Articoli, Possibilità

La libertà nella mediazione liberante di una antica preghiera

Il diritto, il dovere, l’affidamento alla Madre
«Essere libero è la forza diventare migliore» (Francesco Carnelutti)


Libertà come forza di miglioramento

L’8 settembre, giorno in cui la tradizione ricorda la nascita di Maria, ci può invitare a riflettere sul rapporto tra fede e diritto, cercando una fecondità reciproca.

Il giurista Francesco Carnelutti, nella sua Meditazione sul Padre Nostro, scriveva che la libertà è la forza che ci permette di diventare migliori, costruendo un ordine umano “necessario finché non abbiamo imparato a vivere nell’ordine divino”( il “tuo regno”).

Non basta, quindi, intendere la libertà come assenza di vincoli: è possibilità di crescita personale e sociale. Ma quando ciascuno interpreta a modo proprio il significato di “ordine” o di “regno”, emergono conflitti e tensioni egoistiche.


 

 

 

Il diritto come missione

Giovanni Paolo II – l’8 settembre 1991, in visita a Vicenza – ricordava che “la libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo”.

Il diritto diventa così una via per rispondere a una missione liberamente percepita. Tuttavia, se manca la forza interiore, anche ciò che riconosciamo come dovere rischia di restare incompiuto. Meglio chiedere aiuto. 


Chiedere non è debolezza

Papa Leone XIV ha sottolineato che la sete di amore, di senso e di giustizia non è un segno di fallimento, ma di verità.

In una società che esalta autosufficienza ed efficienza, il Vangelo propone un’alternativa: ha chiesto aiuto anche Gesù in croce(“ho sete”) . Chiedere aiuto non è indegno, ma liberante. La libertà, dunque, non si esaurisce nell’individuo isolato: si compie nell’apertura all’altro e all’Alto.


Maria come Avvocata e simbolo

In questo contesto, la figura di Maria acquista un significato particolare. Tradizionalmente invocata come Avvocata nostra, è mediatrice di fiducia, delicatezza e forza. Lo è stata anche per Gesù crocifisso. 

Per chi non condivide la prospettiva cristiana, Maria resta comunque un simbolo antropologico di fraternità e costruttività. Può esserci comunque quell’ affidamento che Piero Calamandrei riconosceva nella “fede nel diritto”, fondamento della convivenza civile.


Una memoria che diventa paradigma

Il ricordo dell’8 settembre, pur nato da una convenzione liturgica, custodisce un valore profondo. San Luigi di Montfort descriveva Maria come colei che “dà forma a tutti i santi”: la donna che resiste sotto la croce e riunisce gli apostoli in preghiera diventa paradigma di resilienza e comunità.

Anche la storia recente sembra confermare questa dinamica. Nel 1984 Giovanni Paolo II affidò il mondo a Maria, e poco dopo si arrestò l’escalation nucleare. Episodi che, a prescindere dalla fede, hanno alimentato la percezione di Maria come forza di coesione e speranza.


La libertà come affidamento

L’8 settembre ci invita, allora, a riscoprire una libertà che non coincide con il puro arbitrio, ma con l’impegno di ognuno e l’affidamento.

La preghiera a Maria – o, per chi non crede, l’affidamento a valori di fraternità e solidarietà – diventa una mediazione liberante, capace di spezzare la solitudine dell’autosufficienza e orientare verso il bene comune.

La vera libertà è questa: non un privilegio individuale, ma la forza condivisa di diventare migliori.

Anche cercando di entrare nello sguardo della Madre scolpita nel colle sopra Vicenza:

Il cristianesimo non ci insegna che ogni problema una soluzione ma che ogni invocazione ha una risposta (Gomez Davila) Preghiamo  Maria  per riuscire a comprenderla.   Cosí Maria puó  rinascere nella dinamica delle nostre relazioni. Vicina., per camminare, di regola, un passo alla volta

Stato: bozza

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