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Trasmettere il significato della propria esperienza, anche giuridica: Salvador Dalí e 2 misteri allargano questa possibilità

Tra una missione che innalza e un ausilio femminile nelle relazioni

Oggi 24 maggio 2020 la Tradizione tramanda la festa dell’Ascensione e di Maria Ausiliatrice. Le due feste sono quest’anno contemporanee e in questo tempo di crisi abbiamo bisogno di riflettere insieme su questi due misteri. Nell’Ascensione Gesù, dopo aver compiuto la sua missione si diparte dai discepoli si  affida agli stessi discepoli e a Maria la missione di continuare  la  presenza viva di Dio tra gli uomini. Il mistero di Maria Ausiliatrice ricorda lo speciale intervento della Vergine verso i fedeli che chiedono il suo aiuto. Sembrano misteri sempre più lontani e difficili da credere, specie per chi è inondato da faticose esperienze che gli richiedono di assecondare bisogni sempre più pressanti e secondo lo spirito del tempo. Più facile credere ai missili di Elon Musk e alle influencer. Eppure questi misteri possono essere  per tutti una  resistente fonte e di significato e di aiuto. A partire dall’arte possiamo incontrare questi misteri  come fosse la prima volta.

Qui sopra l’opera del grande artista contemporaneo  Salvador Dalì: L’Ascensione

“Dipinge il Cristo nell’atto stesso del suo ascendere. Sopra si apre un sole di luce gialla Il sole ha il cuore di grani che ricorda l’interno del girasole o un alveare pieno di miele. Il girasole per il suo ruotare attorno al sole, assumendone quasi le stesse caratteristiche (nel colore e nella corolla), è un simbolo e quindi un invito all’adorazione”. Al miele invece, anticamente, era attribuito un potere di rigenerazione ed è, quindi, simbolo di quell’eternità che accoglie Cristo. Il miele si associa anche agli antichi violenti sacrifici pagani (contro  una vittima) poi attraversati e rovesciati da Cristo nell’amore (con Gesù,  la vittima si offre per tutti). 

“Dalì rimase oltremodo scosso dagli eventi della seconda guerra mondiale culminati nell’esplosione della bomba atomica e fu proprio a partire da quell’evento che si avvicinò alla fede cristiana frequentando in particolare i padri carmelitani. Agli anni 50 del 1900 risalgono, infatti, molte opere religiose dell’artista.

Cristo ascende al cielo quasi con lo stesso dinamismo cosmico della bomba di Hiroshima, un dinamismo questa volta positivo e non distruttivo. A differenza di Duda Gracz, per Dalì Cristo, benché mantenga la posizione del crocefisso, non ha piaghe poiché nella sua ascesa, ciò che lo regge è ormai l’amore assoluto (l’adorazione) per il Padre. Lo sguardo di Cristo è rivolto verso il Padre e lo Spirito Santo che sono confinati là nei cieli del Cieli. Del Padre non si vede che la luce cangiante, ben diversa da quella del sole, mentre dello Spirito si vede bene la colomba”(dal sito “Fede e cultura) .

C’è la dimensione del distacco di Gesù Crocifisso: dalla terra ma anche dalla croce. Basta osservare che l’Ascensione é  lo sviluppo dell’immagine dall’opera di Dalí: la crocifissione. Gesú sulla croce ha realizzato in parte  la sua missione poi completata nella resurrezione L’immagine continua anche quella della resurrezione, ancora dentro la realizzazione della missione, dentro le acque  (qui l’immagine è elaborata da Dalì sopra un disegno di Michelangelo per il Giudizio Universale).

Al momento dell’Ascensione la missione di Gesù è stata raggiunta, entra nella dimensione del Padre. il Vangelo evidenzia come Gesù  nel raggiungere la sua missione la trasmette anche agli altri: Il distacco dalla croce indica la   realizzazione nel suo rapporto con gli altri che in genere costituiscono la croce. Nell’accettazione e nel superamento delle croci che ha incontrato anche Dalì  si é realizzato nella pittura. L’ascensione non è un’aggiunta miracolistica ma la possibile piena realizzazione delle  persone nel loro rapporto, anche doloroso, con gli altri, come ha fatto Gesù nella sua esperienza, come ha fatto Dalì nella pittura. La pienezza non è tanto la costruzione di un palcoscenico da protagonisti ma il segno della trasmissione di un fuoco interiore che si custodisce.  Si parla di una pienezza trascendente, Cristo innesca dei processi interiori in cui, dentro un orizzonte finalmente infinito, anche al di là della morte,  si realizzano anche le persone che incontra. Tutti si possono sentire figli del Padre. Questa missione riguarda tutti. Si  parla di missione anche fuori dell’esperienza religiosa. Si tratta di  quella pienezza a cui tendono sia il counselling (consulenza relazionale) sia la migliore comunicazione, anche emozionale  (come ad esempio quella che cerca di attuare, nella formazione,  con gli spezzoni dei film, Virginio di Maio con Filmatrix, esperienza che deve essere guidata e filtrata) sia una tendenza che sta assumendo sempre più rilevanza che è il minimalismo (concentrare l’attenzione sulle relazioni e solo sulle poche cose veramente importanti).  La novità di Cristo è che innesca dei processi di relazione in cui si salvano-realizzano anche gli altri, in particolare i piú deboli, in modo che anche loro si sentano figli del Padre.. Questa missione riguarda tutti. Ma prima di aver realizzato interamente la propria missione si dovrá sempre affrontare la croce e stare con i piedi per terra facendo solamente delle pause che potranno essere come piccole ascensioni, momenti di congiunzione al Padre,  guida nella missione.

Salvador Dalì  mette nell’immagine dell’Ascensione anche Maria, colei che gli fa sentire vicina la presenza di Dio.

Per chi conosce la vita di Dalì  riconosce nel volto di Maria nell’Ascensione, in alto,  Gala, la moglie di Dalì. Nella terza  foto i due sono sotto lo sguardo della Madonna di Dresda di Raffaello.  Accade anche a noi che alcune persone a noi prossime  raffigurino Maria concretamente in modo indiretto. Maria si rende presente, ci fa intuire e sperimentare, è di aiuto, ausilio. Lo provano le sue lacrime, anche nell’immagine di Dalì.  Maria è prova della resurrezione  anche con le sue dirette  apparizioni nello sguardo dalle persone più semplici, una dimensione più alta, eterna dell’esistenza. È la vicinanza di Dio, (Padre/Madre secondo Giovanni Paolo I),   dentro la difficoltà,  l’ausilio che ci aiuta a restare, dentro le difficoltà  in sintonia con il  Padre. Su cosa possa voler dire la Parola di Dio o il  Padre per un non credente rinvio a questo link in cui si esplica il richiamo a valori condivisbili e costituzionali.  Così “Gesù se ne va, ascende al cielo, ma al tempo stesso rimane con noi e ci accompagna” Con una missione da realizzare, Maria e nello Spirito.  Cristo, nella sua mancanza  e nella sua procura di rappresentarlo ai discepoli   diventa potenzialmente presente. Lo sarà realmente  ogni volta che una persona come vittima innocente si offre per gli altri. E per il credente c’è anche  la possibilità di incontrare la presenza di Cristo nella dimensione sacramentale, cioè attraverso i riti voluti dallo stesso Gesù.

Il distacco del Gesù nell’Ascensione  diventa allora il momento dell’origine della missione per i discepoli . Ha dato autorità, un’autorità che si nutre della Verità. E dell’amore che scaturisce dalla  Parola: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”

Applicazioni:  forse ci si può riappropriare della spiritualità giudaico cristiana per dare ordine, senso e vita a esperienze che sembrano escluderla. Si creda o no c’è questa cornice di significato, questa presenza  che come una luce storicamente si è estesa dentro i limiti umani  Siamo gli ultimi a riceverne la luce. Anche l’esperienza giuridica ne riceve una particolare illuminazione  anche se pochissimi ne conoscono l’intreccio. Ne hanno fatto tesoro nella loro vita  grandi giuristi come Capograssi, Carnelutti, Satta, Mengoni ma anche non credenti come Calamandrei.   La più moderna antropologia ha chiarito che ci sono elementi comuni. C’è una terminologia comune tra  la terminologia giuridica nei suoi termini fondamentali e la terminologia dell’esperienza giudaico-cristiana: c’è la vittima da difendere c’è il paraclito (l’avvocato)  che la difende, c’è  accusatore Satana. C’è il martire che secondo la parole greca martyr è  il testimone,  c’è il giudizio cioè l’attesa della sentenza. E coincidono fondamentalmente le dinamiche corrispondenti. E anche qualche simbolo trova sorprendenti corrispondenze: c’è anche nell’esperienza giuridica la croce delle scadenze  e, per chi si avventura nel processo, c’è  la croce del rischio di una duplice sconfitta giudiziale sul piano dei contenuti e delle spese processuali. Questa angoscia  richiama, in forma incruenta e infinitamente meno drammatica, varie forme di agonia, come quella vissuta da Gesù nel Getsemani.

Il parallelo con la Passione di Cristo   può comunque  aiutare a sopportare meglio le situazioni giuridiche come ha insegnato il giurista Carl Schmitt.  C’è quindi un vero patrimonio spirituale che ci può aiutare per prevenire o attenuare problemi, c’é un ponte tra tradizione religiosa e diritto  che si può accrescere  nella “fecondità reciproca” (Nicora). Facciamone  partecipi gli altri, così proveremo a trasmetterlo.

In particolare nell’Ascensione ci si può chiedere quale sia la nostra specifica missione (la nostra competenza) e se facciamo tutto il possibile per trasmetterla agli altri. In questo senso negli ultimi anni si sono sviluppate le scuole di metodologia giuridica, materia entrata come insegnamento specifico nelle università.   Ma dovremo partire dai bisogni di coloro che sono destinatari del nostro servizio professionale: gli altri. E in questo senso modo si orientano  anche le  scuole legali: usano il metodo casistico che parte dalle situazioni e dalla volontá delle persone, senza perdere di vista, comunque, i principi. Come ha fatto Maria a Cana. Ci vuole tatto, sensibilità. Ognuno può incontrarla nelle figure che meglio  la rappresentano. Anche per questo ci guidi Lei, nonostante i diversi modi di intenderla,  Maria Ausiliatrice

Stato del post: bozza completamente da revisionare

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