penetrare l’ uno nell’altro: la roccia è acqua il vento è roccia, e la superficie terrestre, con l’ esplosione dei suoi frutti e fiorii, si è fatta tunica di quel Cristo a piedi legati, che esplode in alto, fisso come un sole…”( da Lettere a Mita)

(fig: il rosone del Duomo di Firenze)

stato: bozza

giorni: pasquali

Approfondimenti:

Oltre la morte: gli indizi di Carnelutti(n.1)

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