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Il genocidio in Ruanda. Giustizia riparativa e preventiva

anche da Kibeho

In Ruanda una lotta tra due diverse etnie ha portato ad un genocidio dal 1994 dove sono state uccise 800.000 persone. 

Dopo si è verificata un evento quasi impossibile: la riconciliazione. Si sono avviati, come in Sudafrica, movimenti di perdono

Un film, Choose love, parla di questa scelta, di parole d’amore dopo  la violenza. 

Lo testimonia una dei protagonisti del film Choose love che ha vissuto veramente sulla sua pelle la strage e la riconciliazione:

E ha scritto un libro.  

Altri fattori possono aver determinato la riconciliazione?

A Kibeho tra il 28 novembre 1981 e il 28 novembre 1989 alcune giovani ragazze hanno affermato di avere le prime apparizioni mariane in Africa 

Le veggenti al tempo dell’apparizione hanno raccontato che  quella Signora che si è fatta chiamare Madre del Verbo aveva ammonito sulle cose che stavano per accadere invitando alla preghiera e al perdono mostrando alle veggenti conflitti sanguinosi e stragi. Le veggenti non sono state ascoltate. L’appello alla riconciliazione e precisamente al perdono è stato accolto dopo il massacro. La Madre del Verbo  è diventata Nostra Signora del dolore. Si creda o no a quelle apparizioni mi pare che l’appello della Madre, simbolo presente in molte religioni, è un grande invito a presidiare il valore della fraternità, peraltro tra i valori rivendicati anche durante la Rivoluzione francese e presente anche nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Ci ricorda di fare tutto il possibile per prevenire i conflitti, c’è una giustizia preventiva: è possibile scegliere l’amore, meglio prima,  e vale comunque anche dopo un massacro…

Lo ricordava anche il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi nel suo saggio Il diritto dopo la catastrofe, scritto dopo aver subito il ventennio fascista. Ricordava come certa violenza porta ad una situazione

L’individuo non è più un essere intelligente e morale che ha una sua legge e una sua verità: non è che un astratto paradigma di forza”( Opere V p. 483)

e dava tracce di soluzione:

“bisogna aver chiara l’idea della vera e reale situazione attuale dell’umanità, vedere i reali pericoli, e tutte le eventualità a cui l’attuale situazione dell’umanità può metter capo…

bisognerebbe che ognuno, che sente il pericolo, pensasse a rieducare sè stesso, la sua coscienza morale, il senso della legge morale, il senso del dovere verso la vita, il senso della estrema serietà della vita, nel significato più semplice e più elementare della parola. Cominciasse a pensare seriamente a sè stesso, a riscoprire il suo cuore, a mettere in pratica il gran monito del libro antichissimo: “omni custodia serva cor tuum, quia ex ipso vita procedit”.

Da questa vita interiore fissata nelle Scritture (Proverbi 4, 23: Conserva vigile il tuo cuore perchè da esso sgorgano le sorgenti della vita, versetto affisso nel  suo capanno nella foresta nera, dal filosofo Martin Heidegger)  Capograssi  indicava il possibile comune intento tra le persone:

Quanto più si allargherà il numero degli individui che arriveranno a riscoprire e custodire il loro cuore e le sue profonde ragioni, tanto più aumenteranno le eventualità di salvezza. E tanto più tutto questo presente lavorare per il sociale potrà preparare l’avvenire, cioè portare all’umano; ed essere giustificati e compensati tutti i dolori e il sangue che costa la storia contemporanea”. (Giuseppe Capograssi Incertezze dell’individuo in “La vita etica”p. 565-566 )

Abbiamo bisogno di parole più alte, se non quelle della Madre del Verbo almeno verba, parole materne, empatiche quelle che portino se non a fraternità o comunità , almeno al rispetto. E allora, si creda o no, vale il richiamo della Madre del Verbo, della Parola, al modo materno della sua espressione, specie in momenti di crisi. Poi se la maggioranza è contraria  all’amore bisogna lottare per cercare di tornarvi, anche con le parole. Con la generazione di una parola giusta trasmessa con pazienza ed empatia. Servono parole e atti  materni che generino gesti fraterni

In difetto di un cristianesimo esplicito o implicito, vivo dentro i valori che la tradizione biblica condensa nel nome di Dio, senza  il cuore cristiano del perdono,   senza una fraternità,  scatta la trappola del giudizio, umano, troppo umano.   Senza atti materni, senza atti fraterni c’è il rischio di avviare solo inferni, cioé processi di persecuzione e non di difesa, non di   “pieno sviluppo della personalità umana” (art.3 della Costituzione italiana) …”Senza Dio troppi inferni sulla terra”( J. Ratzinger) 

A riguardo  ne aveva parlato lo  scrittore  Italo  Calvino invitando a trovare e dare spazio a quello che “inferno non è”

Applicazioni: si può promuovere e praticare una cultura di valori condivisi, educando alla prevenzione dei conflitti e alla potenza del perdono. E bisognerà partire da se stessi.  Se credenti appare opportuno rivalutare il riferimento mariano che permette un sostegno nella crisi  e  offre elementi esemplari, indiziari, per sostenere quell’evento oltre la dimensione umana che é la resurrezione. Per i non credenti è l’occasione per far emergere i propri valori, quelli che dovrebbero apparire resistenti  nelle crocevie della vita.

Giorni: 28 novembre Nostra Signora del dolore)

Stato: bozza





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