Articoli, Possibilità

131. Il fuoco oltre le ceneri

Dagli stoici a Carnelutti e Capograssi,  fino al grande cinema.

Possibilità sorprendenti nella cultura e nell’arte: riconoscimento e…

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco» (Cormack Mc Carthy)

(aggiornamento 2 novembre 2025)

Sommario: umiliazioni e liberazioni. Le ceneri e e il fuoco. Relazioni  resistenti ci possono  raggiungere e continuare. Le conferenze del 2024 e 2025

La memoria delle ceneri e quella dei defunti (2 novembre) ci ricorda i nostri limiti. Ci coglie un po’ di tristezza. Incontriamo  le ceneri  ai funerali che si chiudono nella cremazione e sembra che la vita biologica porti a questa condizione finale. Ma la memoria delle ceneri può anche essere portatrice di una speranza.  Lungo la vita le  ceneri possono simboleggiare non solo momenti di distruzione.  Sono le umiliazioni, un momento di mortificazione ma anche inatteso principio di liberazione.

Lo ha mostrato Francesco Carnelutti.  Il simbolo del fulmine che incenerisce é bivalente e indica anche la possibilità di essere rianimati dal cosiddetto “colpo di fulmine” che infiamma l’animo umano. Il tema è trattato  anche dagli stoici come Seneca il quale affermava sostanzialmente come il distacco nel reagire agli eventi negativi sia la gloria (cioè forse la resistenza nell’amore e nella gioia) del savio. In questo senso va ricordato il grande insegnamento di Viktor Frankl

Qui un video sotto il minuto del 2021 sullo stoicismo:

Controcorrente anche Plutarco il quale riguardo alla fortuna invitava il lettore  a restituirla per non dipendere da essa. Nei nostri tempi ha fatto buon viso a cattivo gioco (o ottimo marketing?) anche Elon Musk umiliato ma non arreso davanti ai finestrini rotti del Suv Tesla (Cybertruck), con un impressionante distacco.

Anche il grande scrittore Kafka aveva compreso che oltre l’umiliazione apparente c’è di più: nel Processo alla fine c’è una speranza che Giuseppe Fornari è  riuscito a vedere  (nel suo libro Storicità radicale p. 467 ss.) .  E questa possibilità sempre presente lungo tutto il percorso, è un fuoco di possibilità nella nostra vita. Dentro la stalla della nostra vita, proprio al colmo della desolazione( alle volte anche della depressione) arriva una Luce, un messaggio di amore e verità. Sembra una epifania. Una rinascita è possibile.  Si tratta secondo Kafka di “credere nell’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo”(Aforismi di Zurau). Le ceneri ci ricordano anche il fuoco dello Spirito Paraclito, l’Avvocato che può far ardere le nostre anime per la difesa del giusto, un fuoco che, secondo la fede cristiana, anima il regno di Dio in mezzo a noi. Questo fenomeno di pienezza  è comunque antropologicamente conoscibile in certi spazi e momenti  non solo dal credente: si tratta di “quello che inferno non è” secondo Italo Calvino.

Quel fuoco può essere anche  quella parola originale che  ognuno può trovare e che può spiegare o sintetizzare il proprio destino,  quella forza che aveva intuito anche il filosofo Gorgia di Lentini (di recente Marco Guzzi teorizza su questa possibilità a riguardo). Come aveva notato Flannery O’Connor  si trova vicino al pericolo, talvolta sembra  superare il male.  Nel romanzo post apocalittico   The road di Cormack McCarthy  quella parola, quel fuoco supporta i sopravvissuti alla catastrofe, padre e figlio. Sono  vittime in lotta per salvarsi da un’umanità degradata. E il padre non cessa di difendere e rassicurare il figlio. Come in questo dialogo:

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco».

Il figlio, accompagnato fino alla fine dal padre,  troverà ancora tutela. Il padre sarà fedele   fino all’ultimo nella sua funzione paterna affrontando così anche l’epilogo mortale,  senza rimpianti.

“I morti sono sciolti da tutti i problemi, meno che uno solo, quello di essere stati vivi” scriveva il grande giurista Salvatore Satta.

Mahler aveva scritto: “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Potremmo sviluppare questa citazione osservando che, come ha rilevato Foscolo, la nostra civiltà onora anche i morti e quindi le ceneri. Dovremmo precisare: “non solo onorare le ceneri”. E si può restare aperti ad altra  possibilità: il fuoco che ha animato coloro che erano erano vivi  e  si sono sacrificati, lascia aperto alla speranza che quel fuoco sia ancora presente, per loro, in altra forma. Come credevano Cristina Campo, i giuristi   Capograssi , Santoro Passarelli e Francesco Carnelutti: per loro, in Cristo, la vita continua, in modo non cosí lontano dal migliore  spirito delle leggi.

In particolare Capograssi scriveva, nella sua prospettiva pasquale che “questo grido di tristezza è la proclamazione della potenza dell’amore che riesce a far fluire la vita persino nelle ossa aride” (nella lettera di G.Capograssi 18.2.1920). Lo mostra nel 2024, per i credenti, anche il grande comunicatore Epicoco. Qui la sintesi dell’insegnamento. Un fuoco immateriale benevolo attraversa e riscalda ancora quelle ceneri, quelle anime, per coloro che credono nella  comunione dei santi, dogma spesso  ignorato dai credenti, ma spesso vissuto tra non credenti che insistono sulla forza dell’amicizia. Così anche per questi aspetti Tradizione non è solo custodire le ceneri ma trasmettere un fuoco,  una speranza. Anche l’antropologo Girard conclude un suo originale libro con una eguale immagine. Nel  dialogo Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo  c’è una speranza: partendo dalla constatazione della desolazione, del   “rifiuto panico di dare uno sguardo nell’unica direzione in cui potrebbe trovare un significato”, si arriva alla possibilità che le ossa aride riprendano vita,  nella visione di Ezechiele (Ez. 37). Le vittime innocenti messe al centro di una diversa visione possono far sentire la loro voce… senza tuttavia pretendere di giudicare con lo sguardo di oggi situazioni molto lontane, dall’esterno e senza escludere la complessità dell’uomo, impasto di comportamenti sia benevoli che malevoli.

Carnelutti ha dedicato una serie di conferenze per trovare una speranza oltre le ceneri mortali, confluite nel volumetto: Il sole si leva al tramonto. Una meditazione su come rallentare il tempo e sulla resistenza oltre la morte

Quel fuoco che riscalda i cuori fa la differenza.  Un fuoco, nforse on semplicemente immanente, è richiamato anche in un celebre discorso di Kennedy qui circondato dal grande cinema e dalla  critica che ne cattura lo slancio: al minuto ottavo raccomando la visione di questo grande video con le parole  del discorso di Kennedy

il fuoco oltre le ceneri, come un roveto ardente, non sempre è facilmente distinguibile da fiammeggianti e dannosi  deliri di onnipotenza. Bisogna vigilare e essere pronti a fare il necessario distinguo. Per questo potrà essere utile al credente la preziosa memoria di un Padre oltre o dentro  i limiti degli affetti umani.  Per tutti comunque resta la possibilità di rendersi vivi  ed equilibrati facendosi portavoce e portacroce di quella cultura europea che può ritrovare una sua identità se è, come ricordava Benedetto XVI,   l’incrocio storico tra Grecia, Roma e tradizione giudaico cristiana. Sono   varie componenti fondamentali: il diritto romano nel suo ordine, il  mondo greco nel suo sentire la tragedia e affrontarla, la tradizione giudaico cristiana nella sua pietà verso le vittime. Se è resistenza alla violenza, ricostruzione dopo le grandi tragedie come le guerre mondiali

Per tutti, dopo la morte,  resta, solo  per un certo tempo, quello che si è fatto. Solo alcune opere sembrano contenere una resistenza superiore: 1) quelle che mostrano o sono un cambiamento: sono o le opere di svolta (quelle  che iniziano una nuova attività mai svolta prima in un certo ambito, anche  economico o  artistico: 2) poi ci sono  le resistenti opere d’arte. Il valore dell’arte è molto importante.

Sui suoi effetti se ne possono leggere alcuni che ho sperimentato nella mia esperienza personale, qui sotto:

2 L’arte. Perché può illuminare la nostra vita

e anche qui

160.Quando la vita sembra non avere un significato…

Riflettendo su alcune immagini possiamo trovare, dentro le grandi opere dell’arte sguardi e volti di persone che ci hanno preceduto. Così nell’arte si trova un modo per  rendere ancor più  vivo il rapporto con quelle persone. L’arte,  quando riceve una adeguata mediazione e interpretazione, consente di entrare in alcune zone della mente e del cuore di cui prima non conoscevamo l’esistenza (se non talvolta mediante grandi dolori) e possono  confluire nelle figure illustrate nell’arte  frammenti  di persone scomparse. In queste zone illustrate dall’arte emergono analoghe situazioni messaggi e sguardi. Anche se appartengono a  diverse epoche, continuano a comunicare, ad essere presenti. Presenti eh appunto come doni… Lo ha dimostrato la Madonna Sistina di Raffaello: Vasilij Grossman, il giornalista che era al seguito  dell’Armata rossa nella seconda guerra mondiale l’ha ammirata  nel 1955  e ha riconosciuto nella Madonna Sistina le madri che aveva trovato nella sua ricerca storica, quelle che si avviavano con il  bambino in braccio verso i forni crematori a Treblinka:

Da cuore a cuore

Così con la conferenza su arte e giustizia organizzata presso l’Ordine degli avvocati a Vicenza su Raffaello l’11 ottobre 2024 abbiamo incontrato opere  come la Madonna Sistina e la Trasfigurazione capaci, grazie alle analisi storico critiche dell’arte  e dei testi ivi illustrati, di dare ragionevoli segni di speranza, anche con riferimento a figure prematuramente scomparse, riflesse, per alcuni aspetti,  nelle grandi opere che accompagneranno sempre l’umanità.

Nel 2023-4 sono scomparsi prematuramente alcuni colleghi avvocati e  in particolare l’avv. Paola Mai a gennaio 2024,. La stessa   mi aveva chiesto nel 2020 questa conferenza su Raffaello, per continuare  gli incontri  su Arte e Giustizia presso l’Ordine degli avvocati. Gli stessi incontri erano stati  iniziati nel 2012 proprio grazie all’accettazione e alla costante presentazione di Paola (nelle foto qui accanto durante la conferenza su Leonardo da Vinci nel 2019) che ci ha portato a Palazzo Gualdo.

Così la conferenza è stata  collocata in modo mirato, l’11 ottobre 2024,  il giorno del suo compleanno.

 

Si sono  così ricordati anche altri colleghi che ci hanno lasciato nel 2023 e 2024 come gli avvocati Paolo Benvenuto Cassan, Luca Moscheni, Veronica Panarotto 

 

 

 

Ero presente, a gennaio 2024, in ospedale all’epilogo della vita di Paola e ho potuto ritrovare  il volto finale, sostanziale, della stessa  nello sguardo consapevole davanti al dramma, della  Madonna Sistina di Raffaello*. Lì si sviluppa un ulteriore significato che completa la potenza del riconoscimento di Grossman:

Quando una stella ci viene a cercare…

La memoria è stata continuata il 10 ottobre 2025 proprio a Palazzo Gualdo nella sala delle virtù intitolata proprio a Paola Mai. Si è svolta una conferenza su Dante (me l’aveva chiesta Paola nel 2021 e si era svolta anche nel 2018 per ricordare l’avvocato Stefano Chiesa): qui la presentazione: 

00.Locandina e Presentazione Conferenza Giustizia di Dante 10 ottobre (formaz. in materia non obbligatoria)

Nonostante le difficoltà tecniche per la proiezione delle immagini nella nuova sala  il professor Fornari  ha mostrato come nell’Inferno di Dante  ci siano elementi  personali del Paradiso che ci raggiungono, non per sottrarre le persone alla malattia o alla responsabilità del male compiuto ( la vita è comunque molto difficile)  ma per sottolineare la potenza dell’amore che ci viene sempre incontro, anche se spesso non sappiamo riconoscerlo.

 

 

 

temi: distacco, slancio, Speranza, stoicismo, resistenti presenze nel riconoscimento

stato post: bozza da sistemare

Si è scritto che Ci sono delle zone del cuore che non esistono dove il dolore entra perché esistano. Dove non solo il dolore ma anche  l’arte entra perché si mostrino, come le opere d’arte, nella mediazione di chi le sa comunicare,  ancora vive…

*una somiglianza più estetica (peraltro questo aspetto è tra noi presente, tramite le figlie) ed affettiva con Paola Mai l’ho trovata in altre Madonne di Raffaello: la  Madonna della seggiola, la Madonna d’Alba e la Madonna del Divino amore