Possibilità

19 Trovare la forza per sostenere una difesa problematica: dall’arte di Michelangelo al protonotaio Gaetano un importante suggerimento

Come costruire l’amicizia con l’assistito,  il suggerimento di Carnelutti

Quali avvocati abbiamo la possibilità di scegliere chi difendere. Possiamo usare anche  un certo metodo,  consapevoli che le circostanze impongono una continuo assestamento del metodo, non della direzione. Una volta deciso di sostenere una persona c’è comunque il problema di valutare la continuità del rapporto, specie quando ci sono oggettive difficoltà di comunicazione. Ci sono dei rischi, e se l’assicurazione professionale li copre la stessa non dà l‘efficacia  per  migliorare la comunicazione. Se il cliente si preoccupa del legale ha vari modi per motivarlo  ma qualche volta non basta. Come fare in modo allora che lavorare sopra quella vertenza non ci porti, “a pelle”, una insofferenza ma riesca a alimentarsi delle nostre migliori energie, della nostra esperienza e dei nostri talenti?

Vediamo nell’arte se qualcuno può darci un aiuto.  Troviamo un suggerimento interessante nella grande arte italiana del Rinascimento, addirittura  Michelangelo ce lo ricorda: in certi casi anche lì sembra una questione di pelle.  Nel suo Giudizio Universale ci presenta una  strana pelle vuota.

Nell’immagine c’è un particolare del Giudizio Universale di Michelangelo: San Bartolomeo regge  nelle mani lo strumento e l’oggetto del proprio martirio: il coltello e la sua  pelle.  San Bartolomeo è stato scorticato. Il volto rappresentato nella pelle  non è quello del Santo ma è l’autoritratto dello  stesso Michelangelo (l’identificazione è stata scoperta dal medico e letterato calabrese Francesco la Cava).  Secondo alcuni storici dell’arte  Michelangelo vuole sottolineare che anche lui nella vita ha vissuto esperienze di abbandono e di martirio, infatti Michelangelo ha sofferto, tra l’altro, della prematura morte della madre, che è deceduta quando lui era ancora bambino.  Il vuoto della mancanza di amore materno lo accompagnerà per tutta la vita.

 

Anche noi nelle relazioni professionali incontriamo persone ferite, in lite con altre, con il loro “martirio”. La ferita si manifesta spesso in sfoghi ingiustificati in cui la lite è solo il punto in cui emerge una persona che si sente esposta, una tensione interiore, un dramma  non ancora risolto. Vedere questo può aiutarci a scegliere il miglior  atteggiamento  nei loro confronti.  Alla inimicizia vissuta da loro, dentro le loro relazioni personali, può rispondere, come bilanciamento, la nostra amicizia.

Lo scrive magistralmente Carnelutti. Di inimicizia e amicizia scrive  Francesco Carnelutti nel terzo  capitolo del suo libro Vita di avvocato(non più riedito ma qui leggibile nel capitolo)   spiega l’insidioso solco relazionale tra le persone nel quale si inserisce il seme professionale dell’avvocato…

Per questo, per cercare di dialogare meglio con l’assistito,  forse prima è opportuno  cercare di comprendere il suo  dramma “da amico”, oltre che “da professionista”.  Bisogna metterlo al centro, con sensibilità per il dramma dell’altro, con un altro spirito. Così  la persona che non si sente sola nel suo dramma ma compresa e sostenuta può forse migliorare il modo con cui si relaziona al legale. E così  anche la nostra “missione”  può successivamente diventare più leggera e volgere in modo costruttivo verso una soluzione. Così  l’avvocato che riconosce la ferita nell’assistito può meglio sostenere la difficile relazione interpersonale.

Un aiuto per vedere oltre e quindi il vero volto delle persone  può arrivare anche da un protonotaio del Rinascimento alla corte papale di Giulio II. Gaetano da Thiene, nobile ecclesiastico, durante una messa cui assisteva ha una visione di Maria con il bambino. Allora  vista la situazione generale della Chiesa di quel tempo pensò di rinnovarla con il suo impegno personale:  facendo un passo indietro rinuncia ruolo di protonotaio e, come semplice sacerdote,  aiutando i poveri, con altri due amici, fonda l’ordine dei teatrini.

La raffigurazione di Gaetano nella veste di nobile protonotaio e di semplice sacerdote si trova a due passi dal mio studio. Nell’antico capitello il cui ultimo restauro risale al 2012 c’è una statua donata dall’arciprete Rizzetti negli anni Quaranta che raffigura Gaetano con in braccio il Bambino Gesù. Nella pala mentre fino al 2010 si pensava vi fosse un superiore dei teatini(l’ordine fondato da Gaetano). Poi si è identificata  anche grazie alla pelliccia il  possibile carattere differenziale dei nobili  protonotai che come Gaetano scrivevano le lettere al Papa. Si sono allora confrontate  la fisionomia della persona che indossa la pelliccia con tutti gli altri ritratti di Gaetano da Thiene, anche fatti da Tiepolo.  Con l’avallo di uno degli ultimi teatini presenti a Vicenza, si è potuto concludere per l‘identificazione con S. Gaetano da Thiene.   

Nel capitello si registra tutta la storia del santo: la fase del protonotaio a sinistra, la visione della Vergine (lo sguardo rivolto in avanti può essere l’effetto di uno dei numerosi restauri)al centro e infine la statua di Gaetano con la sobria veste sacerdotale che richiama il suo impegno tra i poveri.  Dopo la visione di Maria con il bambino è come se Gaetano lo prendesse tra le braccia dalla  Vergine. Gaetano si muove verso l’essenziale. Interessante come nel dipinto di Tiepolo la trasmissione avvenga mediante S.Giuseppe.

Una frase riassume il suo impegno:”Non pensate a voi stessi, ma per amore di Gesù Cristo, dimenticate completamente voi stessi e cercate nel vostro prossimo, solo il Volto di Gesù crocifisso”.

Direbbe il giurista costituzionalista Scardovelli che si tratta di vedere nelle persone non solo l’ego tirannico, talvolta pieno di rabbia, ma anche la loro anima, il bambino ferito,  riconoscerlo  e soccorrerlo.

Applicazioni: vedere le ferite nelle persone e avviarle a processi di guarigione non fomentando l’odio può aiutare a comprendere l’assistito. Resta il problema su come l’avvocato possa a sua volta  l’avvocato sentirsi compreso. In un altro post, prossimamente.

 

2 thoughts on “19 Trovare la forza per sostenere una difesa problematica: dall’arte di Michelangelo al protonotaio Gaetano un importante suggerimento

  1. Grazie Mirco, ho sperimentato in tanti anni di professione quanto sia importante avviare, attraverso un processo giusto, un percorso di guarigione del cliente dalle terribili ferite causate dalla prepotenza di chi non sente ragione. Posso dire che solo una continua ricerca del senso di quello che accade e la pazienza nel cercare la soluzione che salvi i valori in gioco e prima di tutto quelli umani e il rispetto della persona può aiutare la relazione col cliente è il raggiungimento del Suo Vero Bene.

    1. grazie Giampietro condivido in pieno quello che hai detto. La pazienza è al centro del
      Vangelo: “Con la pazienza possiederete le vostre anime” [Lc 21,19]. Non mi ha fatto scoprire il versetto biblico un sacerdote, anche se conosco alcuni di loro che ne portano tanta, ma   Giuseppe Capograssi, il grande giurista che ha scritto pagine memorabili sul senso del diritto e sui valori che può trasmettere. Farò un post su questa virtù del Christus patiens. Grazie ancora. Questa è l’Unione che sostiene e trasmette, sulla pelle della propria esperienza, i valori. Scriverò tra poco un altro post sulla pelle di S.Bartolomeo…

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