Possibilità

5 Contro il rumore: il rimedio di Carnelutti (n. 2) e di Bonaventura(n.1)

 

 

“Di silenzio si nutre la giustizia” (Bonaventura da Bagnoregio)


Troppe norme e troppo rumore rischiano di pregiudicare l’equilibrio del giurista. Ci viene suggerito spesso di essere prudenti ma le solite comunicazioni sono  spesso nervose e allarmiste, peraltro amplificate dai mezzi di comunicazione.
Il grande giurista Francesco Carnelutti mi ha aiutato in varie occasioni a cercare l’essenziale con cui orientarmi. Carnelutti si avvaleva degli insegnamenti di una tradizione consolidata nei secoli. In questo ambito si colloca  la frase di Bonaventura da Bagnoregio. La frase  di questo grande pensatore merita chiarimenti. Infatti è suggestiva ma è anche enigmatica. 

Forse indica l’opportunità di  parlare meno di giustizia per praticarla di più. E pensare, riflettere prima nel silenzio prima  cosa significhi  giustizia… Magari riuscendo, nel silenzio della coscienza, a distinguere la giusta voce che non sta solo e sempre  da una unica parte.
Nello stesso senso, nel senso di moderare la parola si esprime il grande giurista
Francesco Carnelutti in due momenti. 

Prima Carnelutti elogia il silenzio: nel suo  Il  canto del grillo scrive:  “Il grillo canta perché gli uomini ascoltino il silenzio e, da esso, traggano il valore della parola.

Poi Carnelutti invita a pesare l’uso della parola: “Se vi è una ragione del discredito dell’avvocatura non è perché usano ma perché abusano della parola”.
Sembra dunque un invito ad un
a riflessione che sostituisca la parola eccessiva e superficiale e, nell’approfondimento, dia forza al pensiero e all’azione.
Nello stesso senso si muove Dante:
“Molti han giustizia in cuore…/ma il popol tuo l’ha in sommo della bocca” (Dante Purgatorio VI, 130 e 132)
C
ontro la parola a vuoto scriveva anche l’abate Dinouart, il preteso autore de L’arte di tacere:
“Si deve parlare quando  si deve dire qualcosa che valga di più del silenzio” (A. Dinouart)

 Rilevanza pratica, specie per il giurista: prima di dare soluzioni occorre prestare ascolto e cercare una valutazione oggettiva dei fatti, non lasciarsi irritare dalle paralisi della giustizia e dai limiti, anche verbali delle persone. Si può lasciarsi aiutare, indicativamente,  anche da un metodo  , come una bussola, sapendo che poi la realtà ci sfugge sempre.

 

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