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Bloccati: l’extrema ratio dell’ira dell’agnello

Secondo i filosofi Fornari e Carl Schmitt

 

La storia… è un processo che si genera attraverso mancanza, privazione e fortificante impotenza (C. Schmitt)

Secondo gli ultimi sviluppi teologici e antropologici proprio nel momento peggiore in cui si è incastrati da una serie di circostanze, quando tutto sembra contrario, la nostra nostra particolare e anomala  reazione alla situazione può essere decisiva. Si può comprendere e quindi affidarsi  ad una delle immagini più importanti e decisive della storia cristiana: l’ira dell’agnello. L’ha spiegata, in un complesso saggio su Dante, Giuseppe Fornari: https://www.teatrodellealbe.com/archivio/uploads/interviste/interv-000717.pdf.

il silenzioso giudizio dell’agnello innocente e indifeso, un
giudizio di salvezza per chi accetta il perdono, e di autocondanna per chi non lo accetta”

Per chi subisce la violenza è inevitabile lo sdegno ma poi è necessario il coraggio per reagire se è possibile e organizzare la difesa. Tuttavia ci sono dei casi in cui alla violenza dopo la giusta difesa non ci si può sottrarre, è necessaria e inevitabile.

L’agnello di Dio collocato in questa violenza  non risponde con la violenza alla violenza subita, l’accetta, la rende visibile e  perdona il carnefice. (Invece umanamente  chi si vendica la evidenzia ma poi per restituirla al carnefice accresciuta e la catena non si ferma più).  In quel blocco accettato con amore, senza invidia, il capro espiatorio non torna allo stadio ferino, non retrocede all’animale più feroce. Con quella resistenza si mette in contatto, in comunione con la genesi stessa dell’umanità, quando qualcosa è accaduto, dopo una violenza per riappacificare i primi esseri e renderli uomini. Se l’uomo  riesce a resistere all’ira davanti alla violenza che lo porterebbe  a tornare animale violento allora si profila per lui la possibilità di fare un altro passo dopo quello citato da Hermann Hess, dalla bestia all’uomo. E dall’uomo, incapace  di uscire dalla violenza mimetica, a Dio.

Allora anche il capro espiatorio umano nella sua resistenza può diventare  l’agnello di Dio. “Né va tralasciato che è l’Agnello di Dio il simbolo  stesso dell’imperatore quale auctoritas voluta da Dio ed esemplata su Cristo” (G.Fornari) 

Se “il sole non tramonta sulla sua ira” può riposarsi in Colui che ha detto: “Ecco io faccio nuove tutte le cose”(ecco il vero antistress) . Allora il divino scende nell’uomo. Poi la situazione di blocco totale ha molte gradazioni e può essere anche occasione creativa per chi subisce la violenza. A livello sportivo  qualcosa del genere è successo al tennista Jimmy Connors che è riuscito, dentro una serie di condizionamenti creativi, anche nel duro allenamento a trasformare il desiderio di vendetta per un episodio subito dai suoi parenti in una capacità agonistica senza pari. link

 

Vengono in mente le parole del giurista Carl Schmitt: lo sviluppo più alto si compie con “mancanza, privazione e fortificante impotenza”, accettate con amore.

Quindi secondo una ipotesi affascinante, l’uomo può riacquistare, a tratti,  l’innocenza nella sua pienezza,  può guardare e ricorrere in questo modo, in tutti i sensi, in una nuova comunione all’Immacolata, la prima che ha accettato il rischio di essere un capro espiatorio e quindi, nel linguaggio di una certa Tradizione, l’agnello di Dio…

Chissà se a questo misterioso incontro, invisibile, ai più, si riferisce uno dei racconti dei mistici, anche contemporanei, sul trionfo del Cuore Immacolato di Maria. La comunione sofferta, l’affidamento alla Madre di Dio, attraverso l’accettazione della Croce(che corrisponde per alcuni aspetti, ritualmente, alla consacrazione) , “l”argano del cielo”, un dolore  subito e offerto nella Croce,  permette di ricevere, accanto alla croce, la piena filiazione offerta dalla Madre di Dio.

giorni: venerdì santo, giorni di impotenza, Immacolata Concezione

stato: bozza ancora da semplificare

“la storia… è un processo che si genera attraverso mancanza, privazione e fortificante impotenza” (C. Schmitt)