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Cercare i risolutori di problemi

Da Elon Musk ai Bonaventura. la bona ventura di  Alcaraz, la nobiltà secondo Sinner e Versace

 

“Look for problem solvers”(Elon Musk)

Sommario: Il Bonaventura milionario. La differenza dei solutori di problemi chiesti da Musk. Un Bonaventura con uno speciale fondamento

(n.170 agg.to 15 luglio 2025)

Da piccino piccino ricordo, anche in TV, il signor Bonaventura… era simpatico, leggero, comico,  ottimista che diventava milionario… gli ha dedicato anche un libro Adelphi… bene per le pause… meno per le cause… ma aveva dei grandi meriti: era un difensore delle persone e un risolutore di problemi.   Ci si può limitare nel lavoro solo ad un aspetto del problema di cui si è competenti senza vedere gli altri. Non si andrà lontano, mancherà quello sguardo di insieme capace di tenere insieme un orizzonte attraente e durevole: non serve solo la risposta ad un quesito ma un solutore di problemi alla fine capace di suggerire una sequenza specifica. Vale anche nelle law firm tra avvocati, serve una coordinazione dei vari apporti, una figura di raccordo come una di quelle che ha sempre cercato l’imprenditore Elon Musk nella sua strategia

In Bonaventura dei cartoni animati tuttavia  c’era un limite.  Cioè non ti faceva vedere la fatica di risolvere i problemi. Valeva per i bambini. Li rassicurava, si sentivano protetti guardandolo alla TV. Erano tranquillizzati.  Erano i genitori a risolvere i problemi

Divenuti più adulti ci serve ancora un   Musk che ci dice come  occorra alle volte  avere molta forza, “fissare gli abissi e ingoiare vetro”. Un tempo si parlava di fortezza, oggi di resilienza e forse la resistenza è ancora più debole e così vale la regola del rinvio. E non sempre è facile avere questa forza nonostante il miraggio del successo e della ricchezza. Con un orizzonte minimalista non servono sempre tante risorse, ma se fai qualcosa non la puoi fare a metà. 

Nella società liquida, nel lavoro affannoso  dunque è meglio ripensare ad un altro Bonaventura che ha mostrato un duro ma salutare percorso, un invito a non navigare sul nulla, ad uno sforzo creativo capace di arrivare, ad una forza interiore non scalfibile. Ad un certo punto il silenzio sarà salutare, come luogo per ascoltare la vittima sofferente disposti anche a prenderne il posto. Il monaco Bonaventura riuscì a collocare le varie arti e i mestieri in rapporto al Divino e quindi a dar loro un particolare  fondamento. Ne sono illuminate: hanno un senso e ricevono un senso dal Padre della luce. Questo avviene, come mostra la pittura luminosa di Caravaggio,  soprattutto nei punti più difficili quando le cose si intersecano tra loro e occorrono appunto quelle figure chiave sopra indicate  che affrontano le croci. Si dirà che è un ordine fondato sulla credenza religiosa. Senza dubbio sembra necessaria ma la parola religione è formata da due parole: “re” che vuol dire  cosa e “ligio” che unisce,   e si può applicare come relazione antropologica, non solo come  professione o credenza religiosa. E basta riflettere un attimo su come  il divino possa essere inteso in vari modi (Padre e amore nella concezione Cristiana, insieme di valori e concezioni laiche tendenzialmente unite nell’attenzione alla persona, e costituzionali, tutte ri-costitutive della persona)  e  capire come il problema e la soluzione di Bonaventura valga tendenzialmente per tutti. Ognuno poi riterrà la propria soluzione quella più giusta, inclusiva, concreta e profonda. La forza dipenderà dall’accettazione dei momenti di difficoltà, con pazienza

Personalmente penso ci siano  differenze non sempre percepite dai credenti che non comprendono come la propria fede religiosa possa essere non solo un fondamento a cui ci si affida, una persona  che  mi ama, ma anche un supplemento di conoscenza antropologico, altrettanto da sperimentare, da portare:  una luce più forte che illumina molto, anche quello che non voglio vedere.

Nella sua ultima conferenza fatta in Italia Renè Girard ha detto: “è tempo di dare alla teologia cristiana l’antropologia che merita”

Ma nessuna teoria può bastare, c’è sempre la fatica di incontrare i propri limiti e quelli degli altri. Come superarli allora?: a partire da quanto ci è possibile, nella gratitudine ma non è sufficente. Il tennista Carlos Alcaraz ci mostra anche il suo segreto per riuscire a vincere Parigi e Wimbledon nel 2024. Pochi si sono accorti di questa affermazione, scoraggiante per gli avversari:

Era successo quando aveva sconfitto il nuovo n.1 del mondo, Sinner, a Parigi nel 2024:
“Devi sapertela anche godere la sofferenza” https://it.tennistemple.com/…/alcaraz-ha-imparato-ad…
E vedere il traguardo in quell’ostacolo, lì c’è la realizzazione del mio  contributo specifico  
cercando le migliori motivazioni

nel 2025 il fuoco di Alcaraz non si è spento ripassando eroicamente su Parigi ma il vento ha poi accolto chi ha saputo attenderlo, con i suoi collaboratori a Wimbledon: Sinner. Aggiornando queste note nel 2026 si constata la forza di Sinner che si è risollevata dal problema, questa volta fisico, presentatosi ancora a Parigi

C’è in questo comportamento che umilmente impara e chiede aiuto al suo team, accetta anche lui su di sè la sofferenza necessaria ma non fa la vittima. Riesce a farsi attraversare da una forza più grande delle occasioni mancate, dei rimpianti, dei rimorsi, una forza vera che rovescia  l’energia inutile, un’energia  che perdona il prigioniero e lo libera. Lo sviluppo della rabbiosa e nobile vendetta di Connors del 1978

Il Fuoco di Alcaraz, il Vento su Sinner: misteri sul Centrale, da Parigi a Londra

Ne parlava un grande stilista ucciso 27 anni fa, Gianni Versace:

Aggiornando queste note nel 2026, sviluppando quanto detto da Gianni Versace,   la differenza la fa anzitutto il cuore da cui si generano le buone azioni e, se ben accompagnato, possono nascere  le migliori scelte, dunque le migliori azioni. Quale cuore? Quello che ben istruito sa riconoscere di essere amato, indipendentemente da quanto si fa o si ha, spesso mediante un’esperienza non facilmente trasmissibile

 

Giorni: 15 luglio (S.Bonaventura)