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Dalle sneakers di Lidl un invito alla riflessione:

dalle Stan Smith alle resistenti consolazioni del giurista Carl Schmitt, una vera   forza contro la pandemia


 

Non riesco ad apprezzare la scarpa della Lidl solo perchè non mi piacciono i suoi colori, non mi piacciono nell’abbigliamento i colori forti, in particolare il giallo dominante. Bisogna riconoscere che comunque la forma usata è quella delle migliori running shoes usate nel tempo libero. Poi sui colori molti apprezzano quelli vivaci, forse stremati dalla tediosa monotonia.  Ma non so se, oggettivamente, portabili. Al di là del marketing e del reselling indica due aspetti: il primo è un  momento di dominante voglia di trasgressione. Si capisce: certe regole sono soffocanti, non oso dire di  cattivo gusto. Poi  il numero è limitato,  la voglia di fare i soldi attrae  operazioni speculative, a tutti i livelli. Tutti bravi a criticare il neo liberismo ma non a casa propria. Comunque  certi giochi possono essere anche divertenti… Forse è questa l’occasione di parlare di scarpe sportive di moda più resistenti e attraenti…

Sono un appassionato di scarpe sportive, penso di aver comprato da Ramonda le prime Nike Wimbledon a Vicenza. Le comprai perché le usavano Connors e McEnroe, due grandi campioni entrati nella storia del tennis. Ma intuivo che quelle scarpe avevano anche un loro resistente contenuto estetico e fu un dramma quando sparirono da casa mia perchè qualcuno non  comprese anzitempo il valore del vintage. Qualcuno mi dirà che non dovrei parlare di queste piccolezze. Ma c’è modo e modo di parlarne. Peraltro la nostra società e il nostro modo di vivere  propone insieme  momenti di estrema piacevolezza e altri di disagio. È possibile coniugare insieme i due diversi momenti? In  uno dei suoi celebri libri  Dale Carnegie  proponeva la soluzione  di vivere in compartimenti stagni.  Nel campo del lavoro si puó usare anche con la famosa tecnica del pomodoro che prescrive  lavoro e fatica  per 25 minuti e poi per 5 minuti svago e rilassamento.  Non riguarda solo la giornata lavorativa ma anche in generale la nostra vita: si possono alternare momenti di pausa e momenti di concentrazione lavoro, fatica.

In questo post presento due momenti di pausa e di lavoro il primo riguarda il costume e qualcosa di trendy,  una icona della moda. Il secondo riguarda la fatica dell’esistenza e la possibilità di ricorrere a forme talvolta sgradite ma che, prese con lo spirito giusto, in qualche modo aiutano a salvare la nostra vita.

  • Pausa: avendo un  certo interesse per il tennis e la moda  considero qui   una delle forme più diffuse e ideali di scarpe da tennis ora entrate nel campo dell’abbigliamento: le Stan Smith, il modello di Adidas più diffuso nel mondo. Viene portato in vari modi: qui. La scarpa, nella sua edizione originaria,  essenziale e senza fronzoli inutili, durerà ancora a lungo. La sua forma  ispira bellezza.

La scarpa  nel 2020 è anche personalizzata da star e influencer come Stella McCartney. Introduce il motivo dei fori con una forma particolare: a stella appunto. 

 

Ad alti livelli le si contrappone la  sneaker firmata da Alexander McQueen.

 L’Adidas particolare di Stella durerà meno, anche se l’entusiasmo  femminile per le novità e la forza del marketing possono fare molto.

 

  • Riflessioni, oltre la moda, sulla fatica verso  qualcosa che non muore solamente: Da Smith a Schmitt. Superando l’ipnosi del costume dominante di Smith arrivo a  più profonde, resistenti e propositive riflessioni. 

Davanti alla sofferenza nella malattia dove trovare un resistente significato. Considero allora ora  Carl Schmitt (1888-1985), uno dei massimi esponenti del pensiero politico e giuridico del XX secolo,  ha commesso alcuni gravi errori ma è stato anche capace di visioni profonde frutto anche delle esperienze di illusione e prigionia della seconda guerra mondiale. Alle fine, come Oscar Wilde, ha scritto parole straordinarie:

“L’ultimo rifugio per un uomo tormentato da altri uomini è sempre una preghiera, una giaculatoria al Dio crocifisso. Nel tormento del dolore, noi lo riconosciamo, ed egli ci riconosce. Il nostro Dio non fu lapidato come ebreo da ebrei, né decapitato come romano da romani. Egli non poteva essere decapitato. Un capo nel senso giuridico egli non l’aveva più, perché non aveva più diritti. Morì la morte degli schiavi, la crocifissione, che un conquistatore straniero gli aveva irrogato.(C. SCHMITT, Ex captivitate salus. Esperienze degli anni 1945-47, Adelphi, Milano 1987, p. 63)

Dopo il cristianesimo la storia era stata cambiata. Come ha constatato un altro filosofo: “duemila anni e ancora nessun nuovo Dio!”. Oggi in molti rifiutano si parli di Dio, basterebbero, secondo loro, le regole del traffico. Ma Dio é veramente solo un limite? Perché  un pensatore relativista e scettico come Gianni Vattimo  si é avvicinato alla fede? Per chi é attento agli sviluppi del pensiero ci sono stati grandi mutamenti. 50 anni dopo Schmitt il  grande antropologo del Novecento Renè Girard con una ampia riflessione che sottolinea l’unicità e la differenza del Dio cristiano  oserà titolare una sua conferenza “Io prego Cristo crocifisso”. Qui si tratta di un’altra forma che unisce insieme Verità e amore. Si può parlare veramente della  massima forma nel senso di Cristina Campo (citazione sotto). Condivide l’importanza di questa forma anche Natalia Ginzburg e il giurista Calamandrei.

Schmitt ci propone anche un’altra risorsa accessibile a tutti: la comunicazione con le altre persone anche quando le distanze ci separano (nella seconda parte di questa riflessione che un giorno pubblicheremo)

Conseguenze applicative: al di là delle scelte estetiche di ogni giorno dipendenti anche dal gusto personale, è possibile avere un fondamento piú resistente. Si puó anche valutare le potenzialità  di una visione tradizionale come punto di riferimento e orientamento, per evitare ogni relativismo. In ogni caso, per una civile convivenza, c’è bisogno nell’interesse di tutti di avere regole, punti stabili e valori per una civile convivenz, convergenti nei valori riconosciuti dalla nostra Costituzione. Lo si vede anche nell’obbedienza alle  regole del corona virus nel momento della sua espansione. Altrimenti Il rischio, non solo sanitario, supera ogni limite.

giorni: il pensiero mi pare adatto al martedí (un giorno  dove il riposo prolungato è ancora lontano)ma per ogni momento di difficoltà è bene, come suggeriva il cantante Battiato,  avere un centro di gravità permanente (che potrà anche essere diverso da quello qui riferito ma, forse, solo ad un diverso livello), non per vittimismo ma per evitare di scaricare altrove le proprie  difficoltà.

Approfondimenti: è piacevole cavalcare le mode, essere trendy ma in certi momenti occorre  andare controcorrente per riuscire ad amare,  anche per riuscire a dare il proprio contributo originale e nuovo.  Come diceva  Chesterton  il pesce vivo si distingue dal pesce morto in quanto va controcorrente, c’è nella spiritualità di Sant’Ignazio un analogo elogio: il principio da utilizzare in certi momenti é quello di  agere contra. La frase significa “agire contro” e si riferisce all’azione contro comportamenti che non danno vita e ci trattengono dalla libertà. Sono momenti difficili, si deve uscire dalla zona di confort. Ma grandi Giuristi del Novecento  come Capograssi e Carnelutti ci indicano dei modi per rendere affrontabile questo percorso.  Quando ci sono strani fenomeni di mercato come il caso delle sneakers Lidl, incidenti o accidenti, ricordiamo anche i fondamenti, nel giorno delle dedicazioni delle basiliche di S.Pietro e Paolo (il 18 novembre, non so se sia un caso che si ricordava anche il protagonista nella vicenda del diluvio, Noè, in effetti dopo il diluvio c’è stato un arcobaleno di colori, spero di gusto migliore…)

stato del post: bozza

“Poiché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarre senza riposo allequivoco dellimmaginazione, alla pigrizia dell’abitudine, allipnosi del costume, la sua facoltà di attenzione è chiedergli di attuare la sua massima forma”(Cristina Campo in Gli imperdonabili Attenzione e poesia, p.117)

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