Articoli, Possibilità

Stress da (sedicenti e potenti) immacolati:

Le  cause: le 3 s dell’inganno;

Soluzioni originali da Capograssi, Carnelutti,   Cristina Campo,  verso  le 3 s di Gracian, con un atteggiamento migliore

 

(aggiornamento del 9 dicembre 2021) 

Senza macchia cercando il piacere, limiti.  La sensazione di essere immacolati, esenti da ogni colpa, è una delle cause di sofferenza maggiore ed è una delle cause di maggior discordia. Per  tanto tempo  lo stress è  in parte determinato da questa pretesa assurda di essere meglio degli altri in ogni campo ed in ogni tempo. E viene considerato come una malattia senza pensare che può anche essere determinato dalla vita di relazione, anche minata da  tendenze egoistiche. Ultimamente  sta passando anche   l’idea che ognuno abbia diritti a una pienezza di vita senza pazienza e  senza sacrificio. Molto si può fare per avere meno stress e vivere secondo certe preferenze ma la vita relazionale, i suoi tempi limitati, implica ad un certo punto che l’amore si provi nel sacrificio ed in tanta pazienza, non perchè cercato ma per il naturale ostacolo che si trova… Quindi lo stress confonde, poi c’è anche l’idea del merito: io mi meriterei altro… Un conoscente abile a manovrare le vite degli altri, un “burattinaio”, mi suggeriva:”ti vedrei in quel posto… (prestigioso)…”in sostanza  ” non qui… non adesso”. ma altrove, un domani… In parte può esserci qualcosa di  vero, tutti aspiriamo ad un  riconoscimento ma è anche vero che la nostra sostanza non dipende dal riconoscimento degli altri. Illudono   certe esaltazioni  a breve termine (come le 3 s: sesso, soldi, successo).  Non sono prospettiche… Non creano tracciati, interrompono spesso  dinamiche altrui, e rischiano di essere veramente  dannose. Poi ci sono stadi intermedi, problematiche anche feconde  da gestire…allora occorre cercare la giusta direzione. Ma è faticoso. Per questo a medio termine ci si scarica come si può: incolpando gli altri che diventano un capro espiatorio. Ma non dura, non ci basta, ci può appagare solo  un resistente infinito. Per questo   si vedrà, alla fine di questi appunti, l’unica cosa che forse serve veramente.

Anche il grande giurista Capograssi diffida del mero edonismo:  il divertimento può essere, in certi casi, una forma diversificata, rallentata e  multiforme di suicidio. Certe esaltazioni sono vette che si mostrano subito dopo come precipizi (l’espressione originaria è di Seneca qui applicata sul piano dinamico). Producono vittime. Nella tradizione cristiana esiste la persona che, a tutti i costi, ammaestrata da certe letture come mostra l’Annunciazione di Leonardo (la Parola è al centro)   rifiuta di fare vittime. Maria.

Anzi  rischia lei di diventare vittima accettando la sua strana maternità divina. Giuseppe accetta ispirato il medesimo rischio, la brutta figura sua e di Maria, accompagnato dall’amore sulla  persona di Maria e la sua missione,  la salva da una brutta fine.

Il modello controcorrente Secondo la tradizione Maria viene esentata sin da subito nella creazione, dal peccato originale. Quando si pensa al peccato originale si ha in mente la scena del mangiare la mela proibita da Dio come nel racconto biblico(Genesi 3). Si dirà che è un un  mito. Senza dubbio è una storia non scientifica. Eppure  come le fiabe pur non essendo vero alla lettera  mostra importanti significati: della teoria mimetica e  da una delle teorie più coraggiose sul tema ha una significato antropologico essenziale. L’albero proibito secondo Giuseppe Fornari rappresenta la vittima che viene trasformata e mitizzata nell’albero.  Dio sta dalla sua parte. Tuttavia è molto attraente mangiare  frutti proibiti, ma  in quella narrazione (ed evidentemente  in quella successiva su Caino e Abele) si nasconde forse  un criptico omicidio, peraltro  realizzato anche oggi,  in tanti stadi di gradazione (e degradazione). Insomma abbiamo la tendenza di fare vittime… e a mangiarci sopra.  Maria invece,  nella narrazione biblica, ha il  privilegio di non avere questa tendenza: questo ideale di non far del male agli altri è  così espressa anche da Dante per bocca di Beatrice: “temer si dee sol quelle cose che han il potere di fare altrui male”. Riflette uno dei principi cardini del sistema normativo: Neminem ledere (Ulpiano)

Questo ideale  può diventare in certi ambiti anche per noi una meta per correggere certi nostri errori. O in considerazione di una possibile natura immacolata originaria di Maria(estesa a tutti secondo  la tesi della veggente Volpini, peraltro ricca di grandi potenzialità) a cui tornare (scegliendo l’amore)  o  di una possibile riconquista,  a tratti, combattendo  contro tendenza negative e aiutando anche gli altri a farlo…

 

Il vero dominio. L’avvocato Carnelutti nel suo libro su Maria suggerisce di sostituire al “conosci te stesso” della tradizione greca un “domina te stesso”. Nello stesso senso si dirigono anche gli sforzi di due geniali imprenditori contemporanei come Elon Musk e Steve Jobs.

Per questo  è interessante contemplare, anche come ideale concreto parzialmente realizzabile nelle nostre vite, Maria Immacolata. Capograssi la riprende nel suo carteggio con la futura moglie: “Giova pensare alla Madre che ama tutti di amore materno, che ama tutti come ama il figlio, che forse è la sola che ama tutti gli uomini di amore intero, vivo infinito; che è la vita e la consolazione loro e la fonte di ogni speranza come dice Dante” ( G.Capograssi a Giulia, 8 dicembre 1922)

Particolarmente suggestive sono le immagini realizzate da Tiepolo, l’ultimo grande pittore veneziano al Prado e al museo Chiericati di Vicenza…

Quella di Vicenza è una elegante figura slanciata con un dantesco distacco verso il vano, senza perdere la tenerezza, sua declinazione della misericordia cristiana. Con un algido, fermo dominio sul peso (mondano) reso astutamente schiacciante (con il mondo stesso) su un male non facilmente percepibile, sempre più capillarmente presente e aggressivo…  Un richiamo per noi alla resilienza o  fortezza  auspicata da Carnelutti,  con un consapevolezza: se il  male  può partire o scatenarsi quando ci riteniamo immacolati, poi tendere al bene è possibile tendenzialmente, anche con  una dura, continua lotta oltre le ricadute

Cristina Campo lo ha meravigliosamente scritto in una delle sue lettere più indignate:

“Come mai si celebra ancora la festa dogmatica dell’Unica Immacolata, mentre implicitamente si nega, in mille modi, la maculazione di tutti gli altri? In un mondo dove non è più riconosciuto non dico il sacrilegio, l’eresia, la blasfemia, la predestinazione al male – ma il puro e semplice concetto di peccato?”

qui il contenuto e contesto della lettera

Tiepolo conosce quanto sia difficile lottare contro i vizi, infatti  alla lotta dedica una serie di affreschi tra i più significativi a Villa Zileri di Arcugnano (Vicenza)

Una prima soluzione (per lo stress) per  pretesi immacolati: l’umiltà cioè abbassarsi per servire. Moltissimo ci è arrivato, ci è stato donato e alla volte si tende a fare qualcosa per cui non si ha un gran merito, anzi. Una certa tradizione ormai con poche persone di buona memoria sa  che  se ognuno ha ricevuto molto purtroppo nella sua libertà o assenza della stessa  tende anche a  fare il male perché si illude su  certe esaltazioni  a breve termine (come le citate 3 s: sesso, soldi, successo)

Ad esse oppone il tris di Baltasar Gracian: essere sani, santi e saggi. Certo contro questa ricerca ideale  le provocazioni ci sono, dentro e fuori noi, ma una ferma difesa va tenuta. Poi bisogna calibrarla, in certi casi, vedere se una goccia di miele è meglio di un litro di fiele.  C’è anche il rischio che rispondere al male  accenda una catena di reazioni che è quello che inconsapevolmente vuole chi ci molesta. La propongono il giurista Carnelutti e Fontana:

L’umiltà e la fermezza di essere “parte”:

Gratitudine, attesa, unità e memoria

Meglio essere grati, e sapere, come sapeva Tiepolo, come ci ricorda la tradizione che non basta sapere, non basta sforzarsi, serve altro, serve  rendersi conto della grazia ricevuta e di quella più grande ancora che si può ricevere. Nell’attesa

Si tratta di una Grazia passante che arriva direttamente a noi (Anna è il nome della grazia, come ci ricorda la madre di Maria e forse ci ricorda, su un piano strettamente razionale,  le nostre concezioni  nel guardare le cose, fondate sul miracolo di una  Grazia che ci rende possibile concepirle in modo unitario e armonico, come mostra Kant) e come, secondo la tradizione,  è successo a Maria. La grazia si può manifestare anche  ricordando i momenti in cui qualcosa del genere si è sperimentato. “Ricordare una grazia è una nuova Grazia”(Julien Green). E ne possiamo essere parte…

Giorni: 8 dicembre (Immacolata) e 1 gennaio,  Madre di Dio

temi: antropologia del peccato originale

Stato: bozza a stadio ancora sperimentale specie nell’ultima parte dove si cercano  di sintetizzare studi da centinaia di pagine

 

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