L’incontro con l’Infinito. Lo slancio donato secondo Carnelutti
Il fatto fondamentale della storia dell’individuo è che l’individuo dispera del finito e chiede aiuto…
Tutto il sacrificio che la storia richiede, e che la vita mi domanda ogni giorno… trasformarlo come offerta di accettazione e di giustizia… Ed è offerta per me e per tutti. Accollo da parte mia della colpa e della croce di tutti. Qui mi sento risorgere…(G.CAPOGRASSI)
(aggiornamento del 6 aprile 2024, inizio revisione il 29 luglio 2025)
Sommario: I.La sorgente. II.La speranza. III.Indizi. IV Esperienza analoga
Come Francesco Carnelutti anche Giuseppe Capograssi, uno dei primi membri della Corte Costituzionale e grande filosofo del diritto, ha una forte fede religiosa cristiana e, a più riprese, nei suoi scritti, mostra di credere nella resurrezione.
I. La sorgente: la sua fede è stata acquisita con una esperienza nella lettura dell’Epistolario ascetico di Antonio Rosmini
La fede è stata condivisa con la fidanzata Giulia Ravaglia, descritta in 5 anni di carteggi quotidiani
II La speranza: Alla fine di una lunga Analisi dell’esperienza comune la fede soccorre ai limiti umani.
Capograssi trova la Speranza nel libro di Giobbe e scrive: “come Giobbe il soggetto nell’ombra stessa della morte pronuncia la parola della vita: Scio quod Redemptor meus vivit. Qui col desiderio e la speranza di un nuovo principio di vita all’azione umana veramente finisce. Solo Dio può continuarla e Cristo la continua” Come può Capograssi scriverlo così perentoriamente?
III. Indizi Qui riporto alcuni indizi di resurrezione che emergono dalla sua esperienza di vita e letteraria
1.Esigenza e risposta: “Il fatto fondamentale della storia dell’individuo è che l’individuo dispera del finito e chiede aiuto ” e la risposta la trova in scrittori e protagonisti della storia come Antonio Rosmini, Giuseppe Mazzini (G.CAPOGRASSI Introduzione alla vita etica in La vita etica Bompiani p. 167). e il filosofo Vico (” l’uomo desidera una cosa superiore che lo sorregga; una cosa superiore è Iddio; e questi è il lume che Dio ha sparso sopra tutti gli uomini (ivi, cit p. 176)
2. Risposta ai bisogni fondamentali. L’esperienza di fede e amore è condivisa con la fidanzata Giulia Ravaglia, in 5 anni di carteggio quotidiano prima del matrimonio. La stessa esperienza è stata condivisa con altri. La resurrezione risponde ai tre bisogni fondamentali, altrimenti frustrati: l’amicizia, la speranza e l’uguaglianza (da intendersi alla luce della giustizia di Capograssi: prima è missione individuale di dare, di contribuire e poi c’è effetto anche distributivo per cui dà a ciascuno il suo).
3. Esperienza analoga, pratica all’esperienza di Cristo: l’accollo del male degli uomini, con la novità di essere esemplare e ripetibile:
“Tutto il sacrificio che la storia richiede, e che la vita mi domanda ogni giorno…trasformarlo come offerta di accettazione e di giustizia… Ed offerta per me e per tutti. Accollo da parte mia della colpa e della croce di tutti. Qui mi sento risorgere…”(G.CAPOGRASSI Introduzione alla vita etica in La vita etica Bompiani p.214). Si delinea un dinamismo autosacrificale che Capograssi vive sulla sua pelle.”… Pasqua… passata in mezzo a questi benedetti, aspri, atroci dolori… ma bisogna veramente imparare da lui… veramente avere davanti questo divino Esemplare e non gloriarsi, come dice S.Paolo, se non nella croce di Dio” (una lettera del 17 aprile 1922).
4 la dinamica è già presente. la resurrezione riflette la dinamica di trasformazione dell’universo: ” in questo mondo che sparisce ma rinasce, che dimostra una così profonda volontà di vita… di resurrezione, l’anima deve vivere, deve fiorire, aspettando la sua” (lettera dell’8 aprile 1923). L’infinito si innesta anche nelle dinamiche umane ed è incontenibile. Capograssi studioso del conterraneo Leopardi condivideva la passione per l’infinito. Nonostante la crisi, nella crisi.
Capograssi nella fede può essere accostato alla grande scrittrice Cristina Campo. I due scrittori hanno almeno tre elementi in comune. Un elemento formale è costituito da due epistolari pubblicati postumi, entrambi testimonianza di fede e cultura: per Capograssi nei Pensieri a Giulia, per la Campo in Lettere a Mita. Poi c’è un elemento sostanziale in comune: la loro fede più che essere ragionevole (come in Carnelutti) emerge, esplode nelle dinamiche stesse della esperienze di una vita. Il terzo elemento è la concezione dell’arte: “Infinito nel finito”.
Come è accaduto a Pasqua: “…ognuno di noi cerca di opprimere sotto la pietra enorme della propria superbia, del proprio egoismo il Signore Santo e Misericordioso, il Signore pieno di Amore: ognuno di noi cerca di mettere attorno al proprio cuore i soldati a guardia all’immane sasso attorno al proprio cuore che chiude il grande Signore dell’Amore. Ma la Misericordia compie il suo miracolo, spezza la pietra, rovescia i soldati, il suo sepolcro e conquista l’anima immortale” (G.Capograssi a Giulia Ravaglia 11.IV.1921)
Per questo l’emozione di Cristina Campo davanti ad una delle icone della Resurrezione, potrebbe essere quella di Giuseppe Capograssi.
“C’è una Resurrezione di Paolo Uccello che è come l’ esplosione di un cratere in fondo al mare – morte e vita strette in una vertigine tale che persino gli elementi sembrano penetrare l’ uno nell’altro: roccia acqua e vento… e la superficie terrestre, con l’ esplosione dei suoi frutti e fiori, si è fatta tunica di quel Cristo a piedi legati, che esplode in alto, fisso come un sole…”(da Lettere a Mita).
Da non dimenticare la fatica per sforzarsi di lasciar entrare gli elementi vitali: sforzarsi per lasciarsi trovare direbbe Rosmini, che risponde ai tre bisogni fondamentali dell’individuo (eguaglianza nel dare un contributo, amicizia e speranza secondo Capograssi)
Questa comunione in Cristo può riunire le persone, le quali anche se sorelle di sangue possono essere di comportamenti opposti, come Marta e Maria (Gv 11:1-44)
Peraltro proprio il fratello di Marta e Maria, Lazzaro, che non ha evidenziato un particolare comportamento attivo nel Vangelo assume la massima rilevanza per tutte le altre persone in quanto risorto dai morti per intervento di Gesù Cristo. La vicenda prima anonima di una persona malata diventa, in Cristo, la prova più forte di una energia capace di vincere l’oscurità. Si dirà che l’episodio è narrato dal solo Vangelo di Giovanni e quindi ha una storicità dubbia tuttavia ha comunque un fortissimo significato spirituale in cui il Cristo sollecita ognuno ad uscire dalle proprie tane, dalle proprie zone di comfort secondo la speciale chiamata di Cristo(ben evidente nella nella resurrezione di Sebastiano del piombo). In ogni caso il potere di Cristo, vero uomo e vero Dio, non è in dubbio: lo avvalora la vicenda della resurrezione della figlia di Giairo che ha una maggiore storicità in quanto narrata in 3 Vangeli (Marco 5,21-43, Matteo 9,18-26, Luca 8,40-56). Eventuali piccole discordanze testimoniali sono la regola, come spiegava il detective che ha analizzato con tecniche moderne i racconti del Vangeli. Sembra esserci, specie per chi riceve la fede, quella energia per cui, alla fine, Henry Bergson scriveva (cito a memoria e in sintesi): “Se veramente fossimo sicuri di sopravvivere la gioia supererebbe ogni paura” Carnelutti sottolinea che che mentre alla alla figlia di Giairo Gesù ha donato la la caduca vita precedente al piccolo uomo che confidi in Lui Cristo ha donato la sua, immortale, segreto del coraggio.
(fig: il rosone del Duomo di Firenze)
stato: bozza in revisione
giorni: pasquali e di riflessione davanti alla morte, 28 luglio (S. Marta, Maria e Lazzaro)
Approfondimenti:
150. Oltre la morte: gli indizi di Carnelutti(n.1)


