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8 Perché Come resistere e fuori dalla zona di comfort: Van Gogh, Caravaggio S.Francesco, Capograssi (n.2)e Churchill

Un’imbarcazione è più sicura quando si trova in porto. Tuttavia non è per questo che le barche sono state costruite (Paulo Coelho)

 

 

In certi momenti la esperienza professionale pone di fronte a situazioni  nelle quali diversi rami del diritto  si intersecano e si influenzano. Un caso classico sono le questioni di confine nelle quali la normativa civilistica si interseca con la normativa amministrativa urbanistica. Ora le nuove frontiere prospettano i rapporti tra contratti e mondo digitale. In quei casi  il civilista deve uscire dalla sua ristretta competenza e valutare l’impatto di altre norme  di diritto pubblico ed è particolarmente faticoso. Tutti gli esperti di formazione personale dicono che in certi momenti bisogna uscire dalla zona di comfort.

Alcuni artisti sostenevano la creatività e quindi la propositiva ragione di questa fuoriuscita: Faccio sempre ciò che non so fare per imparare come va fatto”(Vincent Van Gogh)
e l’hanno dimostrata in modo vivo. Come in questo particolare:

Il problema è restarvi per il tempo necessario e riuscire a stabilire le relazioni necessarie. Ci si sente a disagio quando non si ha dimestichezza con quanto si fa abitualmente, si vorrebbe avere subito più confidenza, più familiarità. Ma come trovarla? I coach contemporanei (ad esempio Robbins e Montemagno) ci ricordano la via dei fondamentali nell’affrontare: utilizzare quanto si sa per avventurarsi nella zona ignota. Partire dai fondamentali per acquisire una conoscenza adatta (il giurista ad esempio sarà in contatto con l’amico esperto oppure davanti a nuovi fatti ci si appoggerà a quanto conosce, i principi generali e per casi analoghi. Ma quando non ci sono punti di riferimento e i problemi non sono tecnici come comportarsi?

Il grande giurista e filosofo del diritto Giuseppe Capograssi, in generale, per stabilire un miglior rapporto con le cose indicava un suggerimento di San Francesco: “chiamò sorelle tutte le cose, sentì la fraternità delle cose perché fu colui che più alta sentì la paternità di Dio”(Pensieri a Giulia, nella lettera del 4 ottobre 1920). Il grande giurista suggerisce che solo questa relazionalità può generare momenti di riposo, sia dentro il tempo sia quando questo finisce.

Cioè la familiarità si trova se ci si sente inseriti in una famiglia, in una resistente famiglia, anche al di là di quella umana: se una persona si sente figlio e dunque amato (cfr. quanto afferma lo scrittore Nouween) può resistere fuori della zona di comfort. Guardando anche alle qualità delle persone che ci circondano, alla gioia che ci danno i beni che ci circondano. La famosa  scrittrice giapponese Marie Kondo suggerisce di tenere solo le cose che ci danno una scintilla di gioia. La stessa scrittrice è stata corretta dai minimalisti americani: meglio fare attenzione e custodire particolarmente i beni che possono migliorare le relazioni, senza darli per scontati. Anche le cose hanno valore se esprimono una personalità e soprattutto se servono a condividerla e trasmetterla. Quando si sente questa familiarità addosso allora si riesce ad essere più tranquilli e ad avere un rapporto migliore con le cose per quanto subito ci appaiano estranee. Allora anche le relazioni con le persone possono migliorare e diventare più autentiche. A partire da una umiltà filiale che può diventare generativa .

Capograssi su S.Francesco

Nelle immagini: Van Gogh, particolare da Autoritratto, Giuseppe  Capograssi, un particolare dell’estasi di San Francesco secondo  Caravaggio, la lettera di Capograssi alla fidanzata a Giulia del 4 ottobre 1917.

Serve anche la capacità di combattere qualora siano in gioco valori e principi(quella che Stephen Covey chiama etica del carattere, quella che contrappone all’esteriore etica della personalità): nel video tratto dal film 300 basta cambiare le parole del grande oratore e calarle nella nostra esperienza dove la lotta è spesso profondamente immateriale (come si ricorda nelle Scritture: Efesini 6)

Applicazioni: quando è  necessaria una competenza specifica in materie che non rientrano nella nostra si può ricorrere ad un collega più specializzato di noi. Entrare in collaborazione con lui  definendo e dividendo  oneri ed onori  potrà farci sentire la la confidenza con le cose e quindi la fraternità con le persone. Ci saranno momenti difficili ma potremo ricordare la frase di Churchill: “C’è Solo una cosa peggiore di combattere con gli  alleati, Combattere senza”. E, come sottolinea Capograssi,  riprendendo Paolo di Tarso,  resistendo nella fede, ci potrà essere “l’introduzione di una migliore Speranza”(Ebrei 7,19).

 

 

 

 

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