Articoli, Possibilità

Un senso alla vita: il segreto nelle relazioni…

…da imprenditori come Musk, attori come Malkovich,  dai santi Girolamo e dalle ceneri di Pier Damiani, da giuristi autorevoli come Capograssi e Carnelutti, …

Possiate godere di talento e di rigore, per insegnarci il battito del cuore umano in tutta la sua complessità, con l’umiltà e la curiosità necessarie per rendere tutto questo il lavoro della vostra vita. Possa il meglio di voi – poiché sarà stato il meglio di voi, anche se solo per un attimo – riuscire a formulare la più essenziale delle domande: “Come viviamo?”(John Malkovich, attore)

Non so se “come viviamo” sia la più essenziale delle domande come afferma il grande attore, è almeno altrettanto importante cercare di capire il “perchè“(Simon Sinek) e le due domande sono collegate. Comunque quando la complessità del reale sembra prendere il sopravvento può essere vitale guardare al modo in cui stiamo guardando gli eventi. Nell’ultimo quadro  di Caravaggio su S.Girolamo, il traduttore della Bibbia, il teschio collocato sopra le Scritture rivolge il suo sguardo mortale a Girolamo.  E Girolamo sembra quasi lasciare la penna al teschio perché la sua traduzione riveli la voce di chi non ha potuto o non può parlare. Chissà se, alla fine della vita,  sentendo la sua condizione ormai prossima di vittima innocente (qui il link) , impotente anche Girolamo ha intuito il significato di quel vocabolo misterioso che non aveva capito prima: Parakleitos. Il difensore delle vittime innocenti. Il difensore dei piccoli, il loro servitore. Scriveva infatti Girolamo:“questa è la differenza tra i capi delle genti e i capi dei cristiani: quelli dominano sui sudditi, noi invece li serviamo e siamo tanto più grandi quanto siamo più piccoli rispetto a tutti”. E quando si parla di piccoli si parla,  di situazione di grave fragilità e pericolo.

Anche oggi molti contenuti delle Scritture e ogni messaggio d’amore possono essere comunicati agli altri, con la traduzione, lo studio espresso e la  testimonianza silenziosa,  con parole e sguardi che sanno attenuare il dolore degli altri entrando nei loro drammi e nelle loro passioni. Girolamo si è fatto strumento di questa possibilità, non solo in modo attivo.

Secondo un racconto che riguarda Girolamo in certi momenti è evidente che tutti dobbiamo essere aiutati:

Ben prima di diventare un sapiente e stimato esegeta, brillante consigliere di nobildonne dell’alta società romana, Girolamo aveva tentato un periodo di vita da eremita in una grotta del deserto di Giuda. Con la presunzione tipica dell’età, il giovane Girolamo si era dedicato con ardore alle molteplici forme di ascesi allora in uso tra i monaci. Ma i risultati si facevano attendere: il tempo gli avrebbe fatto presto capire che la sua vera vocazione era altrove nella Chiesa e che il suo soggiorno tra i monaci della Palestina ne costituiva solo il preludio. Tuttavia Girolamo doveva ancora imparare molte cose e intanto, da giovane novizio si trovava immerso nella disperazione: nonostante i suoi sforzi generosi, non riceveva alcuna risposta dal cielo. Andava alla deriva, senza timone, in mezzo alle tempeste interiori, al punto che le vecchie tentazioni, già così familiari, non tardarono a rialzare la cresta. Girolamo era scoraggiato: cosa aveva fatto di male? Dov’era la causa di questo cortocircuito tra Dio e lui? Come ristabilire il contatto con la grazia? Mentre Girolamo si arrovellava il cervello, notò all’improvviso un crocifisso che era comparso tra i rami secchi di un albero. Girolamo si gettò a terra e si percosse il petto con gesto solenne e vigoroso. E’ in questa posizione umile e supplicante che lo raffigura la maggior parte dei pittori. Subito Gesù rompe il silenzio e si rivolge a Girolamo dall’alto della croce: «Girolamo – gli dice – cos’hai da darmi? Cosa riceverò da te?». Girolamo non esita un attimo. Certo che aveva un sacco di cose da offrire a Gesù: «Naturalmente, Signore: i miei digiuni, la fame, la sete. Mangio solo al tramonto del sole!».Di nuovo Gesù risponde: «Ottimo Girolamo, ti ringrazio. Lo so, hai fatto del tuo meglio. Ma hai ancora altro da darmi?» Girolamo ripensa a cosa potrebbe ancora offrire a Gesù. Ecco allora le veglie, la lunga recita dei salmi, lo studio assiduo giorno e notte della Bibbia, il celibato nel quale si impegnava con più o meno successo, la mancanza di comodità, la povertà, gli imprevisti che si sforzava di accogliere senza brontolare e infine il caldo di giorno e il freddo di notte. Ad ogni offerta, Gesù si complimenta e lo ringrazia.Lo sapeva da tempo: Girolamo ci tiene così tanto a fare del suo meglio! Ma ad ogni offerta, Gesù, con un sorriso astuto sulle labbra, lo incalza ancora e gli chiede: «Girolamo, hai qualcos’altro da darmi?». Alla fine, dopo che Girolamo ha enumerato tutte le cose buone che ricorda e siccome Gesù gli pone per l’ennesima volta la stessa domanda, un po’ scoraggiato e non sapendo più a che santo votarsi, finisce per balbettare: «Signore, ti ho dato già tutto, non mi resta davvero più niente!». Allora un grande silenzio piomba nella grotta e fino alle estremità del deserto di Giuda; Gesù replica un’ultima volta: «Eppure Girolamo hai dimenticato una cosa: dammi anche i tuoi peccati affinché possa perdonarteli…».

Non si tratta solo di un invito alla fede, in particolare a credere alla propria incapacità, da soli,  di costituire amore,  verità e  bellezza ma una constatazione antropologica dell’insufficienza umana. Come ricorda Gomez Davila: “Non possediamo l’intelligenza, ne riceviamo solamente le visite”. Potrebbe essere un invito  a non dar troppo importanza all’ego. Come indicano i grandi  esperti di comunicazione possiamo cercare di avere meno ego e  più anima. Secondo il giurista e comunicatore Scardovelli l’anima sul piano legale corrisponde ai principi costituzionali.

Scrive  mirabilmente anche Capograssi in uno dei passi più alti della sua sua saggistica:

“Il fatto fondamentale della storia dell’individuo è che l’individuo dispera del finito e chiede aiuto. È un fatto, che si trova tra gli altri fatti della vita, e che si riesca o non si riesca a spiegare, bisogna registrare. L’uomo chiede aiuto, esce dal finito per chiedere aiuto…”(in Suicidio e preghiera in Introduzione alla vita etica)

Poi il ruolo di oppresso e oppressore non appartiene solo agli altri. Sono funzioni mobili. Infatti Capograssi conclude:

“La pietà per l’oppresso e la pietà, forse più forte, per l’oppressore, è pietà per tutti gli oppressi e per tutti gli oppressori, e cioè per tutti gli uomini, dei quali ognuno è insieme oppresso e oppressore, schiavo e padrone insieme. La pietà è desiderio di pietà. Chi può avere pietà di tutti gli uomini? È necessario un cuore infinito per poter avere pietà di tutti”.

Da questa constatazione della mobilità delle figure di vittime e carnefici  nasce l’invito ad accettare, se inevitabili, anche le umiliazioni, un momento di mortificazione ma anche inatteso principio di liberazione.  Come ha mostrato Carnelutti

Come avevano compreso anche i grandi santi: come Pietro  o Pier Damiani, dottore della Chiesa. Pier Damiani che fece porre questo epitaffio sul sepolcro : “Io fui ciò che tu sei; tu sarai ciò che io sono. Di grazia, ricordati di me. Guarda con pietà le ceneri di Pietro. Prega, piangi e ripeti: “Signore, risparmialo!” “Il tema è comune anche agli stoici come Seneca il quale affermava sostanzialmente come il distacco sia la gloria (cioè la comunicazione dell’amore e della gioia) del savio. Controcorrente anche Plutarco il quale riguardo alla fortuna invitava il lettore  a restituirla per non dipendere da essa. Nei nostri tempi ha fatto buon viso a cattivo gioco (o ottimo marketing?) anche Elon Musk umiliato ma non arreso davanti ai finestrini rotti del Suv Tesla o ai lanci falliti Space X,

 

temi: il modo dello sguardo, servire, umiltà, aiuto, il cuore, povertà e limiti umani, cogliere visite inattese

giorno: S.Girolamo (30 settembre) e S.Pier Damiani  (21 gennaio)

Video: Qui un interessante video sulla capacità umile, nella fermezza, di aprire una via creativa: 

Applicazioni: non dare troppo importanza alle mortificazioni spesso legate al fatto che stiamo dando troppo importanza all’ego. Guardiamo oltre, al dono che possiamo fare agli altri, nella miglior difesa possibile di interessi meritevoli di tutela

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