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La crisi sanitaria e il suggerimento divino in Capograssi

 

Il 27 marzo 1920 Giuseppe Capograssi scriveva alla fidanzata in uno dei carteggi più importanti del Novecento. Esattamente 100  anni dopo, in piena pandemia, un discorso importante è stato rivolto alla Nazione dal Presidente Mattarella alla Nazione per il corona virus. Capograssi, scrivendo  alla fidanzata Giulia, esprimeva un invito a guardare alla sorgente della vita, prima fonte di quella “unità e coesione” a cui si è riferito Mattarella:

 

 

“Per spiegare al mondo la vita, Giulia mia, occorre la vita… e l’uomo la vita non l’ha… non la può riprodurre nel suo inimitabile processo…  L’uomo però può avere la Vita, la Vita eterna. Ma spesso non la vuole”.

Mattarella di fronte alla pandemia non ha fatto un esplicito riferimento al Dio in cui crede. Certo in quel giorno si è espresso autorevolmente il Papa ma in Italia e in Europa certi riferimenti sono demonizzati, nonostante il rischio evidente del contrappasso. Capograssi lo faceva espressamente e invitava a guardare ai limiti umani e al  fondamento trascendente della vita, al Divino, sorgente di ogni incoraggiamento e slancio nella sua visione di credente.

 

 

In questi giorni questa invocazione a Dio  è stato lanciata da altro Presidente della Repubblica, non in Europa ma in Paraguay:

 

“Ho fede in Dio, nel suo potere, nella sua misericordia”E ha citato la Scritture: “la Parola dice: Isaia capitolo 41 versetto 10:  “Non temere perché io sono con te””. Si tratta di un discorso che in Italia verrebbe criticato in quanto rappresenterebbe  solo i credenti. Sarebbe ritenuto un discorso fondamentalista, anche conoscendo i limiti spesso  più evidenti nelle politiche del Sud America (sotto, nell’approfondimento, i limiti dei discorsi non attuati). A ben guardare però, con spirito propositivo  la parola Dio assorbe una serie di valori che possono essere fatti propri anche da ogni cittadino in quanto riportati nella Costituzione Italiana. A livello psicologico la parola Dio  può richiamare la riunione e l’intreccio delle forze propositive nelle persone e quindi favorisce l’unità e la coesione che si vuole  promuovere. Infatti, con termini talvolta diversi, il divino viene evocato anche in ambiti diversi dall’ambito religioso come nel counselling (consulenza e corsi di formazione personale). Cosa accomuna il Dio invocato e i migliori valori anche di chi non crede? Una forza che riconosce e protegge le persone, quelle più indifese: le vittime innocenti. Riprende vita in questo contesto una parola accantonata o brutalizzata dai mass media: la verità

E non basta vedere le vittime, ci vuole una coscienza pronta a prendersene cura, pronta ad amare. La risposta si può trovare non fuori ma dentro.  Lo ha ribadito,  richiamando la coscienza,  una filosofa indiana qui ripresa in un recente video: link . Lo hanno affermato anche  i migliori scienziati, anche non credenti, che convergono sulla necessità di un’etica.

 

Applicazioni pratiche: con questa consapevolezza nel 2019 sono andato  al carcere di Vicenza con una organizzazione religiosa di volontariato per  distribuire ai carcerati  la matita con sopra inciso lo stesso versetto biblico citato dal Presidente del Paraguay: si trattava di uno strumento di protezione di valori comuni evocati da quella parola e testimoniati in concreto da chi entrava nelle carceri e che con la loro fede credevano al passo in cui Dio si identifica con il carcerato.

Sotto la pressione, sotto la rivelazione di una crisi che la pandemia rende evidente a livello fisico, si può cercare di andare al di là delle etichette e si può comunicare e credere  non in ciò che divide ma in ciò che, nella fiducia nei migliori, comuni valori,  riunisce e porta allo slancio comune nella difesa della vita. Sarà onere di tutti, credenti e non credenti, cercare di interpretare in forma costruttiva anche i messaggi che sono un po’ diversi dai propri cogliendo la loro forza ri-nascente. E in ogni operazione di raccordo, dentro le inevitabili mortificazioni bisognerà essere consapevoli dei propri limiti (“…voi non volete venire a me che porto a voi la vita. Come potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri…” Gv 5,40 e 44) 

  1. Anche nell’esperienza tra legali la capacità di comunicare e fare iniziative comuni si basa sul riuscire ad trovare, al di là della lettera, un linguaggio  sostanzialmente comune tra le diverse posizioni. Il grande giurista Carnelutti (in Vita di avvocato) invitava i legali  a essere “cerniera” tra diverse  parti e per questo raccomandava l’amicizia tra di loro.

 

Approfondimenti

Idee e esperienze di comunione come Dio, patria e famiglia sono elementi in cui tutti possono credere in momenti di crisi: cosa vogliano dire in concreto sarà in parte diverso in base ai differenti orientamenti. Sarà importante che siano fattore di raccoglimento e non di discriminazione. Questi valori sono la forza aggregante di cui c’è bisogno,   Non a caso lo stesso Stalin durante la seconda guerra mondiale, per fermare i tedeschi, anche in base a particolari comunicazioni che ricevette,  fece riaprire Chiese e monasteri e promosse nei luoghi di guerra processioni sotto la protezione della Madre di DioCredere, invocare, comunicare Dio nel modo di Capograssi (non solo nelle lettere private ma anche nei suoi saggi pubblicati)  può  rafforzare chi già crede. Per chi non crede il messaggio può essere un elemento di confronto  o struggente richiamo verso certi valori. Se uno non crede alla tradizione giudaico cristiana o ad altra tradizione religiosa potrà riflettere su quello in cui crede, non basta essere a favore della scienza. La scienza non ha risposte alle domande fondamentali sull’origine e sul destino dell’uomo, sul perché e il suo significato. Chi, come Capograssi si appoggia ad una Tradizione, di regola, rinforza questo credo nei valori perché è consapevole di non essere solo. Ma ha scritto che non si  deve guardare con superiorità a chi non avverte lo stesso richiamo o lo stesso modo di credere, piuttosto si deve sentire la responsabilità di essere stato raggiunto dalla fede, dall’amore, dalla speranza, che si riesce ad cogliere. Ognuno  potrà comunicare senza illudersi di far cambiare idea al suo interlocutore ma nella comunicazione, nella fedeltà al messaggio si realizzerà la sua testimonianza. Il credente accetterà le critiche consapevole che possono contenere la correzione o lo sviluppo di quello che testimonia.(Capograssi scriveva a riguardo di una purificazione).   In questo modo potrà meglio fondare, supportare e qualificare, anche con la verità in cui crede,  i valori del bene comune. Resta il rischio dell’ipocrisia (cioè di credere e sapere senza vivere) ma appartiene anche a qualsiasi  sistema di valori (credente o ateo) e di governo: tutti i valori  possono essere enunciati ma non vissuti. Ma in un cristianesimo che sa confrontarsi con la contemporaneità  e cerca di di diventare esperienza di vita  c’è la consapevolezza sia della gioia di vivere questi valori sia della difficoltà di viverli sempre (la croce)  e il tentativo di superare queste difficoltà continuamente, invocando la Grazia. In questa resistente esperienza c’è la testimonianza più alta.

Una canzone popolare può servire da esempio di richiamo unificante: Credo negli esseri umani di Marco Mengoni.

C’è uno slancio che ci riunisce su un credo nelle potenzialitá umane. Si potrebbe approfondire cosa voglia dire sul piano storico l’elemento umano e cosa lo distingua dall’animale (e ci sono alcune ipotesi che uniscono la possibilità di  concepire l’uomo solo insieme alla capacitá di pensare il divino o l’infinito). Nella stessa canzone c’è anche la consapevolezza dei limiti umani e quindi verso la fine si invoca il fattore trainante  e unificante. “l’amore  ha vinto, vince e vincerà”. E anche lì si entra in un’altra invocazione che riunisce, con una buona interpretazione, al di là delle etichette credenti o non credenti. Per i credenti parlare d’amore è l’equivalente di parlare di Dio (“Dio è amore”Prima Lettera di Giovanni 4,8). Poi sarà interpretato tenendo presente anche una serie di regole di responsabilità che sono vissute da una piccola minoranza. Per i non credenti, alla luce di una legislazione ridotta ai minimi termini, resta Il baluardo dei principi etici avvertiti da poche persone. Su entrambe le categorie di happy few pesa il main stream del seppellimento della Verità, una luce spesso  sepolta o nascosta capace comunque di emanare radiazioni benefiche per chi ne avverte l’infinito richiamo.

Temi: crisi, pandemia, la fede esplicita di Capograssi, il Divino, la verità,  la cerniera di Carnelutti, Mengoni

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