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40 Tommaso Moro(n.2) : le imprevedibili risorse: trasfigurare il male, la difesa dell’Essenziale

A ciascuno il compito di trasformare le proprie ferite in punti di inserimento per le ali
(J.Sulivan)

 

Tommaso Moro: trasformare il passato negativo, trovare il coraggio di una testimonianza tra fede e diritto

Riprendendo il post precedente si evidenziano qui alcuni atteggiamenti dell’avvocato e statista Tommaso Moro che possono giovare anche al difensore contemporaneo, sia avvocato qualificato o meno: per trasformare il passato e/o per comprendere l’importanza del suo ruolo.

 3 Il suo commento con riferimento al patriarca Giuseppe 

in una sua preghiera Tommaso Moro ha sottolineato un singolare possibile rovesciamento della valutazione di un comportamento passato: anche il male, pur restando oggettivamente un male esecrabile può essere trasformato dalla vittima del male in uno strumento per realizzare un bene migliore

Secondo Tommaso Moro il patriarca Giuseppe venduto in schiavitù dai fratelli e poi capace di perdonarli ha saputo “riscattare il tempo perduto, considerare nulle le perdite delle sostanze, degli amici, della libertà”. E ha potuto  “considerare i  più accaniti nemici come i miei migliori amici. Perché i fratelli di Giuseppe non avrebbero potuto mai fargli bene maggiore, con il loro amore ed il loro affetto, di quello che gli fecero con il loro odio e la loro malizia”. In questo caso il difensore Tommaso Moro riesce a difendere pure i persecutori.

Lo farà anche in punto di morte pregando anche per il re Enrico VIII (a sinistra è ritratto con la sorella che lo visita quando è rinchiuso nella Torre di Londra). Sulla possibilità del perdono di trasformare il passato si è soffermata anche Hannah Arendt e nelle sue opere Leonardo da Vinci dove addirittura la trasformazione si proietta forse anche verso il futuro

La possibilità di trasformare, a lungo termine, creativamente  il male subíto in un bene per il futuro viene ricordata da due grandi giuristi del Novecento: Scrive Satta richiamando Capograssi: “in certe epoche della storia si operi un distacco tra l’esperienza giuridica e le altre sfere della vita, in cui l’esperienza giuridica si mette a negare e distruggere i vari ideali e beni dell’azione di cui essa è formata, e quindi se stessa. Questa autodistruzione si compie col ridursi dell’esperienza giuridica a puro e semplice apparato coattivo, a legge come vuoto comando, a costituzione come esteriore organizzazione, macchina che lavora per fini che non nascono dalla struttura stessa obiettiva del mondo concreto, ma che sono arbitrari di questo o quell’individuo, di questo o quel gruppo che attraverso le istituzioni e le forme vuote cercano di introdursi nella vita del concreto. Per questa via sono le altre forme dell’esperienza che fanno irruzione nel mondo del diritto e lo assoggettano. È l’economia, o le forze naturali della vita, come la razza e simili, o questa o quella forma di religione, o qualunque altra forma e forza della vita che assoggettano a sé l’esperienza giuridica, e la fanno servire come strumento di distruzione. Orbene, dice Capograssi, queste terribili crisi del negativo, dell’apparizione del negativo nella vita della storia, in cui l’esperienza giuridica si realizza come negativo, la negativa di se stesso, sono destinate ad avere un valore massimo nella vita dell’azione, perché da essa nasce una spinta verso il positivo. Il principio costitutivo dell’azione, brutalmente respinto dal concreto, si trasforma in ideale, nelle varie forme che storicamente ha assunto, esprime il profondo convincimento del soggetto che l’esperienza che vive nel tempo è caduca e passeggera, che tutta l’immensa costruzione della forza, la dura realtà degli ordinamenti positivi è destinata a sparire. «Basta questa profonda convinzione o credenza perché tutto il negativo dell’esperienza sia messo in forse, si riduca a pura forza, a puro fatto, cioè sia spogliato del valore di verità, sia sconsacrato e quindi subisca la peggiore delle degradazioni, la quale comincia al momento stesso del trionfo». In altre parole nella desolazione del male il bene soffocato potrebbe tornare un ideale da desiderare. Ma non è un  processo collettivo bensì una iniziativa individuale che si può estendere.

Gandhi changeCome aveva detto l’avvocato e poi statista Gandhi posso  provare ad essere il cambiamento che vorrei trovare nel mondo.

E chissà se l’ispirazione sia nata da altri: ” Chi vorrà riformare il mondo cominci da se stesso”(S. Ignazio di Loyola,  soldato ferito poi diventato fondatore dei gesuiti )

Per i giuristi: in molti casi si potrà cercare di trasformare strette professionali in opportunità di dilatare le proprie capacità qualora non sia snaturata l’attività che vogliamo svolgere, i nostri obiettivi essenziali. Gandhi peraltro anche da avvocato ha detto parole importanti, elogi sulle transazioni e su quella che può essere la vita ordinaria e, insieme, sraordinaria di ogni avvocato:

”Realizzai che la vera funzione di un avvocato era di unire le parti lacerate a pezzi…. dedicai gran parte del mio tempo… a portare avanti compromessi privati di centinaia di casi. Non persi nulla, così facendo, nemmeno del denaro, e certamente non la mia anima”(la citazione completa è nel link)

giorni: 22 giugno o Corpus Domini, festa successiva alla S.S. Trinità, 7 febbraio data di nascita di Tommaso Moro, 31 luglio Ignazio di Loyola

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