Possibilità

2 L’arte. Perché può illuminare la nostra vita

Sono stato  quasi indifferente all’arte per alcuni anni. Tuttavia  appassionato dei temi che spesso l’arte illustra, sono stato aiutato a vedere di più da esperti con i quali condividevo i miei interessi per l’antropologia. Questi esperti  mi hanno dato alcune chiavi per comprendere il resistente valore delle grandi opere. Così ho provato nella mia esperienza l’aiuto che l’arte ha potuto dare alla mia vita. Può essere una risorsa anche ai giuristi non solo perché l’arte  tratta  il tema della giustizia, che è oggetto del nostro lavoro. C’è molto di più.   Ci può essere la comunicazione di uno sguardo carico di sentimenti che vogliono essere di comprensione e comunione. Una comunicazione di emozione e sentimento.Ad esempio nei volti rappresentati dai grandi pittori medioevali come Giotto  e Vitale Equi.

                                                                                          

In questi volti, quasi ieratici, si legge la pace, la serenità. I protagonisti sono stati anche attraversati da varie prove eppure nella loro emotività illustrata comunicano attenzione e un sentimento di pace.  Lo spettatore può entrare in sintonia con questi sguardo, rivelato nel dipinto ma a tratti presente anche nella vita reale. Allora si sente compreso e rassicurato da uno sguardo che lo porta in una dimensione di comunione. Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco e non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano – ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice”(A.Tarkovskij).

 

 

 

 

 

E quando la realtà presenta drammi,   desolazione e inquietudine il grande artista si avvicina ancor di più e in alcuni casi colloca se stesso dentro l’indifferenza, la crudeltà e la morte.

Come Caravaggio: nel suo Seppellimento di S.Lucia (sopra) si ritrae corrugato nel cuore della tragedia (a fianco e sulla destra del particolare) . I suoi occhi vividi alla destra della mano benedicente rappresentano  simbolicamente il persistente sguardo  strappato alla santa.

 

In questa partecipazione, in questa drammatica comunione tra vittima, artista e spettatore “la giustizia violata brilla di una luce insolita”(A.Rosmini). Non è una luce scontata, ma una luce capace di accompagnare e indicare un significato che non può essere sepolto. 

Si creano così tra l’artista e lo spettatore avvertito delle dinamiche affettive, propositive e riparative. Sapere che queste dinamiche sono state avvertite, illustrate, trasmesse in una forma che sfida i secoli,  può aiutare anche il giurista nel suo difficile lavoro. In questi momenti, come scriveva Cristina Campo, si può vivere l’Infinito nel finito. Cercando ma alla fine trovati, ritrovati (cfr. 1 Giovanni 4,10).

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