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Nel Giudizio di Michelangelo: la pelle di Bartolomeo. Per una difesa anche dell’avvocato

Si festeggia il 24 agosto San Bartolomeo, il patrono dei conciapelli. Vediamo come mai gli è stato dato questo patrocinio.

Ricorda e illustra S.Bartolomeo anche Michelangelo nel Giudizio Universale.

Vi ho dedicato un precedente post. In  particolare del Giudizio Universale di Michelangelo: San Bartolomeo regge  nelle mani lo strumento e l’oggetto del proprio martirio: il coltello e la sua  pelle.  San Bartolomeo è stato scorticato durante i suo martirio.

Il volto rappresentato nella pelle  non è stranamente quello del Santo ma è l’autoritratto dello  stesso Michelangelo (l’identificazione è stata scoperta dal medico e letterato calabrese Francesco la Cava). 

Secondo alcuni storici dell’arte  Michelangelo vuole sottolineare che anche lui nella vita ha vissuto esperienze di abbandono e di martirio, infatti Michelangelo ha sofferto, tra l’altro, della prematura morte della madre, che è deceduta quando lui era ancora bambino. il vuoto della mancanza di amore materno lo accompagnerà per tutta la vita. Con quest’immagine il difensore può ricordare che colui che rappresenta negli atti giuridici è spesso una persona ferita. In effetti, ad esempio, certe liti ereditarie sono come uno scannatoio. Ad un ambiente ostile, all’inimicizia sofferta rimedia l’amore, l’amicizia. Una vicenda esemplare anche per gli avvocati e per ogni giurista che  se vedono le sofferenze degli assistiti possono ridare loro un aiuto relazionale,  legale ed un senso. Ben lo ricordava Carnelutti. La difesa del cliente è motivata. Il problema ulteriore è la difesa dal cliente. Resta cioè il problema su come l’avvocato che alle volte si sente scuoiato dagli incisivi fendenti degli assistiti possa a sua volta sentirsi comunque compreso e continuare a lavorare.

  1. Michelangelo, con i suoi santi muscolosi  ci ricorda che nel  combattimento, nel rischio e nella sofferenza c’è l’elevazione dei suoi santi. In particolare il difensore può allora rapportarsi, nel suo mite martirio,  al Bartolomeo  di Michelangelo. C’è  un riconoscimento immortale verso chi soffre per una giusta causa. Si dirà che l’avvocato non ha questi strumenti artistici per godere di questo riconoscimento. Ma il Giudizio morale di Michelangelo, per analogia,  si può estendere anche a lui.
  2. S.Bartolomeo nel Giudizio di Michelangelo mostra e difende la pelle “di chi lo rappresenta”(cioè di Michelangelo) . Con una analogia si potrebbe dire che  il cliente si eleva grazie all’intervento di chi lo rappresenta.  Si dirà che è una rappresentazione forzata, ideale, peraltro proiettata nell’aldilà. Ma, ammesso e non concesso che uno vi creda, si può sperare solo al di là? Non c’è anche al di qua neanche una  ricompensa? La  sofferenza di Bartolomeo nella difesa  della pelle altrui fino al punto, incalcolabile,  di sacrificare la propria, riempie di una forza resistente la sua vita e la sua croce, e lo innalza nel Giudizio di Michelangelo. C’è il riconoscimento non solo di chi ha sofferto nello scannatoio (l’assistito, il martire Bartolomeo difensore di altre persone e valori) ma anche  di chi, rappresentandolo(l’avvocato, Michelangelo difensore di Bartolomeo e di se stesso), lo ha  difeso con amore.   Non è solo una questione di fede o di analogie di funzione ma anche di un riconoscimento di un significato presente, di un servizio difficilmente sostituibile, svolto in situazioni problematiche. E per chi dicesse che la questione sembra ancora troppo ideale c’è anche di più.
  3. Come nella sofferta pittura di un capolavoro così nella sofferta difesa del difensore  una presenza è centrale: l‘amore. Francesco Carnelutti scriveva:“E non c’è una attività al mondo che valga a sperimentare l’insufficienza del giudizio meglio che l’avvocatura. Il gran monito…” non giudicate” è un seme, che  ha bisogno de terreno adatto per germogliare. L’anima di un avvocato assomiglia ad una terra arata affinché vi germogli quel seme…. Il giudice alto sul suo stallo, guarda colui che deve giudicare da lontano. L’avvocato, collocato in basso, accanto a lui, lo guarda da vicino. Né si può stare vicino ad uno sciagurato, senza vivere, molto o poco, la sua sciagura.. All’avvocatura io debbo la sfiducia nel giudizio, o la sfiducia nel diritto..insomma la sfiducia nel pensiero..ma insieme la fiducia nell’amore”  ( Francesco Carnelutti,  Vita di avvocato)
  4. Pur difficilmente riconoscibile se non tra gli artisti e le persone semplici,  l’amore diventa presente, con la sua cartina tornasole, con la sua prova:  la sofferenza offerta. Nel Giudizio Universale Michelangelo mostra la  resistente energia in Bartolomeo  che trae la forza dal modello a cui guarda: il Cristo, il braccio alzato di Cristo è il giudizio che sta per essere emesso. Chi ha dato la propria vita al servizio di altri, affrontando prima  gravi rischi, non deve temere. Anche perché quel braccio può essere la fonte di un amore che si rinnova: nel perdono.

Applicazioni: quindi, con l’aiuto di Michelangelo e Bartolomeo,  con il giusto spirito,  si trova l’alto significato di una missione difensiva sorretta da una presenza che rende spesso (nei due sensi: come aggettivo: sostanzialmente denso, e come avverbio: varie volte) il mandato degno di essere compiuto o, in certi casi, anche rinunciato.

La possibilità di trovare un piccolo margine di azione dentro le molteplici limitazioni della propria area di competenza viene ricordata in questo bel messaggio di Tiziano Terzani:

Approfondimenti: nelle Scritture: 1Pietro 4,10-11

giorni: 24 agosto

PS Una  immagine di S. Bartolomeo si trova anche nel Polittico della Chiesa della Visitazione del mio paese( fatalità grosso centro conciario) , precisamente nel punto più alto (eh), a Castello di  Arzignano.  

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