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32 In tempi di pandemia il supporto della violenza svelata nei racconti della Passione (n.1): da Leonardo all’avvocato Calamandrei, da Girard a Gibson(Agg. aprile 2020)

Gli uomini hanno imparato a identificare le loro vittime innocenti soltanto quando
le hanno messe al posto di Cristo (Renè Girard in  Il capro espiatorio)

La Passione: la violenza svelata, una potenza conoscitiva ancora emarginata.

(aggiornamento di aprile 2020 per Covid)

In tutte le Chiese nella domenica di Palme si leggono i racconti della Passione di Cristo, un personaggio storico della cui esistenza è impossibile dubitare: prima osannato dalla folla all’entrata in Gerusalemme Gesù è poi su istigazione della stessa folla, barbaramente suppliziato sopra una croce. Si rivela una triste dimensione orizzontale nelle relazioni umane. La violenza umana è rivelata come mai era successo prima. Lo hanno compreso ad esempio il pittore Bosch quando ha ritratto la Passione in una situazione infernale con l’innocente circondato da volti distruttivi.  Ma anche grandi artisti che, pur non ritraendo direttamente il crocifisso, ne hanno illustrato con dettagli le sofferte dinamiche focalizzando chi ne vive lo stesso dramma. Nel 2020 il dramma si è avvicinato: anche se  la celebrazione delle messe al pubblico non è stata possibile si sta vivendo dentro un clima di tensione e paura che ricorda il dramma della Passione. Solo che questa volta la crocifissione la opera principalmente  il virus, la pandemia che sta scuotendo il mondo e le nostre esistenze.

Leonardo da Vinci* ci mostra lo svelamento della violenza anche in un contesto inatteso. Non solo nell’Ultima cena ma anche in quello che sembra uno scenario pacifico e accogliente: l’Adorazione dei magi.

Un dettaglio contestualizza l’Epifania dentro una violenta lotta tra cavalieri.

Una persona probabilmente già disarcionata cerca di sfuggirvi. La sua posizione di impotenza, di incapacità a nuocere e difendersi è evidente.

                              

 

L’esposizione della violenza nella Passione è stata oggetto di riflessione anche dal grande giurista italiano del Novecento Piero Calamandrei che voleva porre la croce non tanto alle spalle ma addirittura  davanti ai giudici per mostrare loro la responsabilità di condannare un innocente.

 

 

 

 

In particolare il grande antropologo Renè Girard entrato nel 2018 tra i classici del diritto delle Edizioni  Giuffrè con l’opera di tutta una vita ha sottolineato la rivelazione della violenza nei racconti della Rivelazione giudaico cristiana, capaci di mettere in discussione il sistema del capro espiatorio. La violenza collettiva come nei racconti della Passione è  particolarmente insopportabile quando c’è il voltafaccia di tutti, e si passa dalla lode sperticata (con tappeti, palme e  serate conviviali) ad accuse e tradimenti e condanne a morte nell’abbandono degli amici.

 

 

 

 

 

Nel campo del cinema Mel Gibson, incontrando molti ostacoli, ha fatto la sua parte con il film The Passion of Christ. Girard, l’antropologo che ha sottolineato il comportamento mimetico delle persone e la pericolosità della folla,  commentò su Le Figaro il film di Gibson e ho avuto l’onore di tradurlo in italiano (il link qui alla traduzione ). Questa novità conoscitiva non è poco, anzi è tantissimo, ha poi una rilevanza pratica enorme e si è fatta silenziosamente strada nella storia quando , ad esempio, che si è cominciata a narrare dal punto di vista delle vittime (non si contano più le persone uccise in guerra ma le vittime subite). Nei quattro racconti della Passione come in alcuni racconti biblici c’è uno stile ed un contenuto diverso: il narratore diversamente dai racconti mitologici si pone dal punto di vista della vittima che oltre a non essere ascoltata normalmente viene nascosta dai carnefici.

È un riconoscimento del dolore nascosto di molte persone emarginate. Tuttavia nessuno è esente da questa violenza, ognuno ha le sue mortifere specialità (sono 7, secondo una certa Tradizione, i peccati capitali ma anche la religione della società di cui parla Roberto Calasso, prassi invalse per abitudine o moda, ha una infinita serie di comportamenti scorretti), ognuno é carnefice. I racconti evangelici offrono questa supplementare consapevolezza. Le nostre resistenze a mettere in pratica  questa rivelazione sono molteplici: – l’inconsapevolezza nei casi intermedi, nelle zone grigie: quando si è violenti, nel nostro ambiente di lavoro o in famiglia, in delicate e complesse dinamiche non si è spesso consapevoli di quello che si fa; – i veri carnefici sono gli altri; viene in mente la famosa frase di Jean Paul Sartre:”L’inferno sono gli altri”; –  Mi posso isolare dagli ambienti violenti… Così l’inferno ha una forte resistenza  a questa rivelazione. Ognuno è specializzato in qualche delitto, in qualche ambito di cui spesso non è consapevole. Ma è più facile vedere la violenza degli altri, sempre maggiore e pericolosa della propria.  Ma  ognuno nella sua area violenta può almeno attenuare la violenza: posso vedere le mie vittime e almeno attenuare la mia supponenza. Si chiama consapevolezza, il presupposto di un effettivo cambiamento che spesso si indica con una parola grossa, ormai in disuso, tipica di un contesto religioso: conversione. La violenza rivelata nella Passione di Cristo può diventare la prima tappa di un lungo cammino verso la libertà. Come è successo a Nelson Mandela.

 

Applicazioni per i giuristi: La rivelazione della vittima è importantissima per i giuristi in quanto consente di dare fondamento ad azioni ed atti che dentro dinamiche complesse difficilmente lo troverebbero. Con la lente della Passione di Cristo si può vedere anche la violenza che le norme tendono a evitare, e, anche vedendo la possibile vittima dove sembra non ci sia, le norme possono essere meglio interpretate.  Così si può trovare il fondamento di molta azione  difensiva . Dietro la maggior parte delle norme c’è la potenziale invocazione  di  una persona che è stata espressa nel testo e merita di essere difesa, poi nel concreto si cercheranno quei profili della vittima che sono gli interessi meritevoli di tutela. E talvolta, dopo lunga ponderazione, sarà la vittima ad effettuare la vocatio in jus del suo carnefice.  Inoltre nell’esercizio della difesa si salvaguarda anche lo Stato:  si permette sul piano generale un bilanciamento dei poteri. Qui il link all’articolo che cerca di applicare il tema ai giuristi

Aggiornamento aprile 2020: ora sono vicino a noi le vittime e possiamo essere noi, siamo parte del dramma. Non possiamo nascondere le vittime. Semplicemente si nascondono le vittime che ci hanno lasciato per ragioni sanitarie ma l’evidenza occultata dall’Occidente ci viene a cercare. Resta l’angoscia che autorevolmente il Vangelo nel suo sviluppo interpretativo ci insegna ad affrontare

Qui la sintesi del film di Gibson:

 

*Il 2 maggio 2019 a Vicenza, a 500 anni esatti dalla morte, si è svolta una conferenza per i giuristi in difesa  del vero Leonardo (per informazioni a riguardo, anche per avere l’audio o i materiali scrivere a: studio.ruffoni@gmail.com).  Qui sotto la locandina del convegno riservato, di regola, ai giuristi:

locandinaconvegno2.5.2019

 

stato: bozza aggiornata

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