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33. Davanti alla pandemia: imparare dai racconti della Passione (n.2):

la soluzione religiosa nel rito, limiti e primi riflessi nell’arte di Leonardo

Io non credo in Dio, io credo in Dio Padre (L.Boff)

(aggiorn 1 aprile 2021) Si è vista la straordinaria rivelazione della violenza che offrono i racconti evangelici della Passione

In tempi di pandemia il sostegno alle vittime: nei racconti della Passione (n.1):

Si è acquisita una conoscenza che permette di vedere meglio la realtà.  si è visto che quei racconti hanno una base storica dimostrabile e la testimonianza di molte persone indica che è possibile trovare anche consolazione dal Dio che attraversa la sofferenza umana Restano spesso i problemi  relazionali nella vita quotidiana, anche davanti alle enormi aspettative generate anche dalla tecnologia. Una certa soluzione si trova sul piano  religioso, profonda ma anche fragile  e soggettiva. Si tratta di uno sforzo che cerca di unificare le forze, come mostra l’etimologia della parola religione: re-ligio, una cosa che unisce

Davanti a tanta violenza esposta una speranza si trova in una dimensione verticale, trascendente delle relazioni. La migliore tradizione attraverso i suoi comunicatori più avvolgenti ci comunica che dentro questa violenza si è sviluppata una relazione particolare, religiosa, quindi con un legame re-ligio, con la cosa che unisce, e precisamente, in questo caso,  il rapporto tra la vittima Gesù e il Padre.

La dimensione verticale salverebbe dall’incubo senza fondo della dimensione orizzontale in cui prevalgono la violenza. Nella rivelazione del legame con il Padre/(Rosini). Link.

Gesù istituendo il rito sacrificale dell’Eucarestia, offrendosi ai discepoli, apre una nuova dimensione religiosa di comunicazione con la divinità. Riprende i rituali ebrei e porta una dimensione particolarmente ravvicinata di rapporto con la divinità che attraversa anche i propri sensi. Inoltre mostra di portare fino all’estremo la fede in  un Dio che è prossimo alle vittime. Il Figlio anche quando soffre nel Getsemani, quando è morente sulla croce ha una relazione con il Padre. In quei momenti come ha rilevato lo scrittore  Peguy il Padre diventa il Padre mio. Non si tratta di una dichiarazione di prossimità ma prima  una constatazione per Gesù di essere, in quel momento l’unico a volgersi al Dio, un Dio concepito come Padre.  Poi nell’amore Gesù, la vittima assolutamente innocente e  volontariamente lucida di fronte all’orrore (rifiuta le bevande anestetiche che gli avevano offerto)  pronuncia parole con cui  abbraccia per tutti in quella sofferenza.  Insomma come è scritto in un salmo si è scritti nel palmo delle sue mani. Chissà se le palme presenti oggi nel rito della domenica precedente la Pasqua anticipano anche l’offerta del Figlio sostitutiva a favore di tutti, tradizionalmente crocifisso nei palmi delle mani comunque benedicenti del  Figlio. Quelle mani accettano attendono un destino orribile e crocifisso.

Ma il giurista Capograssi (foto) scrivendo osservava che la tenebra non è l’ultima parola :

“Tutto consiste, Giulia mia, nel mettere le cose, la vita, le pene, i dolori , l’amore e il piacere, e l’amore, e la gioia, al riflesso di questo infinito Amore: nel mettere la propria vita sotto il lume di questa vita e di questa Luce… Penso a te che hai nell’anima , spesso tempestosa, nel suo segretissimo profondo , una pace che è un barlume di questa pace : che tutto si risolverà in vita e e in luce…Questo è il bisogno dell’anima umana, di arrivare alla luce infinita” (1 aprile 1921, lettera a Giulia Ravaglia )

Il supporto dell’arte. Quanto finora detto vale per i credenti, confortati quest’anno (2021) dal rito, ma per coloro che non credono a questi racconti possono comunque ricevere  l’indizio di un resistente significato che li aiuti nella loro vita? Uno spunto importante si può trovare nell’arte, nell’opera più famosa di Leonardo, Il Cenacolo che sarà esaminato in un post successivo e mostrerà l’aspetto antropologico presente in quell’affresco: la dinamica di morte  e resurrezione presente in anticipo sugli avvenimenti  che stanno per accadere. Sul piano spirituale critici alcuni hanno indicato nella straordinaria luce azzurra dietro  il volto di Cristo la presenza del Padre. Oltre le sinistre luci azzurre delle ambulanze, comunque un tentativo di soccorso, che ci hanno messo davanti alla nostra fragilità c’è, resistente,  la luce azzurra dell’Ultima cena di Leonardo.  L’azzurro, anche alla luce delle considerazioni antropologiche sulle dinamiche che animano quell’affresco,  è un segno di paterna speranza. L’affresco ha resistito per 500 anni, anche ai bombardamenti delle forze alleate nella seconda guerra mondiale. Non è forse un caso che Mel Gibson abbia ripreso quella luce azzurra nella scena del Getsemani.

Si dirà che Leonardo,  Capograssi e Rosini sono personalità eccezionali, e la loro risposta è accettabile solo in certi contesti religiosi, poi l’arte è soggettiva… è  una relazione particolarissima e soggettiva, come faccio a credere a questa affermazione soggettiva e trascendente di una relazione superiore? Insomma nella fede la mia sofferenza è attraversata da una presenza. Si può provare per credere. Sappiamo che quell’evento storico è così lontano.  Ma ha segnato la storia. Ha determinato tanti cambiamenti, persone testimoniano una vita piena  ma sembra così assente oggi  dalle comunicazioni che contano. E così l’inferno resta ancora lì, anche per il credente quando esce dalla crisi, da sacri ambiti preferenziali quando si immerge nella vita quotidiana. Quando lo avvolgono i gangli ineludibili del commercio ed emozionali della vendetta forse l’adesione al  Padre resta nel profondo ma può facilmente perdersi: se non diventa un’àncora ed un ancòra, cioè una esperienza provata e quindi ripetibile, una speranza solida di cui fare memoria e confrontare il resto. Ma rischia di essere torrentizio, superficiale  e marginale. Si può fare esperienza in qualcosa di straordinario, può, ma poi è facile essere innestato in un meccanismo acquisitivo di cose in cui successi rischiano di essere molto pericolosi.

Lo  ricorda il trionfale ingresso in Gerusalemme di Gesù poi seguito da una  folla   minacciosa  davanti alla quale anche Pilato esponente del diritto romano ha indietreggiato… poi la crocifissione del festeggiato… quando sentiamo parlare di Dio Padre  siamo subito tutti accoglienti, sentiamo come di poter respirare ma poi quando è il momento decisivo quando incontriamo il povero Cristo nella dimensione incarnata tra di noi è più facile avere altre priorità e fargli, ancora, dopo le benedizioni, il discorso sulla   Chiesa che abbiamo in testa.  Con il rischio, dopo aver trovato e non cavato la pagliuzza nell’altro di fare  bei discorsi ed un altro tipo di festa al prossimo malcapitato che incontriamo… nello stile liquidatorio e sprezzante, magari gradualmente infinitamente meno violenta,  di quella avvenuta un venerdì  a Gerusalemme… Insomma il messaggio religiosamente passa, ci attraversa. Specie in momenti di crisi come la pandemia del virus.  Ma poi è più facile cedere comunque alla slavina dell’invidia e della rivalità. Invidia e rivalità  permangono.  Casualmente le prime sillabe coincidono con la  scritta posta  sulla croce 2000 anni fa… INRI. In questo periodo di riflessione si può imparare a riconoscere rivalità e invidia  per poi cercare di avere un atteggiamento più costruttivo. In questo modo ci si stacca dai meccanismi che ci portano spesso in croce

È molto difficile resistere ad una folla in tumulto, lo sappiamo anche noi avvocati quando affrontiamo un cliente desideroso di vendetta e quindi animato da impulsi incontrollabili. E lo sa anche il Codice penale che prevede fra le attenuanti quella di aver agito sotto l’impulso della folla. Vedremo se la storia dell’arte ci aiuta a trovare altri punti di resistenza.

Applicativi: coltivare una dimensione interiore di relazione con il Padre per il credente, una relazione interiore con certi valori come amore, fiducia e perdono per gli altri da vivere nella comprensione che l’altro è me stesso  (2 continua)

stato: appunti, bozza

il seguito: il segreto di uno sguardo non compreso nella sua importanza: 

34. Contro la violenza e la pandemia: l’impossibile sguardo

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