Possibilità

22 Nel pericolo la forza del mistero: da Caravaggio a Carnelutti

In questo tempo di confusione è difficile trovare dei fari con i quali illuminare la propria vita, difficile trovare una luce calda che non ci  lascia soli nella tempesta…

Caravaggio, in due celebri dipinti suggerisce la potenza di uno strumento spesso lasciato a pochi iniziati.

Nel  Ritratto di cavaliere di Malta, dipinto presente nella collezione della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze,  Caravaggio mostra le armi del  cavaliere. Da un lato la mano sfiora l’elsa di una spada.

Nell’altra mano del cavaliere passa  una cordicella che nell’oscurità sfugge nella visione complessiva del quadro

Si tratta di un’arma di preghiera più evidente nei dipinti sacri di Caravaggio. Qui un particolare lo ingrandisce:

Il particolare è tratto da La Madonna del Rosario*, l’arma è appunto il rosario

Nel  quadro  Caravaggio  raffigura   un frate che secondo le indicazioni della Madonna  dà  il  rosario a  chi umilmente porge le mani.

Il rosario è una cordicella fatta da piccoli grani nei quali si ordina la recita di alcune preghiere a Maria (10 nei grani piccoli) e al Padre meditando i misteri della vita del Figlio (nei grani grossi). I grani aiutano a ordinare il numero delle preghiere lasciandoli scorrere tra le dita. Riguardando meglio la mano del cavaliere e la sua bocca socchiusa  ci si accorge che il cavaliere di Malta sta pregando…  Si dirà che sono cose del passato, che il mondo è cambiato, che non si ha tempo per recitarlo. Ma la sua resistenza e l’efficacia di questa preghiera  sfida i secoli. Si dirà che è il rosario è ripetitivo, certamente lo è come molte preghiere orientali, ma la ripetizione presa con il giusto spirito delimita il luogo in cui l’anima può sentirsi custodita.

Per questo può essere recitato in modo  meno meccanico, comprendendo l’importanza di quelle parole in cui molte persone hanno trovato conforto.  Anche il Caravaggio aveva buoni motivi per porre il rosario nelle mani del cavaliere di Malta: protagonista di una vita inquieta  Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dopo aver ricevuto l’investitura di cavaliere di Malta, in una rissa aveva  ucciso un uomo. Così nei dipinti che riflettono i suoi drammi sembra cercare e invocare nei contenuti e in piccoli particolari una via di salvezza per lui stesso, anche quale  omicida colposo. Trova conforto nell’Ave Maria  anche il grande giurista Francesco Carnelutti che sul tema ha anche scritto un libretto:   Meditazione sull’Ave Maria.

Sin dal  primo capitolo  Carnelutti mostra come nel pericolo quando  soluzioni semplicemente umane non sono sufficienti si può ricorrere alla preghiera,  alla domanda di un bambino verso la Madre, verso una famiglia trascendente che diventa l’unica prospettiva definitiva. Il grande giurista rievoca momenti drammatici:  “In fuga dalla patria a pochi passi dalla rete, per salvarci da un pericolo improvviso rimanemmo più ore immobili, inchiodati alla roccia, senza fiato… la pioggia e il freddo ci avvolsero… Allora il saluto dell’angelo m’è salito alle labbra, Maria! ho pregato offrendo a Dio quell’angoscia e le altre più gravi che recavo nel cuore… Ho pregato nella virtù della preghiera che solo può disconoscere chi non conosce la forza dell’amore. Sarà un caso che, finito di pregare,  la pace mi sia scesa nell’anima…?”(qui il link a Meditazione sull’Ave Maria)

Nella data del 7 ottobre 1571 nella battaglia navale di Lepanto sull’albero maestro della nave capitana dei cristiani  è appeso il quadro della Madonna con l’invocazione «S. Maria succurre miseris» e ispira  la vittoria sui turchi. A ricordo di quella vittoria  da allora si festeggia il 7 ottobre la Madonna del Rosario. Peraltro al di là di minacce esterne più o meno presenti, ammorbidite dal consumismo, anche noi in certi momenti siamo capaci di fare cose turche… Per questo, seguendo le resistenti indicazioni di Caravaggio e Carnelutti  l’invocazione ripetuta a quella  Madre che indica le più alte risorse nella storia misteriosa di suo Figlio,  può ancora indicarci la via del perdono e della salvezza. 

Cristina Campo, la grande scrittrice e poetessa italiana capace di dare un volto all’inesprimibile coglie con parole immortali la potenza di utilizzo dell’antica preghiera che può transitare nella vita di chi vi ricorre: “…(contro) una forza intatta supremamente pericolosa. Contro questo non c’è che la preghiera: lunga, contemplativa: iscrivere questi piccoli misteri crudeli della nostra vita nel cerchio cosmico e divino dei Misteri assoluti.“Quando riesce è il soccorso più miracoloso. Ma per riuscire ha bisogno anch’esso di un minimo di energia vitale… è comunque la sola esistente ricetta contro la paura”(Cristina Campo all’amica Mita, 22 settembre 1973).

 

Applicazione nell’esperienza giuridica: in generale questa preghiera ripetitiva  porta ad avere una visione complessiva dei Misteri sacri con la possibilità di  applicarne valori e principi  nella concreta vita personale. Per  ogni uomo alcune  battaglie  sono inevitabili  ma la meditazione sui misteri può aiutare a vederle come  uno strumento, non il fine di una storia che può essere più alta e più grande, attraversata da sorgenti di significato. In particolare il rosario può ispirare anche l’esperienza giuridica, aiutando  sia l’atteggiamento sia  l’azione del giurista.  Sul piano dell’atteggiamento la contemplazione è una pausa che rinfranca ma è anche un modo per comprendere che certe situazioni difficili hanno accomunato le sorti degli uomini e che attraversare non evitabili eventi rischiosi o dolorosi (come ad esempio la Visitazione o la flagellazione) può essere un momento di crescita,  con la possibilità per i credenti di viverli nella comunione con i protagonisti di una storia che ha segnato il tempo e la vita dell’umanità. Sul piano dell’azione la dinamica del rosario può aiutarci nell’affrontare una fattispecie tenendo conto di una visione complessiva. Nel metodo in cui affrontiamo l’esperienza giuridica possiamo ricordare e ripetere il quadro generale dei fatti e del sistema normativo nella sua dinamica sostanziale e processuale avendo memoria dei principi generali (ad esempio nel diritto civile, nelle successioni la complessa dinamica  di tutela del legittimario leso),  Così si potrà applicare successivamente le riconosciute  specifiche  dinamiche del diritto alle  situazioni concrete consapevoli degli effetti, anche dirompenti di certi atti. Poi chissà che i Misteri assoluti ci aiutino a padroneggiare i misteri relativi,  la forte complessità e ambiguità  presenti in molte situazioni giuridiche e ci diano la sensibilità e il discernimento per decidere (ad esempio fino a che punto i rapporti patrimoniali siano tutelabili nell’interesse del legittimario leso in rapporto allo sfacelo già presente nei rapporti parentali).

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                *dopo aver scritto questo post  ritrovo il giorno dopo inaspettatamente  la Madonna del Rosario  nella maglia di un mio giovane assistito con la capacità di cogliere forze ri-creative emergenti. 

     Non so se sono questi i casi nei quali, come direbbe  Vittorio  Messori, il Cielo ci fa segno…

                                                                                                                     

qui una versione estesa dell’articolo:http://www.pensareildiritto.it/la-forza-dei-misteri-nella-lotta-contro-i-pericoli/

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