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La crisi e la soluzione della Verità in Capograssi. Ricordando Giovanni Paolo II

 

“il fatto senza la verità è inutile, e in effetti il fatto senza la verità è falso” (J. K.Chesterton)

In memoria e affidamento a S.Giovanni Paolo II, autore dell’enciclica Splendore della Verità

 

Il 28 marzo 1920 il grande giurista Giuseppe Capograssi, 100  anni  prima del discorso del Papa in piazza San Pietro (il 27 marzo2020),  scriveva  alla fidanzata Giulia. 

Così scriveva Capograssi “l’errore profondo… è di staccare la Morale dal Dogma…Tutto il pensiero moderno separa la morale dalla Verità, separa la politica dalla verità, separa la scienza dalla Verità. La Verità non è più il comune e vitale fondamento della vita e della scienza: vita e scienza seguono il suo corso, prescindendo dalle verità sante, dalle verità eterne, dalla Verità senza la quale non c’è vita”.

 

 

Papa Francesco ha fatto un importante discorso in una drammatica quaresima attraversata dalla pandemia. Mentre  Papa Francesco il 27 marzo 2020 ha guardato agli effetti, “i nostri ego” messi in discussione, Capograssi ha guardato alle cause della crisi sulla quale stava meditando nella sua seconda grande opera (Riflessioni sull’Autorità e la sua crisi): manca la comunione espressa con la Verità. Che cosa voglia dire la Verità nello sviluppo del pensiero cattolico, che cosa voglia dire in concreto è la sfida per il pensiero che voglia sviluppare il meglio dalla Tradizione per la quale siamo qui, anche per trasmetterlo. Ma non bisogna abbandonare di colpo le cose antiche (Matteo 13,52)

Nel precedente post ho messo in luce l’opportunità di concetti ed esperienze che ci richiamano ed aggregano anche con una interpretazione di buona volontà e rispettosa delle diversità, come sta facendo Papa Francesco in vari casi. Ma, forse,  ci si deve comunque  chiedere quale sia la differenza evangelica oggi, quale sia il nucleo incandescente dell’esperienza cristiana portata avanti da persone spesso inconsapevoli del gigante sulle cui spalle sono appoggiate: il Dio incarnato in Gesù Cristo non è solo  bontà ma anche Verità e  bellezza. Si dirà che è un criterio di parte, astratto, foriero di molte ipocrisie e presunzioni. Senza dubbio c’è questo rischio ma questo vale per ogni principio. Ma, grazie anche agli ultimi sviluppi antropologici del Novecento, la verità enunciata da Capograssi e ricordata da Giovanni Paolo II nella sua enciclica Splendor Veritatis diventa molto più concreta che in passato: è l’ipotesi di  una verità nascosta (la persecuzione della vittima innocente) e di un amore che la evidenzia ed è grato per il bene, riconosce e respinge il  male e  riesce comunque a resistervi nel perdono. Poi di fronte all’insufficienza umana  c’è questa condensazione di significato nella  Croce,  nella Parola, nei sacramenti, nella preghiera e questo  può aiutare ad avere momenti privilegiati per trovare uno sguardo dal cielo, una mediazione tra cielo e terra. Sono i bastioni e fari, ponti tradizionali che costituiscono la teologia richiamati anche da Papa Francesco il 27 marzo.

Ma “è tempo di dare alla teologia cristiana l’antropologia che merita” (R.Girard): il riconoscimento della verità della vittima innocente  che perdona. Giovanni Paolo II era all’ospedale morente quando fu raggiunto dalla predicazione quaresimale di padre Raniero Cantalamessa sulla verità della vittima. Cantalamessa  ha citato espressamente Renè Girard . Papa Giovanni Paolo II ne fu impressionato e ne chiese immediatamente la trascrizione, quella verità, sul letto di ospedale, lui la stava concretamente vivendo sino alla fine…

https://www.youtube.com/watch?v=4JQbPU_3xU0

giorni: ricordando Giovanni Paolo II, a 100 anni dalla nascita

post: bozza in costruzione

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