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L’angoscia: il cuore che l’affronta

…io poco posso aiutare ma insomma quell’aiuto che consiste nel partecipare all’ansia dell’altro posso darlo, e debbo darlo (G. Capograssi)

Capograssi, gli aztechi, i Sacri cuori  e le nostre possibilità di attenzione

L’ansia è protagonista di molte vite…  i beni materiali, le comodità  e la facilità della comunicazione ci hanno reso più vulnerabili e insofferenti. Arriva con una certa progressione fino a trasformarsi in angoscia, talvolta asfissiante.  A quel punto non importa quanti beni abbiamo perché si sente che la vita nel profondo è in pericolo e anzi, proprio la presenza di beni che potrebbe agevolare, rende insopportabile le avversità. Tra i legali l’ansia si avverte particolarmente quando ai problemi oggettivi della vertenza si sommano le difficoltà di comunicazione con il cliente che non percepisce il peso delle sue decisioni e le difficoltà ad essere pagati, talvolta abbinati a strette morse su problemi personali. Per tutti l’ansia si acuisce quando ai problemi di lavoro si aggiungono a quelli personali e questi, come le malattie, sono i più impegnativi. L’ansia può diventare angoscia.

Il grande filosofo del diritto Capograssi delinea una prima soluzione: “Stiamo tutti in questo buio cammino del pensiero, cioè della vita; viandanti nella notte: e ci dobbiamo aiutare reciprocamente: io poco posso aiutare ma insomma quell’aiuto che consiste nel partecipare all’ansia dell’altro posso darlo, e debbo darlo” (Capograssi Pensieri dalle lettere, Roma 1958, Studium p.75). Ma non è facile trovare un alleato. Ognuno è immerso nei suoi problemi con poco tempo a disposizione. Peraltro è innegabile  che lo  stesso egocentrismo  moltiplica l’ansia e  la rende  micidiale, al contrario dare un suggerimento ad un altra persona rafforza anche  anche chi aiuta. Direbbe la grande scrittrice americana Flannery O’Connor: “La vita che salvi può essere la tua”

Nella storia dell’umanità ci sono soluzioni collettive: un popolo davanti all’angoscia  la arginava in modo  particolare placando la divinità. Gli aztechi usavano i sacrifici umani.

Erano  fatti dal sacerdote che con un coltello di ossidiana estraeva il cuore pulsante della vittima predestinata e cercava di arginare una divinità implacabile: strappando il cuore di un’altra persona, la vittima, ad uso e consumo del carnefice che sperava in questo modo di garantirsi un futuro… Poi vennero gli spagnoli e in genere a riguardo si ricordano, con la mentalità di oggi, solo certi soprusi di allora.

“All’arrivo degli Spagnoli gli aztechi attendevano dei visitatori divini che li liberassero dal giogo dei sacrifici umani. La  profezia  si è effettivamente avverata, anche se in maniera deplorevole vista la violenza di tanti colonizzatori indegni della religione di cui erano gli inconsapevoli portatori, violenza spesso arginata soltanto dall’opera dei missionari. Con  questa doverosa precisazione ha comunque qualcosa di emozionante il momento in cui i primi Spagnoli hanno proibito nella capitale degli Aztechi i sacrifici umani mettendo, al posto degli idoli, l’immagine di Nostra Signora. Nel resoconto di Cortés questi idoli erano fatti con un impasto formato da grani e dal sangue delle vittime di cui era estratto il cuore ancora pulsante” (H. Cortés, La conquista del Messico, Rizzoli, Milano 1999, pp. 112-13) “(tratto e adattato da Fra Dioniso e Cristo di G.Fornari )

In questa sostituzione (dall’idolo all’icona) intuitivamente si riconosceva una trasformazione nel ruolo della vittima. La  tenerezza di Maria, nel racconto evangelico  pronta anche a sacrificarsi pur di accettare suo figlio e il suo messaggio, ha dato la possibilità di riconoscere e spezzare il giogo dei sacrifici umani di altre persone e di avere salva la vita. Anche per questo si può meglio comprendere la festa del (sacro) cuore del povero Cristo che muore in croce offrendo la sua vita per gli altri

e la festa del (sacro) cuore (immacolato) di Maria che offre la sua persona perché Dio si incarni tra gli uomini.   Anche la festa cristiana rovescia l’antica festa, non contro e a spese di qualcuno (cui ” si fa la festa”) ma ricordando le vittime innocenti: Maria e Gesù,  quelle che si offrono per salvare gli altri. Rovesciano e rivelano dall’interno il meccanismo del capro espiatorio,
Occupano il posto del capro ma con un nuovo spirito, quello che ne sottolinea l’innocenza, e nell’impotenza, la rivoluzionaria offerta di se stessi pur di salvare gli altri. Qualcuno dirà che la Bibbia non parla di capro espiatorio per loro. In realtà usa un’immagine molto più acuta che ne sottolinea l’innocenza e l’impotenza: l’agnello di Dio (Renè Girard).  In questo modo, per una nuova e continua possibilità dell’incarnazione dello Spirito di Dio, tutte le situazioni più dolorose di impotenza   (Giuseppe Fornari), anche se prima sono state colpevoli,  trovano, nella preghiera o in altre forme di comunicazione, anche  rituale(es. la santa messa), una possibilità di condivisione in chi ha percorso fino in fondo lo stato della vittima innocente.

Questa offerta del cuore  si comunica a livello intellettuale ma la comunicazione è più efficace quando ne facciamo esperienza, quando  i meccanismi umani non funzionano come vorremmo  o sono rivolti contro di noi… Quando siamo persecutori imperfetti  o vittime inermi… E allora si può comprendere il bisogno di un cuore più grande, capace sempre di accogliere le nostre persone con i nostri limiti, cercando il significato di quello che viviamo, anche nell’alleviare l’angoscia degli altri, che non si è soli…  Il significato di quei cuori parla ai nostri e, in qualche modo,  queste  presenze resistono nel tempo accanto a noi e  si pongono in relazione con la parte più interna di noi stessi, quella che soffre di più, con le sue ragioni, quelle che la ragione non conosce (Pascal)… Allora il cuore parla al cuore Cor ad cor loquitur (J.H Newman).

Si delineano due tipi di sacrifici.  Esiste il sacrificio umano di tipo pagano: una persona nelle sue difficoltà pensando si uscirne, strappa il cuore di un’altra persona, dalla vittima, a suo uso e consumo… Come capitava nelle piramidi azteche. Potrebbe corrispondere alla rimozione unilaterale di una persona sul piano dei rapporti personali oppure, sul piano  professionale,  allo sfruttamento nel rapporto tra  cliente avvocato,  nelle due direzioni possibili. Sono situazioni da cui in certi momenti di crisi difficilmente siamo esenti ma si può esserne consapevoli e cercare di attenuarle cercando da un lato di vedere il volto di chi potrebbe essere la nostra vittima, d’altro lato il volto di chi ci accoglie. Esiste  anche il sacrificio cristiano, un autosacrificio: una vittima,  al momento necessario, offre il suo cuore a beneficio di altre persone, anche umanamente  imperfette. Potrebbe corrispondere al sacrificio di chi per amicizia sopporta certe intemperanze dell’amico senza farle troppo pesare. Esistono anche persone che si modellano su questo sacrificio di offerta a modello del loro Maestro, come Margherita Maria Alacoque (fondatrice della devozione del Sacro cuore di Gesù) e Marthe Robin, mistica capace di vivere 50 anni senza mangiare, bere o dormire. Poi in molte relazioni  questa offerta sacrificale della propria vita si realizza a vantaggio di altri, anche senza la piena consapevolezza dell’offerente (ad esempio da parte dei genitori verso i figli o di alcune persone verso altre più deboli) e della sua appartenenza di fatto ad una tradizione religiosa. 

Sul piano dei rapporti professionali: il sacrificio offerto è la risultante del mutuo riconoscimento del contributo tra cliente e avvocato. Poi tra gli estremi ci sono tante zone intermedie ma con il giusto spirito si può cercare di soffrire e offrire nella direzione giusta, Ma prima bisogna rendersi conto di avere ricevuto molto (nel link al minuto 19), alcune persone hanno creato le condizioni perché si generasse la nostra vita e la nostra esperienza da cui,a ben vedere, riceviamo ancora molto. Per chi non crede nella teologia cristiana i doni sono una casuale, immeritata  fortuna.   Ma resta la constatazione che siamo comunque debitori di altri. Per chi crede all’origine di tutto c’è l’incondizionato, amore del Padre sceso nella nostra vita. Per tutti molti doni sono il frutto di esperienze relazionali che hanno consentito a certi valori di attraversare le nostre esperienze, ne sono diventati il nostro nucleo più essenziale, in parte immeritato, in parte scelto. Il cuore ha parlato al cuore e può continuare a farlo. Questi  doni potranno essere trasmessi non solo per dovere ma soprattutto per realizzarli veramente nella loro sovrabbondanza.

Per ridurre l’ansia quindi bisognerà cercare di avere consapevolezza dei drammi altrui e saper ridimensionare i propri, dei propri doni e interagire con quelli degli altri mettendo  la facoltà di attenzione  su quanto è soggetto e oggetto delle nostre relazioni  e del  nostro lavoro. Come suggeriva Cristina Campo:

“ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarre senza riposo all’equivoco, alla pigrizia dell’abitudine, all’ipnosi del costume, la sua facoltà di attenzione, è chiedergli di attuare la sua massima forma. E’ chiedergli qualcosa di molto prossimo alla santità in un tempo che sembra perseguire soltanto, con cieca furia e agghiacciante successo, il divorzio totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione” (C. Campo, Attenzione e poesia [1961], in Gli imperdonabili, Milano, Adelphi, 1987).

Questa attenzione così concepita non è esaurimento ma la nostra pienezza. Allora sarà possibile lasciarsi attraversare da questo nucleo di verità e carità che diventa il fondamento segreto della nostra vita e della nostra professione, dell’unica giustizia che, da difensori, possiamo praticare e vivere. In questo quadro tendere ad una bellezza piena di significato, che implica anche fatica e pazienza potrà essere la migliore portabandiera. La nostra vera pace.

aggiornamento: giugno 2020

temi: angoscia, ansia, Capograssi, Newman, agnello di Dio…

giorno o momenti: Sacro Cuore di Gesù (19 giugno 2020) e di Maria (20 giugno 2020); quando si parla dell’agnello di Dio… 19 agosto: S.Giovanni Eudes, appassionato apostolo dei cuori di Gesù e Maria .

Qui un video sulla possibilità di essere in comunione, anche inconsapevole, con quei sacri cuori, capaci di dare un senso e compagnia al nostro dolore:

Una scena dal film “Soul surfer” per riaccendere la speranza

2 thoughts on “L’angoscia: il cuore che l’affronta

  1. Ciao Mirko , ti segnalo un articolo ben costruito di Vittorino Andreoli su “Mente e Cervello ” di luglio (lo puoi trovare in biblioteca) riguardante il Giurista Capograssi.
    Andreoli non è un credente ma è sempre affascinato dalla santità. Buon lavoro. Ombretta Baldisserotto. 3409867102

    1. ciao Ombretta grazie… Capograssi è uno dei miei attuali riferimenti con la sua consapevolezza, ereditata da Rosmini, che, in ogni ambito, anche nell’esperienza giuridica un buon significato può farsi strada e spesso i protagonisti sono inconsapevoli della sorgente del significato… D’altro lato alcuni pensano in termini non aperti allo sviluppo… così in una strana terra di mezza si scorgono impensabili corrispondenze di significato, anche sul piano linguistico (nel greco si usa la stessa parola per definire l’avvocato difensore e l’aggettivo qualificativo sullo Spirito Santo: parakleitos) . Purchè si cerchi con amore la verità, consapevoli che certi tratti fondamentali della verità ne sono il presupposto essenziale ma nell’incontro si rinnova e comincia a lasciare le sue piccole tracce, come piccoli semi di senape…per fare nuove tutte le cose. Qui un primo messaggio antropologico ponte: http://www.agendagiusta.it/una-ragione-in-piu-per-il-giurista-vedere-la-vittima/ grazie per l’attenzione Ombretta e se hai qualche idea fammi sapere ciao m

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