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Dal film Le crociate (3): l’oggetto, la sorgente il vero protagonista della difesa

(3a  puntata da un commento del film Le crociate)

Il pericolo ci aiuta a capire l’oggetto della difesa, quello che ci legittima, ci investe

Nell’ultimo quadro  di Caravaggio su Girolamo, il traduttore della Bibbia il teschio collocato sopra le scritture rivolge il suo sguardo mortale a Girolamo.  E Girolamo sembra quasi lasciare la penna al teschio perché riveli la voce di chi non ha potuto o non può parlare. Chissà se alla fine della vita sentendo la sua condizione ormai prossima di vittima innocente, impotente anche Girolamo ha intuito il significato di quel vocabolo misterioso: Parakleitos. Il difensore delle vittime innocenti. Il difensore dei piccoli, il loro servitore. Scriveva infatti Girolamo:“questa è la differenza tra i capi delle genti e i capi dei cristiani: quelli dominano sui sudditi, noi invece li serviamo e siamo tanto più grandi quanto siamo più piccoli rispetto a tutti”. E quando si parla di piccoli si parla,  particolarmente oggi, di situazione di grave fragilità e pericolo

 Non si tratta solo di un invito alla fede ma una constatazione antropologica.

Scrive infatti mirabilmente Capograssi in uno dei passi più alti della sua sua saggistica:

“Il fatto fondamentale della storia dell’individuo è che l’individuo dispera del finito e chiede aiuto. È un fatto, che si trova tra gli altri fatti della vita, e che si riesca o non si riesca a spiegare, bisogna registrare. L’uomo chiede aiuto, esce dal finito per chiedere aiuto…”(in Suicidio e preghiera in Introduzione alla vita etica)

Poi il ruolo di oppresso o oppressore non appartiene solo agli altri. Sono funzioni mobili. Come mostra il film Le crociate dove i ” cattivi” sono sia tra i crociati sia tra gli arabi (anche se il film in generale mostra una certa preferenza morale per questi ultimi secondo il main stream e la forza dell’antipatia di chi si pone nella verità ma proprio questa lo giudica inesorabilmente).  Capograssi conclude: “La pietà per l’oppresso e la pietà, forse più forte, per l’oppressore, è pietà per tutti gli oppressi e per tutti gli oppressori, e cioè per tutti gli uomini, dei quali ognuno è insieme oppresso e oppressore, schiavo e padrone insieme. La pietà è desiderio di pietà. Chi può avere pietà di tutti gli uomini? È necessario un cuore infinito per poter avere pietà di tutti”.

Per questo può servire l’invocazione  al semplice intreccio delle circostanze confidando nella fortuna o, per chi crede, serve  l’invocazione  a qualcuno più grande  che si serve delle circostanze  per fare spazio ad un destino migliore. Ma in entrambi i casi questo intreccio può essere mosso dai più deboli, da coloro che sono stati tagliati fuori. Non perché siamo migliori degli altri ma perché lì si riconosce il bisogno di intervento E la Grazia può passare, essere accolta da chi non ha più difese. Riguardo agli stessi per il  non credente c’è la rivalutazione nello studio della storia dei vinti e, per il credente, il  Dio cristiano si identifica con loro: nel povero Cristo

Per i giuristi: prima o poi i barbari di Attila fronteggiati da   Leone Magno o il pericolo mortale,  il teschio, vicino, diretto,  arriva per tutti.

Cerchiamo di fare in tempo a porgere uno sguardo che sappia fare fronte: c’è un’investitura  anche per noi. Possiamo chiederci quando abbiamo ricevuto l’investitura, quale è la nostra missione. Possiamo dare uno sguardo empatico sulle vittime impotenti e da lì trarre forza (per paraclito si intende anche il consolatore) e propositivo,  per  un’azione concreta verso gli sventurati, le  persone che avvertono su di loro solo persecuzione. Non  si tratta tanto del caso di chi avrebbe bisogno di un’assistenza gratuita e non la ottiene ma piuttosto chi, anche  in agiate condizioni, in certe situazioni  particolari diventa meritevole di tutela ed è particolarmente esposto, impotente e risulta difficile da sopportare.

Il vero cuore delle crociate è il re lebbroso Baldovino, qui in un commosso omaggio:

Nella sventura, al centro della riflessione di Simone Weil,  ritrovano vita antichi simboli che aspettano di essere rivitalizzati. La croce può essere rivelatrice. E diventa il segno “Più” per la nostra vita. in quella pietra scartata c’è la testata d’angolo.

Se ne accorge anche il Saladino del film rimettendola sul tavolo,  evitando di camminarci sopra e  poi inginocchiandosi davanti.

 

Scrive un altro grande antropologo: “Abbiamo scoperto che quando la storia ci  interpella sulle questioni ultime allora la nostra risposta, la verità che decide di cosa siamo, non può essere che nel segno di quella croce sulla quale, duemila anni fa fu inchiodato un ebreo che diceva di essere figlio del Dio di Abramo”(Ernesto Galli Della Loggia citando l’antropologo Levi Strausse la nostra cultura sulla “difensiva”).

 

temi: Caravaggio, Girolamo, traduzione, Paraclito, vittime, preghiera, croce, Levi Strauss (investitura, sofferta apertura, la sorgente)

giorno: dei grandi difensori, come Leone Magno il 10 novembre

approf.:  Giusppe Fornari sulla centralità della cavalleria nella filosofia rinascimentale: Leonardo e la crisi del Rinascimento

Giuliano Guzzo con il suo libro Dame e cavalieri

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