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I racconti della Passione: 1 la violenza svelata. Anche secondo Mel Gibson, Girard e l’avvocato Calamandrei

 

 

La Passione: la violenza svelata, una potenza conoscitiva ancora emarginata.

In tutte le Chiese nella domenica di Palme si leggono i racconti della Passione di Cristo, un personaggio storico della cui esistenza è impossibile dubitare: Prima osannato dalla folla all’entrata in Gerusalemme Gesù è poi barbaramente suppliziato sopra una croce. Si rivela una triste dimensione orizzontale nelle relazioni umane. La violenza umana è rivelata come mai era successo prima. Lo hanno compreso ad esempio il pittore Bosch quando ha ritratto la Passione in una situazione infernale con l’innocente circondato da volti distruttivi.  Ma anche grandi artisti che, pur non ritraendo direttamente il crocifisso, ne hanno illustrato con dettagli le sofferte dinamiche focalizzando chi ne vive lo stesso dramma.

Come ad esempio Leonardo da Vinci*: non solo nell’Ultima cena ma anche in quello che sembra un contesto pacifico e accogliente: l’Adorazione dei magi.

Un dettaglio contestualizza l’Epifania dentro una violenta lotta tra cavalieri.

Una persona probabilmente già disarcionata cerca di sfuggirvi. La sua posizione di impotenza, di incapacità a nuocere e difendersi è evidente.

L’esposizione della violenza nella Passione è stata oggetto di riflessione anche dal grande giurista italiano del 900 Piero Calamandrei che voleva porre la croce non tanto alle spalle ma addirittura  davanti ai giudici per mostrare loro la responsabilità di condannare un innocente.

In particolare il grande antropologo Renè Girard entrato nel 2018 tra i classici del diritto delle Edizioni  Giuffrè con l’opera di tutta una vita ha sottolineato la rivelazione della violenza nei racconti della Rivelazione giudaico cristiana, capaci di mettere in discussione il sistema del capro espiatorio. La violenza collettiva come nei racconti della Passione è  particolarmente insopportabile quando c’è il voltafaccia di tutti, e si passa dalla lode sperticata (con tappeti, palme e  serate conviviali) ad accuse e tradimenti e condanne a morte nell’abbandono degli amici.

 

 

Nel campo del cinema Mel Gibson, incontrando molti ostacoli, ha fatto la sua parte con il film The Passion of Christ.

Girard, l’antropologo che ha sottolineato il comportamento mimetico delle persone e la pericolosità della folla,  commentò su Le Figaro il film di Gibson e ho avuto l’onore di tradurlo in italiano (link qui). Questa novità conoscitiva non è poco, anzi è tantissimo, ha poi una rilevanza pratica enorme e si è fatta silenziosamente strada nella storia quando , ad esempio, che si è cominciata a narrare dal punto di vista delle vittime (non si contano più le persone uccise in guerra ma le vittime subite). Nei quattro racconti della Passione come in alcuni racconti biblici c’è uno stile ed un contenuto diverso: il narratore diversamente dai racconti mitologici si pone dal punto di vista della vittima che oltre a non essere ascoltata normalmente viene nascosta dai carnefici.

È un riconoscimento del dolore nascosto di molte persone emarginate.Tuttavia nessuno è esente da questa violenza, ognuno ha le sue mortifere specialità (sono 7, secondo una certa Tradizione, i peccati capitali ma anche la religione della società di cui parla Roberto Calasso ha una infinita serie di comportamenti scorretti), ognuno é carnefice. I racconti evangelici offrono questa supplementare consapevolezza. Ma le nostre resistenze a mettere in pratica  questa rivelazione sono molteplici: – l’inconsapevolezza nei casi intermedi, nelle zone grigie: quando si è violenti, nel nostro ambiente di lavoro o in famiglia, in delicate e complesse dinamiche non si è spesso consapevoli di quello che si fa; – i veri carnefici sono gli altri; viene in mente la famosa frase di Jean Paul Sartre:”L’inferno sono gli altri”; –  Mi posso isolare dagli ambienti violenti… Così l’inferno ha una forte resistenza  a questa rivelazione. Ognuno è specializzato in qualche delitto, in qualche ambito di cui spesso non è consapevole. Ma è più facile vedere la violenza degli altri, sempre maggiore e pericolosa della propria.  Ma  ognuno nella sua area violenta può almeno attenuare la violenza: posso vedere le mie vittime e almeno attenuare la mia supponenza. Si chiama consapevolezza, il presupposto di un effettivo cambiamento che spesso si indica con una parola grossa, ormai in disuso, tipica di un contesto religioso: conversione. La violenza rivelata nella Passione di Cristo può diventare la prima tappa di un lungo cammino verso la libertà. Come è successo a Nelson Mandela.

Ma queste considerazioni antropologiche che si avvalgono anche delle Scritture sono ormai considerate un territorio per  persone quasi fanatiche, religiose o con interessi culturali, per gente legata al passato o che pensa troppo. Non è politicamente corretto parlarne, secondo il mainstream ogni cambio di atteggiamento deve essere un fatto privato. Guai a citare certi testi  sacri e quanto alla violenza concreta vanno piuttosto colpevolizzati sbrigativamente gli altri. Eppure proprio questa visione antropologica dell’orrore umano che offre la Passione  invoca la presenza di qualcosa che fa rima con orrore e lo rivisita dall’interno. Non manca nei racconti della  Passione (e ne parlerò nel prossimo intervento). Non è un’operazione facile affrontare la propria violenza perché è incalcolabile nelle sue conseguenze. Meglio essere in due per incoraggiarsi, occorrono  minoranze creative che mettono al centro la persona, includendo chi è al margine. Si obietta ancora: “Ma perché dovrei farlo, sì mi dicono che devo fare esperienza con umiltà provando a mettersi dentro questi racconti. Allora la mia vita può  migliorare , allora diventano anche la mia esperienza, riempita di significato. Ma se le cose mi funzionano, se in un certo ambito e certe circostanze ho la mia immagine e la mia funzione, se già ho il mio equilibrio di regola preferisco non pensarci. Mi serve semmai altro. Ci saranno momenti di crisi, come a Amatrice, come sul ponte di Genova, ma ci sono altri colpevoli… e se se ci si ammala beh intanto facciamo gli scongiuri… non bisogna essere pessimisti e tristi, meglio non pensarci… e via con le palme (la domenica…) che poi è subito primavera”. Contro la barbarie della violenza  è interessante la resistenza creativa di uno scrittore al di sopra delle parti come Italo Calvino: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce ne è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (1 continua)

Applicazioni per i giuristi: La rivelazione della vittima è importantissima per i giuristi in quanto consente di dare fondamento ad azioni che dentro dinamiche complesse difficilmente lo troverebbero. Con la lente della Passione di Cristo si può vedere anche la violenza che le norme tendono a evitare, e, anche vedendo la possibile vittima dove sembra non ci sia, le norme possono essere meglio interpretate.  Così si può trovare il fondamento di molta azione  difensiva . Dietro la maggior parte delle norme c’è l’invocazione di  una persona in astratto che merita di essere difesa, poi nel concreto si cercheranno quei profili della vittima che sono gli interessi meritevoli di tutela . Inoltre nell’esercizio della difesa si salvaguarda anche lo Stato:  si permette sul piano generale un bilanciamento dei poteri. Qui il link all’articolo che cerca di applicare il tema ai giuristi

*Il 2 maggio 2019 a Vicenza, a 500 anni esatti dalla morte, si è svolta una conferenza per i giuristi in difesa  del vero Leonardo (per informazioni a riguardo, anche per avere l’audio o i materiali scrivere a: studio.ruffoni@gmail.com).  Qui sotto la locandina del convegno riservato, di regola, ai giuristi:

locandinaconvegno2.5.2019

 

(NB: l’articolo è ancora in fase di sperimentale e di assestamento)

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