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Categorie giuridiche che resistono: il caso Liguori

6 La continuitá tra le parole di Alfonso Maria Liguori prima come giurista e poi come sacerdote


 Può essere interessante considerare la vita e le azioni di un giurista poi entrato nell’ordine religioso: Alfonso Maria Liguori.

Nasce a Napoli il 27 settembre 1696. Muore il 1 agosto 1787.

La iniziale brillante carriera forense si interruppe improvvisamente per una delusione provata in un processo giudiziario tormentato di falsità. Un fumetto ne ricostruisce la vicenda.

L’avvocato Liguori prima giurista e poi sacerdote ed educatore, è anche scrittore di libri importanti come Le glorie di Maria e Pratica di amar Gesù Cristo. Esaminiamo un brano di quest’ultima opera:


“4 Chi ama Dio patendo fa doppio guadagno per lo paradiso. Dicea S. Vincenzo de’ Paoli che in questa vita il non patire dee riputarsi per una gran disgrazia. E soggiungeva che una congregazione o persona che non patisce, ed a cui tutto il mondo applaudisce, è vicina alla caduta. Perciò S. Francesco d’Assisi in quel giorno che passava senza patire qualche croce per Dio, temeva che Dio si fosse quasi scordato di lui. — Scrive S. Giovanni Grisostomo che quando il Signore dona ad alcuno la grazia di patire, gli fa maggior grazia che se gli donasse la podestà di risuscitare i morti, perché nel far miracoli l’uomo resta debitore a Dio, ma nel patire Dio si rende debitore all’uomo. E soggiunge a che chi patisce qualche cosa per Dio, se non avesse altro dono che il poter soffrire per Dio che ama, questa sarebbe per lui una gran mercede. Pertanto dicea ch’egli stimava più la grazia di Paolo in esser incatenato per Gesù Cristo che in esser rapito al terzo cielo”

Si può notare la resistente terminologia. Resiste quella economica “Chi ama Dio patendo fa doppio guadagno” Resiste anche quella giuridica: “quando il Signore dona ad alcuno la grazia di patire, gli fa maggior grazia che se gli donasse la podestà di risuscitare i morti, perché nel far miracoli l’uomo resta debitore a Dio, ma nel patire Dio si rende debitore all’uomo”. Cambia totalmente la prestazione, illimitata, infinita. E anche la causa: prima era quella di difendere nei rapporti economici e personali, poi la difesa del complesso della persona, l’anima. Da notare che cita ancora la Dottrina: in questo caso cita S. Vincenzo, S. Francesco e S. Giovanni Crisostomo, sono anche altri casi in cui il Liguori processualista continua da operare anche nella sua riflessione di religioso. Sono i casi in cui esamina il Giudizio Finale.

L’anima, categoria spirituale è diventata una categoria anche nel campo della comunicazione della psicologia oggi. E quindi accade anche il caso in cui categorie spirituali diventano categorie nell’ambito della psicologia e del coaching con la distinzione tra anima e ego fatta da un giurista costituzionalista ora dedito alla comunicazione e alla formazione, Mauro Scardovelli che equipara l’anima alla Costituzione

Applicazioni: se c’è amore in quello che si fa non si perde tempo resta un collegamento tra situazioni molto diverse e si puó comprendere che le categorie di fondo sono spesso le stesse. Questo succede e può essere occasione di geniali collegamenti anche se coloro che non sono abituati a cambiare visione non riconoscono queste presenze costanti. Per i giuristi conoscere il mistero e l’infinito che deve o dovrebbe appartenere al mondo spirituale è l’occasione per trovare un fondamento o un orientamento alla attività pratica. Per i religiosi l’ordine e la concretezza che è propria o dovrebbe essere propria ai giuristi è un modo per comprendere l’ambiente in cui si trovano, il funzionamento dello Stato, la sua competenza, i suoi poteri e limiti nell’ordinare la vita delle persone. Tra i diversi ambiti, quello giuridico e quello religiosi vi può essere quindi”fecondità reciproca” (Card. Attilio Nicora). Lo mostrano i principi deontologici indicati dallo stesso Liguori e la feconditá del pensiero del magistrato Rosario Livatino.

giorni: 1 agosto (S.Alfonso Maria Liguori)

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