Articoli, Possibilità

La vittima e la folla di Renè Girard: un’opera ed un distinguo per fondare la difesa, anche davanti al martire Stefano

Riduci le cose alle loro verità fondamentali e ragiona da lì.

(Elon Musk)

 

Nei primi mesi del 1999  ero a Bassano alla libreria di Palazzo Roberti e in un cesto trovavo varie copie di

La vittima e la folla, la raccolta di saggi dell’antropologo Renè Girard tradotta e curata dal filosofo Giuseppe Fornari. Dopo qualche titubanza (di Girard avevo già Delle cose nascoste dalla fondazione del mondo) l’ho acquistata. Quel saggio potente  Lapidazioni (Stonings) mi lasciò sconvolto. Qui di seguito una sintesi. Girard  esamina nel corso della storia l’omicidio collettivo, un processo inconsapevole che coinvolge un gruppo inconsapevole di esseri umani, in varie epoche. Girard analizza prima  un racconto di Filostrato su Apollonio di Tiana del III secolo. A Efeso la folla viene aizzata dal “guru” Apollonio  contro un vecchio cieco mendicante  ritenuto responsabile dell’epidemia in Efeso e rende possibile, nell’immaginazione indotta anche dalla folla, la sua considerazione  di pericolo pubblico con “occhi pieni di fuoco”. Segue la sua lapidazione ed  il rinvenimento sotto i sassi di un grande cane rabbioso.  Quindi viene eretta  una statua al dio Eracle sul luogo dell’assassinio. In questo racconto anomalo  emergono tracce evidenti della “pistola fumante” coperta nel mito: cioè il mascheramento dell’omicidio collettivo di una vittima innocente con false accuse basate su differenze accidentali della vittima (deformità, povertà, etnie ecc.). Girard poi esamina un racconto biblico (nel libro di Daniele al capitolo 13):  la  mancata lapidazione di Susanna accusata di atti di tradimento del coniuge proprio dai vecchioni che la spiavano e volevano abusare di lei.  I vecchioni da lei respinti nonostante le loro minacce di morte accusano formalmente Susanna e  vogliono uccidere in forza della loro autorità Susanna che chiede aiuto a Dio.  Allora “Mentre Susanna era condotta a morte il Signore suscitò il santo spirito di un giovinetto chiamato Daniele“(Daniele 13,44). Daniele  chiede un processo vero e procede ad  una cross examination dei due anziani: esamina prima un vecchione per farsi dire sotto che tipo di albero era Susanna e poi separatamente l’altro vecchione ottenendo risposte diverse. Così riesce a salvare Susanna.

Poi Girard  esamina la mancata lapidazione dell’adultera nel Vangelo con i loro occhi “iniettati di sangue” e la capacità di Gesù, scrivendo per terra, di evitarne lo sguardo. Evidenzia il peso della prima pietra nella proverbiale frase di Cristo: è più difficile da lanciare perché chi la vuole lanciare non ha nessun modello da imitare.

Infine Girard riporta  il discorso e la lapidazione di Stefano. «”O gente testarda e pagana nel  cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza  allo Spirito Santo! Come  i vostri padri, così anche voi! Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato ? Uccisero perfino quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale ora voi siete divenuti  traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge per mano  dagli angeli e non l’avete osservata”. «All’udire queste cose parole, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. «Ma, Stefano,  pieno dello Spirito Santo,  fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava in piedi alla destra di Dio, e disse: “Ecco,io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio”. Proruppero allora in grida altissime  turandosi gli orecchi, poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono  fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il mantello ai piedi di un giovane chiamato Saulo» (Atti, 7, 51-58).

Girard scrive che ” riassume l’intero processo di rivelazione cristiana, mediante un’ulteriore scena di lapidazione” ed esamina il significato e la densità della parola martire “sia nel senso greco di martyr cioè testimone della verità sia nel senso cristiano della vittima la cui innocenza non può essere negata”.  Girard riprende quanto scritto in  Delle Cose nascoste (p.212 ss). Si tratta di una difesa eccezionale di vittime non riconosciute come tali e tale difesa  non può venire meramente dall’uomo coinvolto sempre in processi esclusione e capro espiatorio in cui solo un’autentica ispirazione divina può essere coscienza e freno. Da lì per ogni uomo avvertito rimane fuoco inestinguibile… Si tratta di un distinguo tra la folla e la vittima. “Dio non sta mai dalla parte della folla” avrebbe poi detto Renè Girard.

Per i giuristi: Daniele è un grande modello sia per la sua ispirazione nel lasciarsi trovare dalla verità, nel vedere la vittima,  sia nel seguire la verità  contro la folla, sia nella cross examination. Il distinguo è l’ultima risorsa per un giurista secondo Francesco Galgano (foto), il famoso giurista di impronta positivistica, il mio  professore di diritto privato*, autore  di libri di diritto commerciale e privato adottati in tutte le università. Galgano ha scritto del distinguo in Il rovescio del diritto (qui  sopra invece con Girard abbiamo rovesciato il mito). Nel caso di Girard il distinguo tra la folla e la vittima mi pare la prima risorsa capace di rivelare la verità e poi ridare un significato nuovo a situazioni che rischiano di diventare solo noiose o insopportabili. Mi sembra che il distinguo fatto da Girard sia ineludibile per fondare una buona difesa, poi bisognerà avere la consapevolezza della mobilità di persone e   scenari e quindi del rischio di vittimismo

Approfondimenti:

Poi incontrando i maggiori studiosi sul tema e leggendo le varie opere di Girard c’è stato qualche sviluppo dell’idea tra cui:

il ruolo di vittima e folla nel quotidiano è spesso frammentato e mobile;

sia il mito sia l’oggetto del desiderio sia azione  sono necessari per aiutare a raccogliere le forze umane;

il ruolo del mediatore nel desiderio umano  è decisivo;

la teoria mimetica aiuta ma potrebbe essere l’ultima diavoleria qualora ci limitassimo al gusto intellettuale di vedere la vittima senza aiutarla, senza farne esperienza, in comunione con lei.

Il prof. Giuseppe Fornari curatore di La vittima e la folla dapprima con una serie di varianti e poi con una formulazione autonoma ha elaborato la teoria della mediazione estatica oggettuale da ultimo in Mito, tragedia e filosofia. 

giorno : S.Stefano( 26 dicembre),  si ricorda il profeta Daniele il 21 luglio.

Stato: bozza da rivedere

*Ricordo Galgano nelle lezioni di diritto privato, molto  autorevole ma nell’atteggiamento un po’  triste che non comunicava entusiasmo, forse perché prendeva atto nelle dispute della predominante  forza del mercato. Ne avrebbe parlato nel suo libretto Il rovescio del diritto da cui è tratto il principio del distinguo.

 


		

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *