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Il fuoco oltre le ceneri

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco» (Cormack Mc Carthy)

La memoria delle ceneri ci ricorda i nostri limiti. Ci coglie un po’ di tristezza. Incontriamo  le ceneri  ai funerali che si chiudono nella cremazione e sembra che la vita biologica porti a questa condizione finale. Ma la memoria delle ceneri puó anche essere una fonte di gioia perché  è  liberante e portatrice di una speranza.  Lungo la vita le  ceneri possono simboleggiare non solo momenti di distruzione.  Sono le umiliazioni, un momento di mortificazione ma anche inatteso principio di liberazione.

Lo ha mostrato Francesco CarneluttiIl simbolo del fulmine che incenerisce é bivalente e indica anche la possibilitá di essere rianimati dal cosiddetto “colpo di fulmine” che infiamma l’animo umano. Il tema è trattato  anche dagli stoici come Seneca il quale affermava sostanzialmente come il distacco nel reagire agli eventi negativi sia la gloria (cioè la comunicazione dell’amore e della gioia) del savio. Controcorrente anche Plutarco il quale riguardo alla fortuna invitava il lettore  a restituirla per non dipendere da essa. Nei nostri tempi ha fatto buon viso a cattivo gioco (o ottimo marketing?) anche Elon Musk umiliato ma non arreso davanti ai finestrini rotti del Suv Tesla,

Anche il grande scrittore Kafka aveva compreso che oltre l’umiliazione apparente c’è di più: nel Processo alla fine c’è una speranza che pochi critici sono riusciti a vedere.  E questa possibilità sempre presente lungo tutto il percorso, è un fuoco di possibilità nella nostra vita. Si tratta secondo Kafka di “credere nell’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo”( Aforismi di Zurau). Le ceneri ci ricordano anche il fuoco dello Spirito Paraclito, l’Avvocato che può far ardere le nostre anime per la difesa del giusto, un fuoco che, secondo la fede cristiana, anima il regno di Dio in mezzo a noi. Questo fenomeno di pienezza  è comunque antropologicamente conoscibile in certi spazi e momenti  non solo dal credente: si tratta di “quello che inferno non è” secondo Calvino

Quel fuoco può essere anche  quella parola originale che  ognuno può trovare e che puó spiegare o sintetizzare il proprio destino,  quella forza che aveva intuito anche il filosofo Gorgia di Lentini. Nel romanzo postapocalittico   The road di Cormack McCarthy  quella parola, quel fuoco supporta i sopravvissuti alla catastrofe, padre e figlio . Sono le vittime in lotta per salvarsi da un’umanità degradata. E il padre non cessa di difendere e rassicurare il figlio. Come in questo dialogo:

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco».

il figlio, accompagnato fino alla fine dal padre,  troverà ancora tutela. Il padre sará fedele   fino all’ ultimo nella sua funzione genitoriale affrontando cosí anche l’epilogo mortale  senza rimpianti.

“I morti sono sciolti da tutti i problemi, meno che uno solo, quello di essere stati vivi” scriveva il grande giurista Salvatore Satta.

Mahler aveva scritto: “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Potremmo sviluppare questa citazione osservando che, come ha rilevato Foscolo, la nostra civiltà onora anche i morti e quindi le ceneri. Dovremmo dire ” non solo onorare le ceneri”. E si può restare aperti ad altra  possibilità: il fuoco che ha animato coloro che erano erano vivi  e  si sono sacrificati, lascia aperto a speranze che quel fuoco sia ancora presente, per loro, in altra forma. Come credevano Cristina Campo, i giuristi   Capograssi e Santoro Passarelli: in Cristo la vita continua.

In particolare Capograssi scriveva, nella sua prospettiva pasquale che “questo grido di tristezza è la proclamazione della potenza dell’amore che riesce a far fluire la vita persino nelle ossa aride” (G.Capograssi 18.2.1920). Un fuoco immateriale benevolo attraversa e riscalda ancora quelle ceneri, quelle anime, nella  comunione dei santi. Così anche per questi aspetti Tradizione non è solo custodire le ceneri ma trasmettere un fuoco,  una speranza. Anche l’antropologo Girard conclude il suo originale libro con una eguale immagine. Nell  dialogo Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo  c’è una speranza: c’é desolazione, c’è  “il rifiuto panico di dare uno sguardo nell’unica direzione in cui potrebbe trovare un significato”, ma c’è la possibilità che le ossa aride riprendano vita,  nella visione di Ezechiele(Ez. 37)

Carnelutti ha dedicato una serie di conferenze per trovare una speranza oltre la cenere, confluite nel volumetto: Il sole si leva al tramonto

Quel fuoco che riscalda i cuori fa la differenza.  Un fuoco, non semplicemente immanente, è richiamato anche in un celebre discorso di Kennedy qui circondato dal grande cinema e dalla migliore critica: al minuto ottavo raccomando la visione di questo grande video con le parole  del discorso di Kennedy

il fuoco oltre le ceneri, come un roveto ardente, non sempre è facilmente distinguibile da fiammanti e  inutili e dannosi  deliri di onnipotenza. Bisogna vigilare e essere pronti a fare il necessario distinguo. Per questo potrà essere utile al credente la preziosa memoria di un Padre oltre i limiti degli affetti umani. Come si ricorda in questa interessante, breve,  omelia  ascoltabile  e qui, nei commenti, tutta trascritta. Per tutti resta la possibilità di rendersi vivi facendosi portavoce e portacroce di quella cultura europea che ha una sua identità se è  l’incrocio del diritto romano, del mondo greco e della tradizione giudaico cristiana

temi: distacco

stato post: bozza

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