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6 Quando l’amore è vero: la chiave di Bernardo di Chiaravalle, Capograssi e Malick

 L’amore è tutto, è tutto quel che so sull’amore  (E.Dickinson)

Si parla spesso di amore senza sapere bene cosa sia. Diventa in certi casi un enigma. Ha provato a dare qualche indicazione a riguardo il più grande poeta italiano: Dante.

In numerose sue opere ne parla con complesse distinzioni. Uno dei maestri di Dante è Bernardo di Chiaravalle. Dante lo colloca  nel luogo più importante nel  Paradiso. Forse uno dei segreti dell’amore si trova lì. A Bernardo Dante affida la recita di uno dei  più celebri passi della poesia italiana, l’inno alla Vergine:” Vergine Madre, figlia del tuo Figlio..”

Al di là della bellezza e della densità dell’inno alla Vergine, ben nota a tutti,  ci sarà un motivo per dare questa centralità a Bernardo. Forse da qualche sua idea…Vediamo cosa ne pensa direttamente sul tema dell’amore:

[…] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, […] sotto l’ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. […] Perciò prima l’uomo ama sé stesso per sé […]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama.
Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l’obbedienza; cosí gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave.
Dopo aver assaporato questa soavità l’anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado. Quello cioè in cui l’uomo ama sé stesso solo per Dio. […] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: “-Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-“. […] ( Bernardo di Chiaravalle, I quattro gradi dell’amore in De diligendo Deo: ; cap. XV).

Sicuramente è molto profondo Bernardo di Chiaravalle ma sembra valere per chi considera centrale la presenza di Dio. Oggi  a molti  sembra irrilevante il problema di Dio; ad alcuni serve il divino solo agli estremi della vita, in caso di disgrazie e morte. Il problema è  capire se e perché richiamare Dio, chi è Dio e a cosa serva durante la vita. Quindi se Dio magari serva all’amore… Le  Scritture giudaico cristiane annunciano che  Dio è amore. Questo  aiuta molto a capire che Dio  entra nel discorso ma ognuno rischia di adattare la parola  a suo uso e consumo… anche come un dessert o una rassicurazione alla fine della vita. Un’idea importante, un fatto resistente alle chiacchiere, è   l’esperienza di chi, un uomo d’amore, consapevole del male inevitabile,  al momento necessario si è lasciato crocifiggere per lo stesso amore che aveva annunciato. Gesù crocifisso.  Così si è rivelato il male e si mostrato, come in una cartina tornasole,  la presenza dell’amore  non solo nelle pochissime persone rimaste sotto la croce ma nella vittima stessa che ha continuato ad amare  tutti, anche i suoi carnefici. Questo è un amore sino alla fine… L’uomo che si è identificato con Dio lo ha fatto ragionevolmente mostrando due caratteristiche straordinarie, verità e amore,  che nell’amore verso i nemici coincidono.

Ha mostrato molta verità salendo su un patibolo con un supplizio tra i  più terribili: la crocefissione romana.  “Dio è morto” si dice ma occorre rilevare che non di morte naturale si è trattato perché i 4 racconti della Passione ci mostrano il linciaggio avvenuto. L’esperienza si ripete anche nelle nostre vite in mille modi e gradazioni, nel corso della nostra vita quando ce la prendiamo con poveri cristi che intralciano il nostro cammino. Per questo  “siamo noi che l’abbiamo ucciso” (F. Nietzsche).

Ha mostrato molto amore. Come ha mostrato un grande regista contemporaneo, qui in sintesi.   Difficile imitare un uomo, un Dio così, difficile amare così. Difficile dimenticarsi di sé e avere questo spirito. Ma per questo quella Tradizione insegna che quell’amore in croce è stato rivolto ad ogni persona e continua ad accadere, è un’esperienza a cui abbiamo partecipato e partecipiamo anche con la nostra violenza. Per questo Bernardo di Chiaravalle ha scritto: “Il chiodo appuntito è diventato per me come una chiave che apre. La lancia è penetrata nel suo cuore perché Egli sappia compatire le mie infermità. Attraverso le ferite del corpo si svela Il mistero del cuore, si manifesta il grande sacramento dell’amore”. L’esperienza diventa contemporanea,  grazie a quell’uomo inconcepibile che continua in vari modi con il suo messaggio a comunicarsi a noi. Anche grazie a ogni  persona che si sacrifica e si offre per un’altra persona, l’esperienza trascendente, divina si avvicina  a noi, diventa esperienza viva.   A partire dalla nostra nascita quando nostra madre ha rischiato di morire pur di metterci al mondo. Poi  si può invocare un aiuto per entrare in comunione con questa possibilità di amare sino alla fine: nella preghiera.

La preghiera non è la ripetizione superstiziosa stanca di formule antiche e lontane, perché non si sa mai… Non è la la richiesta di un idraulico quando non funzionano i tubi che abbiamo predisposto. E’ cercare di essere il letto di un fiume, ricettori di un amore più grande, resistente anche nella violenza subita,  fino a sperimentare il gesto d’amore inconcepibile, un gesto illustrato da Leonardo da Vinci. Anche per questo un grande antropologo del Novecento, umilmente  osava titolare una sua conferenza a Parigi:” Io prego Cristo crocifisso”(R. Girard): la vittima che perdona“(J. Allison). Nel luogo del perdono c’è la nuova, vera e definitiva regalità, la sovranità che può affrontare ogni evenienza, l’unica esperienza che forse contiene il segreto dell’origine dell’uomo e il suo unico, possibile, trasmissibile e resistente futuro. Quindi l’amore è vero quando vede nell’altra persona anche una vittima e la perdona, la accetta a costo di qualunque sacrificio. Alla Vergine Maria che desiderava con amore Dio  è stato annunciata la possibilità di una piena comunione e quindi un figlio impossibile, un amore  pieno che però distruggeva ogni suo prestigio umano: una croce che implicava per lei la lapidazione. Maria  ha accettato il rischio e il pericolo.

E Maria è rimasta viva perché ha accettato la croce anche Giuseppe. Poi anche il Figlio ha accettato “l’amaro calice”. Così  questa sapiente comunione con il divino viene  annunciata in certi momenti, in multiformi modi e intensità,  anche a ciascuno di noi… Ed entra nei nostri enigmi. Serve molta fede per accoglierla, nella fermezza e nell’umiltà, come insegna in modo poetico, il mistico  Ruysbroeck (solo  a pagina 9 nel lungo link quando parla della valle dell’umiltà). Allora, nella Chiara-valle di Bernardo arriva  la luce dell’amore, quello vero, quello fino alla croce… perché tutto sia compiuto.

Giuseppe Capograssi ha esplorato la potenza di questi temi e la rilevanza di San Bernardo. Così si esprime nella lettera alla sua amata Giulia: “Sto per intraprendere un altro lavoro un altro lavoro che, senza forse, farò, porterò avanti con l’aiuto di Dio, del Dio della Misericordia, ma prima rivolgerò alla Vergine santa la preghiera di San Bernardo: Vergine Madre figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura… ” (8 luglio 1920 lettera n. 593). Capograssi approfondisce la tematica delle relazioni  nel suo carteggio con la fidanzata mostrando anche alcuni contributi teorici:

L’amore nei grandi giuristi del Novecento: la definizione centenaria del giurista Capograssi, Gomez Dàvila, e l’esperienza dell’avv. Carnelutti…

Applicazioni: nel lavoro succede alle volte di trovarsi sulla croce (scadenze, errori giudiziari, relazioni difficili, scaricabarile) ma sapere che questa esperienza dolorosa, se offerta per il bene di qualcun altro, ci accomuna, in un grado meno atroce e drammatico, con l’esperienza che ha segnato il corso della storia  può riempire di speranza la nostra fatica quotidiana e renderla partecipe di un significato più grande, di amore e verità. Può accadere anche nei rapporti interpersonali dove l’intreccio può renderli ancora più faticosi. Ma si ha la consapevolezza che la croce  è transitoria, “una sosta, non un parcheggio” (T.Bello). Il mezzo più difficile, accettato con lo spirito giusto non è  la fine ma un nuovo inizio.

“Non è che i problemi (anche giuridici) non hanno soluzione, il problema è che la soluzione ha la forma della croce”(J.Guitton).

I trailer dei film di Malick sono bellissimi e questo affronta il tema dell’amore, anche nelle sue difficoltà.

temi : amore, violenza, verità, difficoltà tecniche nel lavoro, Malick 
giorno: S.Bernardo di Chiaravalle 20 agosto, S. Valentino  14 febbraio
approfondimenti: amore per i giuristi del Novecento

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