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Il giallo dell’identificazione di Matteo nel dipinto Caravaggio

Cosa ci sta in testa… Uno spunto anche per il giurista

Si ricorda il 21 settembre San Matteo. Un dipinto lo ritrae in modo misterioso.
Vocazione di San Matteo, Roma, Chiesa di S.Luigi dei francesi, uno dei più grandi quadri della storia dell’arte.
Ma chi è Matteo in questo quadro? Chi è il destinatario della chiamata di Cristo?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L‘uomo con la barba o il giovane personaggio sulla  sinistra che conta i soldi?
 
 
 
 
 
 
La tesi dominante è che sia l’uomo con la barba, c’è una tesi minoritaria (Prater, Magister) ultimamente ripetuta (Settis)  che lo identifica in quello che conta i soldi. Ma l’obiezione incalzante del prof. Giuseppe Fornari (affermata anche, tra gli altri, anche dallo studioso Filippetti)  è che siccome quel giovane non fa una piega e quindi quel preteso Matteo sarebbe anche sordo… C’è una replica istintiva: Cristo non parla spesso. Tuttavia proprio nel Vangelo in cui Matteo cambia vita lo fa: “Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì”(Mt 9,9)
Certo per Caravaggio e per noi il Cristo è nella pratica silenzioso. In verità per chi crede sia  risorto continua a parlare attraverso altre persone, in particolare con le vittime innocenti che sono la sua presenza certa in questo mondo (specie quando perdonano). Si dirà che  queste persone, impotenti nella loro condizione, non hanno nemmeno la forza di parlare. Ma conosciamo silenzi eloquenti. Ne ha scritto  anche Sigmund Freud.
Un particolare nel quadro comunque avvalora la tesi tradizionale: il barbuto, come nella mitica pubblicità di Cesare Ragazzi degli anni ottanta, ha una strana idea in testa. Il particolare del cappello: presenta una moneta nella piega. Questo potrebbe corroborare simbolicamente l’ipotesi che  l’uomo barbuto sia Matteo, l’esattore delle imposte.  Quel pensiero in testa, in fondo, a essere sinceri, vale, per gran parte del tempo, per tutti noi.
(Qui uno dei  migliori approfondimenti  sulla questione di Pietro Caiazza. Poi avrei anche una  mia mezza idea che cerca di raccoglierle entrambi gli estremi…)
 
Applicazione per i giuristi (e non solo) :
La vocazione di San Matteo di Caravaggio ha ancora qualcosa da dirci. Cosa abbiamo in testa? e cosa ci sta veramente a cuore? Cosa ci illumina? Cosa conta? Cosa si conta?
 
Il filosofo Kant aveva uno straordinario equilibrio e spesso si cita male questa sua frase: “Bisogna considerare gli altri non solo come mezzo  ma anche come fine”. Poi il tradizionale detto per cui i soldi sono ottimo servo e pessimo padrone può aiutare. Ma quando, come oggi, le barriere del sacro sono divelte, la velocità è estrema, e si è immersi nel relativismo, non è facile ragionare.
Luigi Mengoni, il grande esperto delle successioni affermava alla fine della sua vita: “perdita di spiritualità significa perdita di umanità e se venisse meno l’umanità del diritto vorrebbe dire che ho sprecato la mia vita”(LUIGI MENGONI Rivista trimestrale di diritto e procedura civile 2002, II, 1156 citata anche in Iustitia n. 2, 2006 p 131). Tuttavia la spiritualità è un discorso astratto e va concretizzato.
Può aiutare allora Satta, il grande fallimentarista. Scriveva:

“…tornare al giudizio. Qualche cosa si potrà fare, forse, ma in piccolo, ciascuno nel suo campicello, lasciando che una fievole luce di coscienza rompa il sonno e la notte, suonando di quando in quando un campanello d’allarme” (Salvatore Satta in Soliloqui di un giurista).

Qualcuno dirà che anche la coscienza è  astratta, ma in realtà basta approfondire e comprendere che è quanto ci fa vedere il più profondo del nostro cuore: ci fa vedere le vittime, specie le nostre vittime, anche quelle di cui siamo all’oscuro. Ci vuole la Grazia per vederle, cioè una luce spirituale (come quella nel dipinto che non viene dalla finestra) che le illumini e una forza che sostenga la vittima e il suo difensore.

Anche Capograssi nel parlare d’arte scriveva di “…atti e lampi di visioni… che subito non sono sommersi dalla notte dei fini ordinari, dalla giornata comune… rivelano la profonda realtà del volere, quello che il volere cova, per così dire nel suo segreto, la vita a cui aspira nell’intimità più segreta di se stesso”(G. Capograssi Introduzione alla vita etica in La vita Etica, p. 156). Cercare di capire quello che veramente si vuole è difficile, serve un supplemento di Luce, una chiamata che sostenga i momenti più difficili di quello che facciamo.

Il quadro è talmente affascinante che l’ho collocato nell’agenda che ho realizzato per il 2017 per i giuristi. L’opera di Caravaggio ci ricorda che, al di là di ogni attaccamento, anche nell’oscurità, dentro ogni lotta, nell’attento ascolto, filtra una voce o una luce che la può rischiarare, e dare un interesse meritevole di tutela. Un resistente significato trasmissibile (cfr. 1322 c.c). Accorgersi di questo valore più grande del denaro, farne esperienza è una grazia che si accresce quando, nel soffrire per l’oscurità in cui il nostro comportamento e quello degli altri è avvolto, con amore, non confidando solo sulle proprie forze, lo comunichiamo agli altri. Così li difendiamo veramente. Resta da scegliere in quale personaggio immedesimarsi: il preteso Matteo (calcolatore e insensibile) o nel vero Matteo illuminato dalla Luce. Spesso si ondeggia tra l’uno e l’altro ma è la decisa tendenza che fa la differenza, tra il servo ed il padrone.

giorni: 21 settembre

(N.B bozza di post, per chi vuole discuterne mi scriva a studio.ruffoni@gmail.com)

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