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Con Caravaggio tra gli avvocati a Vicenza: la resistenza di una luce nel buio (2013-2014)

Luci resistenti

Affrontando alcune questioni spinose sul lavoro in questi giorni mi è venuto in mente un quadro di Caravaggio in mostra a Vicenza nel 2013 presso una banca. Nella prima conferenza dedicata a Caravaggio il 18 ottobre 2013 che abbiamo fatto a Vicenza tra gli avvocati è emerso che questo artista ha vissuto questioni estremamente spinose e piene di tensione. Nella conferenza che ne ha fatto il professore Giuseppe Fornari (che insegna storia della filosofia rinascimentale a Verona e ha scritto un libro su Caravaggio) è emerso che la caratteristica principale di Caravaggio non è tanto il realismo con il quale si tenderebbe a  vedere nel grande pittore come una sorta di antesignano della fotografia. C’è prima la capacità di far emergere proprio nei momenti più difficili più fastidiosi e angoscianti, nel buio,  una luce che li illumina. Come se arrivasse una bellezza che non appartiene a questo mondo. Dentro questa tensione arriva anche la luce. Forse per questo i suoi dipinti sono  così vivi e indimenticabili. Caravaggio non raffigura solo il soggetto sacro ma una parte di se stesso o addirittura la sua persona. Come nel Seppellimento di S.Lucia  Attraverso anche la sua dolorosa esperienza interfacciandosi con il messaggio cristiano Caravaggio sembra dirci: “Non sarà facile ma ne vale la pena”.

Qualcuno potrà obiettare  che si tratta di proiezioni  critiche su Caravaggio e non hanno riscontro reale. Ma la luce che passa nei suoi dipinti(ad esempio nella Vocazione di S.Matteo, riportata nell’agenda del 2017) non è di tipo naturale  E sono in molti a testimoniare queste presenze che si fanno vive nell’esistenza di una persona, con grande bellezza nonostante il dolore  che non si allontana mai. Come emerse da una rivelazione di  un grande mistico, Silvano del Monte Athos: “resta agli inferi e non disperare”. Come emerge  da grandi quadri che sembrano solo di mera gioia come la Madonna Benois di Leonardo

Nel giorno di San Tommaso ricordo qui l’incredulità di San Tommaso uno dei dipinti più duri di Caravaggio. In questo si ricorda un gesto particolare che non sappiamo se si è verificato esattamente così nella realtà ma ha un grande significato. Ricorda che qualcuno ha cercato di credere mettendosi alla prova e fortificando alla fine se stesso e le persone a venire. Poi il gesto di Tommaso impresso  del dipinto di Caravaggio,  segno di chi  è andato fino in fondo, per una eterogenesi dei fini, ha una forte rilevanza  probatoria per i secoli a venire, sulla consistenza di certi avvenimenti. Questo gesto ci aiuta a sperare e a pensare che certi eventi si possono rinnovare anche nella nostra vita.

Alle volte basta constatare, come Tommaso,  certi effetti maligni e violenti e non escludere, con fiducia e volontà di approfondire,  che in mezzo ci sia (stato)anche lo spazio per un  incontro con chi vi ha resistito, dentro la violenza, nell’amore. Dando  spazio a  a quanto afferma Italo  Calvino: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce ne è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Tensioni e luci tra i giuristi: anche tra i grandi giuristi del Novecento c’è stata questa continua esperienza di persone attraversate dal dolore e dalla speranza

Giuseppe Capograssi ha fatto un’esperienza del genere quando nella sua opera più famosa  Introduzione alla vita etica parlava di accollarsi tutto il male del mondo “tutto il sacrificio… qui mi sento risorgere”.

Carl Schmitt ha scritto che “La storia è un processo che si genera attraverso mancanza, privazione e fortificante impotenza”

Analoga esperienza l’ha avuta Francesco Carnelutti quando parlava di umiliazioni che diventavano esperienze liberatorie, liberazioni link.

Nel campo della leadership sul tema lo scrittore Stephen Covey ha  pagine molto importanti fissando come prima caratteristica della leadership e del management  la proattività cioè la capacità, di fronte alle difficoltà, di decidere quale reazione possiamo avere: tra lo stimolo e la risposta c’è la nostra possibilità di scelta. Si tratta di un principio che ha sostenuto l’esperienza dolorosissima di Viktor Frankl nei campi di concentramento tedeschi, poi diventato psicoterapeuta.

 

giorni: 3 luglio (S.Tommaso)

Stato:  bozza iniziale

Il migliore riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava ma ciò che si diventa grazie ad essa (John Ruskin (1819 1900)

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